CONCORDATO STATO CHIESA E LA LEGGE CONTRO L’OMOTRANSFOBIA
Redazione- L’arcivescovo Paul Gallagher ha consegnato all’ambasciata italiana una lettera con le preoccupazioni della Segreteria di Stato sulla legge contro l’omotransfobia. È la prima volta che il Vaticano interviene in maniera ufficiale sulla legge presentata da Alessandro Zan e ora in commissione Giustizia al Senato dopo essere stata approvata già dalla Camera dei deputati .
Su queste pagine abbiamo già parlato di questa legge , del suo contenuto e delle difficoltà che incontra nel percorso parlamentare a causa del tema che affronta che risulta fortemente divisivo o per lo meno sul quale si sono accesi contrasti che qualcuno come l’on Scalfarotto, che è anche lui estensore di una proposta simile, definisce insanabili . Per altri come per il segretario del Pd probabilmente solo in sede di conta dei voti si risolveranno le divergenze .
Ci occupiamo di nuovo di questo tema perché qualche giorno fa la Segretaria di Stato vaticana ha presentato una nota verbale sulla legge in discussione affermando in sintesi e in sostanza che quella legge viola il concordato tra Stato e Chiesa. Un modo forse per frapporre ancora qualche tempo all’approvazione della legge per dar modo a qualche” pontiere” di modificarne il testo ( qualcuno dice di stravolgerlo) o a qualche” incendiario “ di rimettere confusamente tutto in discussione cosa che in questo paese avviene molto spesso. Don Milani diceva che se spari ad una siepe hai l’opportunità di vedere che cosa scappa fuori, dal coniglio al tuo stesso cane da caccia . E questo sembra essere a volte lo sport preferito di chi non sa o non vuole affrontare nel modo giusto i problemi di un confronto , appunto come nel caso della legge Zan.
Anche se a poche ore dalla nota il segretario di stato Mons . Parolin ci ha tenuto a far presente che la nota era per così dire un “appunto di lavoro “ che non doveva essere divulgata e che l’intenzione della stessa non era assolutamente quello di bloccare l’iter parlamentare della legge ma solo in qualche modo sollecitare dello garanzie .
Garanzie che sembrano essere quelle offerte dal Concordato Stato Chiesa . Infatti secondo quanto riporta il Corriere della sera la nota verbale consegnata da monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato (una sorta di ministro degli Esteri), il 17 giugno scorso sottolineerebbe la preoccupazione del Vaticano per «alcuni contenuti attuali della proposta legislativa in esame presso il Senato che riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dell’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato».
Sempre secondo il Corriere della sera i commi in questione sarebbero due: da una parte quello che «riconosce alla Chiesa Cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione. In particolare è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica». Dall’altra quello che garantisce «ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione».
La Santa Sede non vuole che il ddl Zan passi così come è oggi. Attualmente è in discussione al Senato, ma il primo timore del Vaticano è quello di veder obbligate tutte le scuole, e quindi anche quelle cattoliche, ad organizzare la Giornata nazionale contro l’omofobia, che verrebbe istituita con la nuova legge. Inoltre a preoccupare la Santa Sede sarebbe anche la tenuta della “libertà di pensiero” dei cattolici.
In realtà già qualche tempo fa la Conferenza episcopale italiana aveva espresso un giudizio sul testo della legge con due note .
Scriveva infatti Avvenire a firma di Marco Iasevoli martedì 22 giugno 2021 a proposito del testo di legge : “Un testo che però ha criticità rilevate da numerosi giuristi (tra i tanti Cesare Mirabelli e Giovanni Maria Flick), soprattutto sul rischio di sfociare in un vero e proprio reato d’opinione. Un rischio rilevato con due diverse note dalla Conferenza episcopale italiana, che ha invitato le forze politiche presenti in Parlamento ad un dialogo che consenta di arrivare ad una norma che combatta le discriminazioni legate all’orientamento sessuale ma senza comprimere la libertà di pensiero.
Particolarmente scivolosa è la definizione di identità di genere contenuta nel ddl Zan, ovvero “l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dal l’aver concluso un percorso di transizione”. Le pene previste dal ddl potrebbero riguardare anche chi assume posizioni nettamente e aspramente discordanti sul concetto di “identità di genere” e sulle sue applicazioni, ad esempio, dal punto di vista educativo. (1)
La legge Zan contro l’omofobia si propone di prevenire e contrastare la discriminazione e la violenza basate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità. La proposta di legge, approvata in prima lettura alla Camera il 4 novembre2020 e ora all’esame della commissione Giustizia del Senato, è nata su iniziativa del deputato Pd Alessandro Zan. Il testo prevede l’estensione dei cosiddetti reati d’odio per discriminazione razziale, etnica o religiosa (articolo 604 bis del codice penale), a chi compia discriminazioni verso omosessuali, donne, disabili.
Secondo la scheda che riportiamo Il testo prevede l’estensione dei cosiddetti reati d’odio per discriminazione razziale, etnica o religiosa (articolo 604 bis del codice penale), a chi compia discriminazioni verso omosessuali, donne, disabili. Le modifiche In sostanza sono previste quattro modifiche alla normativa già esistente. La prima (art.2 e 3) riguarda l’aggiunta dei reati di discriminazione basati “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere o sulla disabilità” all’articolo 604-bis e 604-ter del codice penale, che puniscono l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi “razziali, etnici, religiosi o di nazionalità”. La seconda modifica (art.6) riguarda l’articolo 90-quater del codice di procedura penale in cui viene definita la “condizione di particolare vulnerabilità della persona offesa”. Attualmente l’articolo contiene solo la specifica relativa all’odio razziale. Mentre il ddl Zan prevede di aggiungere le parole “fondato sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”. La terza modifica (art. 8) riguarda il decreto legislativo del 9 luglio 2003, numero 215, sulla parità del trattamento degli individui indipendentemente dal colore della pelle o dalla provenienza etnica, al quale aggiunge alcune misure di prevenzione e contrasto delle discriminazioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere. La quarta (art.5) riguarda la legge Mancino. Più che di modifica si tratta in questo caso di disposizioni tecniche che servono a coordinare la legge contro l’omotransfobia con le norme già vigenti che perseguono i delitti contro l’eguaglianza. (2)
La notizia che per molti sembra essere una ingerenza vaticana sulle questioni dello Stato italiano ha prodotto una serie di dichiarazioni e prese di posizioni naturalmente contrapposte a secondo della bandierina da sventolare .
Nella riflessione che abbiamo di recente pubblicato ho dato conto delle posizioni dei partiti e delle opinioni che in Commissione giustizia alla camera agitano l’esame di questa legge che in realtà ha dei precedenti illustri. Quasi in ogni legislatura ormai da decenni il tema della legge Zan è stato affrontato dal Parlamento con esiti diversi .
Il lettore non ce ne voglia se pedantemente facciamo qui l’elenco ma è la dimostrazione come questo tema sia estremamente divisivo ,carico di elementi culturali contrapposti, insomma specchio di una società che non riesce a trovare una sintesi come afferma l’on Scalfarotto che è autore di un testo simile a quello di Zan. Infattil le proposte di legge – su cui fin dal mese di maggio 2021 sono state avviate le audizioni di esperti – puntano ad inserire nella legge esistente le fattispecie della ‘identità di genere’ e dell’’orientamento sessuale’ con l’obiettivo di combattere l’omofobia e l’omotransfobia,sono ormai cinque . I cinque testi – Boldrini-Speranza, Zan, Scalfarotto, Perantoni, Bartolozzi – sono molto simili e sono sostenuti da numerosi deputati di peso sia del Pd, sia di Italia Viva. Ora le proposte sono confluite in un testo unico
XIII Legislatura (1996/2001)
1996 Arcigay chiede di estendere la legge Mancino del 1993 – che difende dai reati d’odio per motivi razziali o religiosi – anche all’orientamento sessuale. Il deputato Nichi Vendola si fa carico dell’istanza e deposita un ddl contro le aggressioni omofobiche.
1997 La senatrice di Rifondazione Comunista, Ersilia Salvato, deposita un testo analogo. Mentre il deputato Antonio Soda (Ds) propone un testo che prevede anche «l’educazione sessuale nelle scuole e discriminazioni nelle assicurazioni sanitarie».
1999 Soda (Ds), a distanza di due anni, lo ripresenta. Non verrà calendarizzato, come tutti gli altri.
XIV legislatura (2001/2006)
2001 Cambia legislatura. Governo Berlusconi. Presentano un testo contro l’omofobia i deputati di Rifondazione Comunista De Simone, Vendola, Pisapia.
2002 Franco Grillini, deputato e presidente onorario dell’Arcigay, presenta un testo insieme ad altri 190 parlamentari, fra questi Bobo Craxi. Estende i crimini d’odio della legge Mancino all’orientamento sessuale e anche all’identità di genere. I due testi non vengono calendarizzati.
XV legislatura (2006/2008)
2006 Governo Prodi, vengono presentati due testi in contemporanea da Titti De Simone e Vladimir Luxuria per Rifondazione Comunista e da Franco Grillini. Non verranno mai calendarizzati.
2008 su iniziativa governativa dei ministri del Centrosinistra (tra questi Pollastrini e Turco) viene depositato un ddl contro discriminazione per orientamento sessuale, identità di genere e contro la violenza di genere. Mai discusso in aula.
XVI legislatura (2008/2013)
29 aprile 2008 cambia la legislatura. Governo Berlusconi, viene depositato un testo dalla senatrice Silvia Della Monica (Pd) che per la prima volta difende omosessuali, donne e disabili. In quella stessa legislatura in Senato, vengono depositati vari testi di altri partiti (Pd, Radicali, Italia dei Valori, Forza Italia). Non vengono calendarizzati.
Anna Paola Concia (Pd) a settembre deposita due nuovi testi. Scompare la difesa delle persone disabili resta l’orientamento sessuale e identità di genere. Presentano un testo simile i deputati Di Pietro-Palomba.
Vengono unificati i testi Concia e Di Pietro. Il ddl viene approvato dalla commissione giustizia della Camera e inviato all’aula ma bocciato il 13 ottobre 2009.
2011 nel mese di maggio si riprova in Aula con il testo di Antonello Soro (Pd): «In ragione della disabilità, del sesso, dell’età, della omosessualità ovvero della transessualità della persona offesa». Viene bocciato il 26 luglio. A fine legislatura viene depositato un testo simile da Concia. Mai calendarizzato.
XVII legislatura (2013/2018)
- Il primo giorno del Parlamento diversi parlamentari presentano il ddl contro l’omofobia per estendere la legge Mancino alle persone Lgbt ma si procede con quello di Ivan Scalfarotto (Pd) che riesce a ottenere 221 firme tra cui quella del deputato Alessandro Zan.
Approvato alla Camera viene fermato dall’ostruzionismo del centro. Memorabili gli emendamenti di Carlo Giovanardi nella discussione in commissione Giustizia del Senato, fra cui quello che paragona omosessualità a pedofilia.
XVIII legislatura (2018)
Governo Lega-M5s. Il deputato Zan (Pd) deposita la proposta di legge il primo giorno di legislatura. Che riesce a far incardinare in Commissione Giustizia approfittando della prima crisi di governo e con il Conte 2. La legge viene discussa e approvata alla Camera il 4 novembre 2020. Ora è al Senato.
Il decreto legge Zan fa molto discutere per i temi che affronta e per le tutele che vorrebbe estendere all’orientamento sessuale, alle donne e ai disabili. Tutto in prospettiva di quelle libertà che i costituenti hanno previsto,garantito e tutelato . La Costituzione italiana garantisce i diritti di libertà come diritti assoluti ed inviolabili. Assoluti perché possono essere fatti valere verso chiunque, che si tratti di un altro cittadino o delle istituzioni, cioè dello Stato, contro qualsiasi tipo di sopruso o di abuso. Ma soprattutto garantisce la tutela contro la discriminazione a causa di colore della pelle , razza , cultura ecc. e quindi una reale uguaglianza È l’art. 3 della Carta costituzionale a fissare il principio di uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche o condizioni personali e sociali.
È lo stesso art. 3, nel 2° comma, a imporre allo Stato di adottare tutti gli strumenti che consentano di superare gli ostacoli alla piena realizzazione del principio di uguaglianza. È in questa finalità che trova giustificazione la legislazione diretta a reprimere tutti i comportamenti discriminatori che derivino o da privati o da pubbliche amministrazioni. Probabilmente basterebbe modificare quell’articolo della costituzione aggiungendo tra le distinzioni “ anche quelli dell’orientamento sessuale ,la disabilità e le donne”.
Le critiche giunte finora al disegno di legge da parte del centrodestra riguardano la questione della libertà di espressione e del reato d’opinione. L’articolo 4 del Ddl Zan recita: “Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.” In poche parole, non viene ostacolata la libertà di espressione, ma la punibilità scatterà solo in caso di “concreto pericolo” di azioni discriminatorie o violente.Inoltre, la modifica all’articolo 604-bis del Codice Penale riguarderebbe solo l’istigazione all’odio e non la propaganda, per cui la propaganda contro le persone della comunità Lgbt+ non sarebbe punibile.L’ultima questione in ordine di tempo che ha rimesso il decreto legge Zan all’attenzione è arrivata dal Vaticano. Il Segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, monsignor Paul Richard Gallagher, ha infatti inviato una nota all’ambasciata italiana presso la Santa Sede in cui si chiedeva formalmente la modifica del disegno di legge.È la prima volta che il Vaticano interviene sul governo, come fa notare il Corriere della Sera che ha anticipato la notizia, esercitando una facoltà che era prevista dai Patti Lateranensi. Nel testo della nota si legge che “Alcuni contenuti attuali della proposta legislativa in esame presso il Senato riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato“.(3 )
Tra le altre critiche che sono state mosse al testo formulato dall’on, Zan c’è quella avanzata da Avvenire a firma di Marco Iasevoli martedì 22 giugno 2021 : “Un testo che però ha criticità rilevate da numerosi giuristi (tra i tanti Cesare Mirabelli e Giovanni Maria Flick), soprattutto sul rischio di sfociare in un vero e proprio reato d’opinione. Un rischio rilevato con due diverse note dalla Conferenza episcopale italiana, che ha invitato le forze politiche presenti in Parlamento ad un dialogo che consenta di arrivare ad una norma che combatta le discriminazioni legate all’orientamento sessuale ma senza comprimere la libertà di pensiero. Particolarmente scivolosa è la definizione di identità di genere contenuta nel ddl Zan, ovvero “l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dal l’aver concluso un percorso di transizione”. Le pene previste dal ddl potrebbero riguardare anche chi assume posizioni nettamente e aspramente discordanti sul concetto di “identità di genere” e sulle sue applicazioni, ad esempio, dal punto di vista educativo. (4 )
Alla contestazione della Segreteria di Stato vaticana che per molti forse tende a rallentare ancora di più il percorso della legge Zan ha risposto in modo chiaro ed esauriente in Parlamento il 23 giugno 2021 il Presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi «Il nostro è uno stato laico, non confessionale. Il Parlamento è libero di discutere e legiferare… …ieri l’Italia ha sottoscritto con altri 16 Paesi europei una dichiarazione comune in cui si esprime preoccupazione sugli articoli di legge in Ungheria che discriminano in base all’orientamento sessuale.»
Una delle obiezioni contenute nella protesta verbale della Santa sede si riferisce alla possibile violazione del Concordato la dove imporrebbe alcune iniziative alle scuole cattoliche con una riduzione di libertà garantita alla Chiesa Cattolica dell’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato.
La revisione del Concordato, operata da Craxi il 18 febbraio 1984, raggiungeva uno scopo importante, modificando l’art.7 della Costituzione.
Anche se l’Accordo del 1984 superava le norme più odiose e anacronistiche, rimangono dubbi sui privilegi che lasciava intatti e che potrebbero presentare aspetti di incompatibilità costituzionale. Un lungo elenco di fatti, con i quali lo Stato italiano privilegia la chiesa cattolica sarebbero incompatibili con la Carta Costituzionale. Questi, ad esempio, i più clamorosi:
-il riconoscimento degli effetti civili al matrimonio religioso. Un aspetto giuridico del matrimonio-sacramento, di cui la chiesa stessa dovrebbe richiedere l’abolizione, proprio per far emergere la netta distinzione tra matrimonio-sacramento, con i suoi attributi di indissolubilità e il matrimonio civile;
-gli effetti civili delle pronunzie dei tribunali ecclesiastici (Sacra Romana Rota) mediante la procedura dell’annullamento. Un autentico “vulnus” non solo al diritto ma alla concezione stessa di “sacramento”;
-l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole, con la nomina dei docenti da parte degli Ordinari Diocesani;
-l’8 per mille, il meccanismo col quale si è sostituita la vecchia “congrua”, che lo Stato concedeva direttamente ai “dipendenti” della chiesa (vescovi, parroci, canonici, ecc.); alla condizione che se le entrate dell’8 per mille fossero state inferiori all’importo totale delle congrue, lo Stato sarebbe intervenuto per integrare la somma; se però le entrate fossero state superiori, il surplus sarebbe appartenuto alla Chiesa. Al momento del bilancio e del pareggio, la somma dell’8 per mille fu superiore e spesso doppia, tripla e perfino quadrupla. Cosa che ha riempito e continua a riempire di denaro le casse della Chiesa italiana.
Dopo le dichiarazioni di Draghi in Parlamento è intervenuto,come abbiamo già accennato, anche il segretario di Stato mons. Parolin .” Lo Stato italiano è laico, non confessionale. Concordo pienamente con il presidente del Consiglio Draghi sulla laicità dello Stato e sulla sovranità del Parlamento italiano’, ha detto il Segretario di Stato vaticano Parolin, aggiungendo che la Santa Sede non vuole bloccare la legge ma esprime una preoccupazione su possibili interpretazioni. Il card. Parolin spiega la genesi dell’iniziativa della Santa Sede: “Avevo approvato la Nota Verbale trasmessa all’ambasciatore italiano e certamente avevo pensato che potevano esserci reazioni. Si trattava, però, di un documento interno, scambiato tra amministrazioni governative per via diplomatica. Un testo scritto e pensato per comunicare alcune preoccupazioni e non certo per essere pubblicato”. Il Segretario di Stato vaticano rileva poi che “l’intervento è stato preventivo proprio per fare presenti i problemi prima che sia troppo tardi. Il disegno di legge è stato già approvato, peraltro, da un ramo del Parlamento. Un intervento solo successivo, una volta cioè che la legge fosse stata adottata, sarebbe stato tardivo. Alla Santa Sede si sarebbe potuto imputare un colpevole silenzio, soprattutto quando la materia riguarda aspetti che sono oggetto di un accordo”. Infine spiega perché sia intervenuto il Vaticano e non la Cei: “La Conferenza episcopale italiana – dice Parolin a Vatican News – ha fatto tutto il possibile per far presenti le obiezioni al disegno di legge. Ci sono state due dichiarazioni in proposito e il quotidiano dei cattolici italiani, Avvenire, ha seguito con molta attenzione il dibattito. Anche la Cei, con la quale c’è piena continuità di vedute e di azione, non ha chiesto di bloccare la legge, ma ha suggerito delle modifiche.
Le preoccupazioni della Santa Sede sul ddl Zan sono legate al fatto che “il concetto di discriminazione resta di contenuto troppo vago. In assenza di una specificazione adeguata corre il rischio di mettere insieme le condotte più diverse e rendere pertanto punibile ogni possibile distinzione tra uomo e donna, con delle conseguenze che possono rivelarsi paradossali e che a nostro avviso vanno evitate, finché si è in tempo. L’esigenza di definizione è particolarmente importante perché la normativa si muove in un ambito di rilevanza penale dove, com’è noto, deve essere ben determinato ciò che è consentito e ciò che è vietato fare”. (5 )
Ma c’è anche chi dice che la protesta della Segreteria di Stato vaticana sia : “Un dispetto al Papa”. Come Padre Alberto Maggi, sacerdote e biblista, frate dell’Ordine dei Servi di Maria che a Montefano ha fondato il Centro studi biblici ” Vannucci” .Padre Maggi che già quarant’anni fa dava la comunione agli omosessuali cattolici ben conoscendo le loro sofferenze per l’esclusione della Chiesa si dice attonito: «Sembra tutto così surreale. Non so se è stata un’iniziativa dall’alto oppure se è stata una mossa. Certo è sorprendente ma non se ne sentiva il bisogno».E continua padre Maggi: “«Mi sembra chiaro che Papa Francesco abbia i bastoni tra le ruote e questi non vengono dagli esterni ma dall’interno della Chiesa. Quelli che non tollerano questa sua apertura. Ma è sempre stato così. Le Curie sono sempre state la palla al piede dei Papi. Non apertamente, il tentativo però è stato quello di rallentare o affossare. Tanto i Papi passano ma la Curia resiste a sé stessa. Può darsi che sia un dispetto al Papa. Può darsi. Ma guardando alla storia non è una novità: la Chiesa da sempre si è opposta al progresso. Eppure alla fine ci deve arrivare. Pensi che c’è stato un Papa contrario anche all’uso della bicicletta e scomunicava i preti che la usavano. Papa Giuseppe Sarto. Ma si rende conto? La bicicletta era una novità scandalosa».
Padre Maggi poi nella stessa intervista alla domanda : “Ascoltandola direi che lei è favorevole al ddl Zan. Nella Chiesa siete in pochi a dirlo apertamente”. Risponde così: «Il cardinal Bassetti aveva parlato di miglioramenti. L’apertura c’è. Ma certo nessuna legge è perfetta. Ci saranno sempre dei punti che vanno migliorati. Ma appunto il Cardinal Bassetti non l’ha bocciata. Abbiamo tirato un sospiro di sollievo. Poi però la Chiesa si muove un passo avanti e due indietro ma la società va sempre avanti. Questa di oggi e molte altre sono pietre di inciampo della Chiesa. Pensi che oggi, parlando della legislazione ecclesiastica, se lei divorzia non può accedere alla comunione. Se ammazza sua moglie basta confessarsi. Possibile che sia più grave il peccato del divorzio che quello dell’omicidio? Oggi per la Chiesa è così. Distruggere un amore, che pensiero inaccettabile. Il buon senso della gente ha lo stesso valore dello Spirito Santo. La chiesa deve imparare ad ascoltare».
Probabilmente la nota verbale della Santa Sede consegnata lo scorso 17 giugno alle autorità italiane non può essere ridotta a una mera questione concordataria. Per quanto il Concordato sia di fondamentale importanza. Quell’atto richiama infatti problemi di natura ben più ampia, che travalicano un eventuale “conflitto” tra cattolici e non, per porsi come nodi di vera e propria costituzionalità. Il parere viene da Carlo Cardia, uno degli studiosi più autorevoli di Diritto ecclesiastico , ordinario all’Università Roma Tre e membro (per parte statale) della Commissione paritetica che portò alla Revisione del Concordato nel 1984. L’esperto perciò, mentre sul piano personale approva la mossa della Santa Sede, invita comunque a evitare pericolosi «riduzionismi».
Ad Avvenire Carlo Cardi rilascia una intervista nella quale dice tra l’altro : “Con la difesa del Concordato in realtà si difende un principio di carattere generale, perché il Concordato non è stato inserito nella Costituzione per difendere solo la libertà dei cattolici. Esso va visto nel quadro più ampio del nostro ordinamento costituzionale, nel quale la libertà di religione e di manifestazione del pensiero c’è a prescindere dal Concordato. Ovviamente il Concordato le conferma, ci mancherebbe altro. Ma qui il richiamo al Concordato viene fatto per evocare principi che valgono per tutti. Anche per le altre confessioni religiose.” Ovvero : “Il sistema costituzionale che fa leva sugli articoli 7 e 8 della Carta – quelli in cui si parla di concordato per la Chiesa cattolica e intese per le altre confessioni – e sull’articolo 19 della Costituzione («tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume»), è un sistema complesso e completo, valido per la generalità dei cittadini. Dunque le leggi ordinarie non possono andare oltre questi limiti.” Perché nella legge :”la questione del gender è trattata in maniera abbastanza generica e perciò alla fine ambigua. Parlo della promozione di certe iniziative cui si obbligherebbero – uso il condizionale – anche le scuole pubbliche non statali o comunque strutture riconducibili al mondo religioso. Ora queste obiezioni, che ritengo giuste, riguardano
l’Italia intera e tutti i diversi raggruppamenti sociali. Non solo – lo ripeto – gli ambienti cattolici.”( 6)
(3 ) https://www.leggioggi.it/2021/06/22/ddl-zan-cose/
( 6) https://www.avvenire.it/attualita/pagine/decreto-zan-cardia-commenta-passo-santa-sede
