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” SONO UNO COME TUTTI VOI ” DI VALTER MARCONE

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Redazione- “Nisi bonum “De mortuis nihil nisi bonum (o De mortuis nil nisi bonum dicendum est), che tradotta significa “dei morti niente si dica se non il bene”, è una locuzione proveniente da Vita e opinioni di filosofi eminenti di Diogene Laerzio , che la attribuisce a Chilone . E continua wilkipedia : “La frase, originariamente in greco (τὸν τεθνηκóτα μὴ κακολογεῖν), fu tradotta in latino nel 1432 dal teologo Ambrogio Traversari . Si usa spesso in riferimento a discorsi su persone morte di recente, “anche per non urtare i sentimenti delle persone vicine al defunto” o ai suoi sostenitori,fans, estimatori, insomma quanti ammirano quella persona.
In generale va interpretata nel senso che la “pietra tombale” chiude tutte le polemiche e le dicerie nei confronti della persona morta. Un segno di rispetto ma soprattutto , bisogna dire ,anche di quella “pietas” tanto cara ai latini nei confronti dei defunti.

Degli assenti non si può che dire bene perché sulla loro assenza è scesa una pietra tombale che non permette loro di difendersi ma anche perché la morte merita sempre rispetto. Mi riferisco con questa breve introduzione alla vicenda terrena di Silvio Berlusconi morto il 12 giugno 2023 , all’età di 86 anni, all’Ospedale San Raffaele di Milano dove era ricoverato per l’aggravarsi di un quadro clinico tenuto sotto controllo e monitorato da anni dovuto ad una leucemia cronica.

Una pietra tombale dunque sulla vicenda di un uomo , imprenditore e politico che da trentanni e più ha fatto parlare di sé e soprattutto ha determinato molte vicende del nostro paese coinvolgendo milioni di persone. Anche se la prima domanda che viene spontanea è ora la seguente : è veramente calata la pietra tombale sulla vicenda di questo uomo ed è già veramente assente?Insieme ad un’altra domanda : è possibile ,in questa circostanza, , raccontare qualche fatto che non sia né una apologia o un elogio magari falso o ipocrita solo perchè post mortem , nè una stigmatizzazione dei suoi vizi e/o le sue colpe, impresa sin troppo facile.

Insomma adottare un equilibrio che porti rispetto perché in definitiva Silvio Berlusconi sembra ancora ripeterci : sono uno come voi e ho fatto quello che fate voi con virtù e vizi ,bene e male. Una affermazione, chissà ,forse definitiva, che per questo lo faceva piacere a molti e a molti altri suscitava repulsione se non odio .

Il problema che si pone all’interno di questa considerazione è però più ampio ed è generale quando si tenta di raccontare la vita e la morte di persone che hanno profondamente segnato le vicende di un paese e di milioni di persone. Il problema è dunque quello di trovare un equilibrio . Per riuscire a rispettare davanti alla morte non solo la “pietas” cara ai latini, come dicevo, ma soprattutto la persona e l’individuo qualunque sia o sia stato e qualunque cosa abbia fatto. Dietro ai ruoli che noi siamo abituati a guardare quando ci occupiamo di fatti , ovvero dietro ai criminali, ai terroristi, ai mafiosi, e l’elenco potrebbe essere lungo, dobbiamo vedere sempre l’uomo. Anche se qualche volta viene comunque la tentazione di paragonare e confrontare vite ed esperienze di vita diverse. Per esempio ,nel caso di Berlusconi e in riferimento al suo ruolo pubblico vengono in mente nomi di politici e di imprenditori che hanno segnato ugualmente la storia di questo paese e che vengono ricordati in modo positivo pur avendo nei loro curriculum macchie non da poco a detta dei sottrattori.

D’altra parte cercare una “umanità disumana” è l’illusione “neoliberale” che probabilmente piaceva a Berlusconi che non è mai riuscito ad essere veramente liberale e fare , per questo paese, malgrado le proposizioni elettorali, qualcosa di liberale. Probabilmente la vita di quest’uomo era assediata, come lui stesso dimostrava in molte esternazioni e nei fatti concreti della sua vita,dal “ terrore di non essere abbastanza”. Schiacciato dalle infinite possibilità e l’incapacità di essere all’altezza di un numero potenziale di scenari. L’essere umano, secondo un modello caposaldo del neoliberismo ,pensa e agisce esclusivamente per il proprio interesse scegliendo di volta in volta, in base ad una valutazione razionale, uno scenario ottimale per se stesso.

In questo Silvio Berlusconi è stato completamente neoliberale mentre a detta di molti critici la sua iniziale e ripetuta proclamazione di liberalismo perle cose da fare nel nostro paese è rimasta lettera morta.

Tornando alla sua morte va notato brevemente che radio, tivvu, giornali hanno detto in questi giorni tutto e di più su Silvio Berlusconi , fino a confiscare il futuro di Fininvest, Forza Italia, la volontà dei figli di vendere o non vendere, le eventuali opa che potranno essere messe in atto per scalare le sue imprese. Con punte di realismo ,per esempio in caso di Forza Italia che potrebbe tenere fino alle prossime elezioni europee , oppure su Fininvest che potrebbe essere eredità di un riluttante Umberto Cairo. Il tempo e la storia farà giustizia di tutte queste ipotesi. Quasi sicuramente ,come per molte altre vicende del nostro paese, bisognerà mettere in mezzo del tempo per riuscire ad esprimere un giudizio articolato. Certo è che comunque occorrerà fare , ad un certo punto, i conti con il ventennio del berlusconismo col quale siamo già abituati a fare i conti ma non sempre fino in fondo. Anche perchè la storia di questo paese è sempre piena di “ ismo”. Solo una breve notazioni su due recentissimi “ ismo” , dunque a noi contemporanei: il berlusconismo ed il grillismo. Due esperienze di partito “personale”,pronto a sgretolarsi come è già avvenuto con i pentastellati, ancora in vita il fondatore, anche per l’opa messa in atto e riuscita da Giuseppe Conte. Due esperienze personali caratterizzate da una particolarità: un comico, Grillo, che voleva fare il politico e un politico , Berlusconi, che voleva fare il comico, solo se pensiamo , in quest’ultimo caso, alle sue numerose barzellette tra le quali alcune veramente irriverenti nei confronti del sesso, del fisco , insomma di alcuni capisaldi delle regole comuni di questo paese .

Ma per tornare alla nostra riflessione iniziale potremmo cominciare , per assurdo, dalla fine. Dalla fine della vicenda raccontata dall’arcivescovo di Milano nella omelia della liturgia funebre davanti al feretro di Berlusconi nel Duomo di Milano. Un contesto che poi stando alle notizie di stampa ha visto l’esercizio variegato e spinto all’eccesso dell’arte del necrologio e la rappresentazione vivente, corporale delle passioni di quest’uomo : calcio, politica tivvu con Arrigo Sacchi,Fabio Capello, Max Allegri i tecnici del calcio, Mario draghi e Mario Monti i tecnici del governo, Maria de Filippi e Barbara d’Urso le regine della sua tivvu, De Laurentis che sintetizza cinema e calcio .

Tutto questo mondo è stato , secondo le parole dell’arcivescovo di Milano un “ desiderio di vita “perchè “ Vivere e desiderare che la vita sia buona, bella per sé e per le persone care. Vivere e intendere la vita come una occasione per mettere a frutto i talenti ricevuti. Vivere e accettare le sfide della vita.

Ma soprattutto la vita , il desiderio di vita è “Amare e desiderare di essere amato. Amare e cercare l’amore, come una promessa di vita, come una storia complicata, come una fedeltà compromessa. Desiderare di essere amato e temere che l’amore possa essere solo una concessione, una accondiscendenza, una passione tempestosa e precaria. Amare e desiderare di essere amato per sempre e provare le delusioni dell’amore e sperare che ci possa essere una via per un amore più alto, più forte, più grande. Amare e percorrere le vie della dedizione. Amare e sperare. Amare e affidarsi. Amare ed arrendersi. Ecco che cosa si può dire dell’uomo: un desiderio di amore, che trova in Dio il suo giudizio e il suo compimento .Essere contento e amare le feste. Godere il bello della vita. Essere contento senza troppi pensieri e senza troppe inquietudini. Essere contento degli amici di una vita. Essere contento delle imprese che danno soddisfazione. Essere contento e desiderare che siano contenti anche gli altri.”

Proprio in questo si esplicava quella grande empatia che Silvio Berlusconi riusciva a trasmettere nelle persone che lo circondavano e che incontrava. Ovvero riusciva a travolgere ogni cosa portando le persone sul suo sentiero, in parte grazie a quella innata dote di “ venditore” che madre natura gli aveva dato e che lui ha fatto dittuo per coltivare per l’intera vita.

Continua l’arcivescovo di Milano richiamando l’attenzione proprio su ciò che è stata la motivazione più importante di quest’uomo nell’esprimere se stesso : Quando un uomo è un uomo d’affari, allora cerca di fare affari. Ha quindi clienti e concorrenti. Ha momenti di successo e momenti di insuccesso. Si arrischia in imprese spericolate. Guarda ai numeri a non ai criteri. Deve fare affari. Non può fidarsi troppo degli altri e sa che gli altri non si fidano troppo di lui. È un uomo d’affari e deve fare affari. Quando un uomo è un uomo politico, allora cerca di vincere. Ha sostenitori e oppositori. C’è chi lo esalta e chi non può sopportarlo. Un uomo politico è sempre un uomo di parte. Quando un uomo è un personaggio, allora è sempre in scena. Ha ammiratori e detrattori. Ha chi lo applaude e chi lo detesta. Silvio Berlusconi è stato certo un uomo politico, è stato certo un uomo d’affari, è stato certo un personaggio alla ribalta della notorietà. Ma in questo momento di congedo e di preghiera, che cosa possiamo dire di Silvio Berlusconi? È stato un uomo: un desiderio di vita, un desiderio di amore, un desiderio di gioia. E ora celebriamo il mistero del compimento.”

Un uomo, un imprenditore che non bisogna dimenticarlo ha mosso i suoi primi passi proprio dai “ mattoni” conservando un occhio attento e di riguardo, nella prosecuzione della sua esperienza di vita, soprattutto politica, per la proprietà privata e per la casa, bene primario per gli italiani.

Primi passi che nel tempo e attraverso le sue attività hanno prodotto un patrimonio che ammonta a oltre 7 miliardi di dollari, facendone, secondo Forbes, il 352° uomo più ricco del mondo.

In particolare si parla del 62% delle partecipazioni in Fininvest, che controlla il 49,7 per cento di MediaForEurope (la ex Mediaset, che oltre alle tre reti italiane controlla Telecinco e Cuatro in Spagna), Arnoldo Mondadori Editore, Edilnord, Banca Mediolanum, il Teatro Manzoni, Fininvest Gestione Servizi,  Fininvest Real Estate & Services,  Fininvest sviluppi immobiliari, Edilizia Alta Italia, Immobiliare Leonardo, Alba Servizi Aerotrasporti, Medusa e il Monza calcio. Le quote in Borsa valgono circa 2,9 miliardi di euro, a cui si aggiungono ville, palazzi e altri investimenti e beni di (relativamente) minore entità. Le numerose proprietà sono riunite in parte sotto una società di gestione di nome Dolcedrago, e parliamo della Villa Lampara di Cannes, Villa Certosa e Villa Tattilo di Olbia, Villa Zeffirelli di Roma. Nel patrimonio personale del Cavaliere figurano invece Villa Campari a Lesa, Villa Due Palme a Lampedusa, Villa Belvedere a Macherio, Villa San Martino ad Arcore, oltre che diverse proprietà ad Antigua. Altre proprietà sono Villa Sottocasa a Vimercate e Villa Gernetto a Lesmo

Dunque un uomo ricchissimo che avrebbe potuto godere di questa fortuna finanziaria nel ristretto cerchio della sua famiglia e della sua vita personale . Invece ha voluto essere un uomo pubblico ha voluto mostrare a tutti ,come si suol dire, “pubblici vizi e virtù private “. In un paese in cui i vizi sono diventati soprattutto pubblici e certificati talvolta come virtù. Vizi che alimentano anche quelli privati . Con la conseguenza che un vizio nuoce, quando ricade su chi non lo condivide, il quale ha tutto il diritto di opporvisi per godere in santa pace dei propri vizi preferiti. Come i vizi anche le virtù ci dicono chi siamo, sono le pratiche di avvicinamento, di godimento, di allontanamento dal vizio o, viceversa, le pratiche di perseguimento, di autocompiacimento.

Per questo probabilmente Silvio Berlusconi è stato costantemente messo sui piatti di una bilancia . E sui due piatti della bilancia sono state costantemente poste le critiche e i consensi. Tra le critiche ci sono diverse questioni .In ordine possono essere così riassunte : in quanto proprietario di tv e giornali ha esercitato influenza sui media e ha promosso leggi a favore delle sue imprese; ha promosso l’aumento delle diseguaglianze per la sua gestione economica delle risorse di questo paese ; è statao protagonista una serie di scandali e controversie legali che hanno sollevato preoccupazioni sulla sua moralità e integrità riverberatasi sulla sua attività politica che ha indebolito le istituzioni democratiche in Italia. Dove ha favorito meno stato e più privato,con tolleranza per l’evasione fiscale .Ha proposto e sostenuto le “veline” come modello per le giovani e il disprezzo e la ridicolizzazione di persone come l’on. Bindi che pure gli ha risposto “ per le rime “ . Infine l’aver messo assieme, sdoganando le idee le formazioni politiche di Bossi e di Fini, prendendo da loro solo quello che gli serviva e preparando così populismo e smembramento del paese. Populismo e smembramento del paese che il governo Meloni , in cui Forza Italia è una dei tre alleati , tenta di perseguire propria attraverso il presidenzialismo, l’autonomia regionale a la flat tax.

I sostenitori di Silvio Berlusconi sostengono invece che ha promosso durante i suoi mandati politiche economiche e consizioni attrattive per gli investimenti dall’estero, ha dato maggiore visibilità all’Italia, Alcuni lodano anche le sue politiche di taglio delle tasse, non ha mai messo le mani in tasca agli italiani e il suo impegno per una burocrazia più snella. Inoltre, i sostenitori di Berlusconi credono che sia stato un leader forte che ha dato stabilità politica all’Italia in momenti di crisi.

Una diagnosi la fa in realtà Massimo Giannini che proprio davanti al feretro di Berlusconi ricorda , come giornalista e quindi come testimone di questo ventennio berlusconiano : “Sono state battaglie durissime. Domani scriverò ovviamente su di lui e stavo cercando il registro giusto perché non posso dimenticare tutto quello che abbiamo alle spalle: dalla sua discesa in campo più di vent’anni fa nel 1994, prima con Eugenio Scalfari direttore di Repubblica con il quale avversammo ferocemente il suo ingresso in politica, poi con la Repubblica diretta da Ezio Mauro altri 20 anni di battaglia quotidiana contro il conflitto d’interessi, le leggi ad personam, le cene eleganti con tutto quello che comportavano dal punto di vista della credibilità delle istituzioni, fino alle famose 10 domande di Giuseppe D’Avanzo, alle quali non è mai stata data risposta. Anni di conflitto vero, profondo, radicale, irriducibile. Tutto questo poi si accompagna, per quello che riguarda me personalmente, negli anni successivi, con la conoscenza più diretta e, se vogliamo, un pochino più profonda con l’uomo, non più col politico ma con l’uomo. Mi rendo conto che il giudizio in questo caso è inscindibile, l’essere umano con le sue virtù non può essere distinto dal leader politico e dal ricco imprenditore con i suoi vizi. Dal punto di vista umano, oggi mi piace ricordarlo anche per le circostanze nelle quali mi ha invitato a Palazzo Grazioli, lui non era già più Presidente del Consiglio e vi parlo di fatti accaduti dal 2015 in poi.. Insomma, la simpatia e l’empatia dell’uomo facevano premio su tutto. Da quel punto di vista era un personaggio inimitabile.”

A questa sintesi di Massimo Giannini se ne possono aggiungere tante altre . Obiettivamente però vanno considerati almeno tre particolarità. La prima : tra le macerie di tangentopoli e la morte dei partriti Berlusconi afferma l’idea della personalizzazione. Costruisce a sua immagine e somiglianza, sulla rete pubblicitaria di Publitalia, il tessuto connettivo di un partito che non c’era. Una operazione non dissimile però da quella effettuata da altri leader : in Germania la Merkel e Schroder, in Gran Bretagna ,Tony Blair e in Francia Macron.. La seconda : dà vita al populismo italiano che a livello internazionale spianerà la strada a Trump in America, a Orban in Europa contro il teatrino della politica, come lo chiamava lui, abbattendo la politica in nome dell’antipolitica. Seguito in questo dai pentastellati. Costruisce tutta la sua vicenda politica attraverso il rapporto diretto con la sua gente, col suo popolo che diventano per lui una vera forza. “Mi potete condannare quanto volete ma io ho la gente che vota per me” dice ai giudici ma anche ai suoi avversari politici. Si inventa i comunisti che in Italia non hanno mai governato pur avendo avuto il 34% e, in nome del fatto che viene votato, dice agli avversari di essere l’unico legittimato a fare quello che vuole. La terza: costruisce il bipolarismo ovvero la contrapposizione del suo centro-destra contro i comunisti in un paese che aveva visto il proporzionalismo e il consociativismo esprimere la propria potenzialità per decenni. Con una idea di fondo : gli avversari sono il male e solo lui era portatore del bene ha inasprito moltissimo la politica italiana.

Con l’invenzione geniale del Polo della Libertà con Bossi da un lato, e del Polo del Buongoverno con Fini dall’altro, vince le elezioni, facendo emergere dal nulla e per la prima volta dal dopoguerra una coalizione di governo propriamente (ed orgogliosamente) di centro-destra,

Un quadro dunque che offre luci e ombre dentro un percorso che ha un inizio folgorante , che prosegue per anni fino ad un certo momento cruciale .Il 22 novembre 1994, mentre da presidente del Consiglio presiede la Conferenza delle Nazioni Unite sulla criminalità, Berlusconi riceve un invito a comparire dal pool Mani Pulite relativo alla cosiddetta “inchiesta Telepiù”, la prima pay tv calcistica. Per di più, la notizia viene anticipata la mattina stessa dal Corriere della Sera e rilanciata dai media di tutto il mondo proprio mentre si apriva il vertice Onu.

Da quel momento in poi, è stato un crescendo: al termine della sua vita terrena Silvio Berlusconi avrebbe collezionato quasi 40 procedimenti penali e una novantina di gradi di giudizio. Lui stesso, qualche anno fa, aveva calcolato di aver speso 770 milioni di euro per pagare «105 avvocati» per un totale di 3mila udienze processuali (la fonte è il sito Truenumbers).

L’unica condanna definitiva (2013) sono i 4 anni di carcere, 3 dei quali coperti da indulto, per la frode fiscale da 7,3 milioni di euro relativa alla compravendita dei diritti tv Mediaset. Condanna che lo ha costretto a chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali di 10 mesi e mezzo, al netto dello sconto per la liberazione anticipata, e lo ha portato alla decadenza da senatore per via della Legge Severino e la sua incandidabilità per sei anni.(1)

Questa dunque in sintesi la vita pubblica del personaggio pubblico Silvio Berlusconi .

C’è poi la vita privata . Era il 31 gennaio 2007. E non poteva essere tutto ridotto a scherzose esternazioni . «Egregio direttore – scrive la moglie Veronica Lario in una lettera indirizzata al quotidiano La Repubblica – con difficoltà vinco la riservatezza che ha contraddistinto il mio modo di essere nel corso dei 27 anni trascorsi accanto a un uomo pubblico, imprenditore prima e politico illustre poi, quale è mio marito. Ho ritenuto che il mio ruolo dovesse essere circoscritto prevalentemente alla dimensione privata, con lo scopo di portare serenità ed equilibrio nella mia famiglia. Ho affrontato gli inevitabili contrasti e i momenti più dolorosi che un lungo rapporto coniugale comporta con rispetto e discrezione. Ora – continua Veronica Lario – scrivo per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte da mio marito nel corso della cena di gala che ha seguito la consegna dei Telegatti dove, rivolgendosi ad alcune delle signore presenti, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: “…se non fossi già sposato la sposerei subito”, “con te andrei dovunque”. Sono affermazioni – sottolinea Veronica Berlusconi nella lettera – che interpreto come lesive della mia dignità, affermazioni che per l’età, il ruolo politico e sociale, il contesto familiare (due figli da un primo matrimonio e tre figli dal secondo) della persona da cui provengono, non possono essere ridotte a scherzose esternazioni».

«A mio marito e all’uomo pubblico chiedo quindi pubbliche scuse – prosegue la lettera -, non avendone ricevute privatamente, e con l’occasione chiedo anche se, come il personaggio di Catherine Dunne, debba considerarmi “La metà di niente”». Nel corso del rapporto con mio marito ho scelto di non lasciare spazio al conflitto coniugale, anche quando i suoi comportamenti ne hanno creato i presupposti. Questo per vari motivi: per la serietà e la convinzione con la quale mi sono accostata a un progetto familiare stabile, per la consapevolezza che, in parallelo alla modifica di alcuni equilibri di coppia che il tempo produce, è cresciuta la dimensione pubblica di mio marito, circostanza che ritengo debba incidere sulle scelte individuali, anche con il ridimensionamento, ove necessario, dei desideri personali. Ho sempre considerato le conseguenze che le mie eventuali prese di posizione avrebbero potuto generare a carico di mio marito nella sua dimensione extra familiare e le ricadute che avrebbero potuto esserci sui miei figli».

«Questa linea di condotta – conclude la moglie dell’ex premier – incontra un unico limite, la mia dignità di donna che deve costituire anche un esempio per i propri figli, diverso in ragione della loro età e del loro sesso. Oggi nei confronti delle mie figlie femmine, ormai adulte, l’esempio di donna capace di tutelare la propria dignità nei rapporti con gli uomini assume un’importanza particolarmente pregnante, almeno tanto quanto l’esempio di madre capace di amore materno che mi dicono rappresento per loro; la difesa della mia dignità di donna ritengo possa aiutare mio figlio maschio a non dimenticare mai di porre tra i suoi valori fondamentali il rispetto per le donne, così che egli possa instaurare con loro rapporti sempre sani ed equilibrati».

Una catastrofe dunque proprio nel giorno in cui, per ironia della sorte Silvio Berlusconi tesseva le lodi della moglie definita una “ donna speciale “

Non sono i procedimenti giudiziari o i tracolli politici a segnare lo spartacque tra i due Berlusconi che abbiamo imparato a conoscere ma due donne : Veronica Lario e Patrizia D’Addario ovvero la lettera della moglie a Repubblica del 2007. E soprattutto è il demone personale : l’amore per le donne . Continuando a dire fino alla vigilia delle elezioni del 2022 : in quanto donne avrete tutto l’interesse a dare il vostro voto a Forza Italia . A noi e a me che non sono solo più bello di Letta, ma sono sempre andato a caccia del vostro amore”

Agli atti restano gli amori ufficiali . A cominciare da quello con Carla Elvira Lucia Dall’Oglio, la prima moglie, sposata nel 1965 dopo un anno di fidanzamento con la successiva nascita nel ‘66 della loro prima figlia Marina, e nel ‘69 di Pier Silvio. Carla di cui non si trovano interviste, riservatissima Il matrimonio naufraga agli inizi degli anni ’80 ed è proprio all’inizio di quegli anni quando conosce Veronica Lario, attrice in ascesa, protagonista con Enrico Maria Salerno del Magnifico cornuto, al teatro Manzoni di Milano. Una convivenza iniziata l’8 ottobre del 1985, sfociata nel matrimonio (con rito civile) il 15 dicembre 1990, dopo la nascita dei tre figli: Barbara, Eleonora e Luigi. Anche Veronica sceglie riservatezza evitando la maggior parte degli eventi pubblici, si dice fiera di lui pur non condividendo fino in fondo la sua discesa in politica come emergerà dal libro Tendenza Veronica, la biografia autorizzata di Veronica scritta dalla giornalista Maria Latella, e affronta l’ultimo passo, quello della lettera che la porterà alla separazione con dolore.

Ma c’è una terza donna nella vita di Silvio Berlusconi che ha contato molto . E’ mamma Rosa che si è spenta il 3 febbraio 2008 all’età di 97 anni. Prima della sua morte Silvio Berlusconi aveva filato dritto e probabilmente se questa donna fosse stata ancora presente nella sua vita molto “ciarpame” ,come lo ha definito la Lario, Berlusconi se lo sarebbe risparmiato e lo avrebbe risparmiato alle vicende della sua famiglia e del nostro paese.

(1) Vicende che hanno determinato i grandi scontri – politici, con l’Associazione magistrati e con la stessa Procura di Milano – sulle cosiddette leggi ad personam, cioè in grado di risolvere i guai giudiziari del leader, che negli anni i governi e il partito di Berlusconi hanno fatto approvare o soltanto proposto. Tra tutte, oltre alla “ex Cirielli”, il Lodo Schifani (immunità per le alte cariche dello Stato, dichiarato incostituzionale dalla Consulta nel 2004), il Lodo Alfano (che sospendeva i processi penali per le alte cariche dello Stato, giudicato incostituzionale nel 2009), il provvedimento sul “legittimo impedimento” (abrogato da un referendum popolare nel 2011). Con l’aggiunta di processi per così dire riferiti alla sfera personale : “compravendita” di senatori per far cadere il governo Prodi nel 2008, finito in prescrizione 10 anni dopo; gli scandali sessuali o – secondo la definizione del diretto interessato – alle «cene eleganti» nelle sue residenze private; la vicenda escort; il caso Ruby, le “olgettine”. Con accuse anche pesanti, sotto il profilo penale e sotto quello dell’immagine. Tutti, comunque, terminati con sentenze di assoluzione, ma che sono costati a Berlusconi altri problemi giudiziari, stavolta in sede civile, con il doloroso (e dispendioso) divorzio dalla seconda moglie, Veronica Lario.

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