” SAN GIUSTO A CASA DI MARTA E CAIO IL DECURIONE ” – DI RENATO LEBAN ( SESTA E SETTIMA PARTE)
Sempre, con chi andate ad imparentarvi? Con un Germanico! Lo so`, vi sembra un fatto
assurdo …..ma che volete, i tempi sono cambiati, non sono piu` quelli di una volta….e alla
fine che v’importa se e` un Germanico? L’importante e` che ora siate diventato nonno! E
come sapete, l’amore e` cieco e vostra figlia non si sara` posta il problema se lui era un
vero romano o no….non vi pare?”-
– “Eh, l’ho capito, Signor prefetto. Lasciate che ora mi ritiri, e sappiate che saro` a vostra
disposizione ogni volta che lo vorrete.”-
-“Rimanete ospite mio Ezio, abbiamo stanze a sufficenza nelle quali voi potrete restare
indisturbato. Provvedero`personalmente affinche` nessuno dei miei servitori vi disturbi e
conosca la vostra vera entita’.”-
-“Grazie, credo che l’imperatore ve ne sara`profondamente grato.”-
A casa di Marta
Giuliano arrivo` a casa della famiglia di Marta poco prima dell’ora di cena. Era la prima
volta che incontrava i genitori della sua futura sposa e percio` era un po`preoccupato ed
emozionato. Abitualmente egli era un uomo calmo e sicuro di se`, ma in questa situazione
si sentiva a disagio, un po`come se fosse stato un ragazzino davanti a dei professori per
un difficile esame. Ad attenderlo alla porta c`era Marta. Quando lei lo vide, il suo volto
s’illumino` di un dolcissimo sorriso, ed ella gli tese le mani che lui bacio` con tenerezza.
-“Ciao Marta, sei sempre piu` bella!”-
-“Grazie Giuliano, come stai?”-
-“Sono un po` sulle spine….ci sono i tuoi?”-
-“Certamente.Vieni, ci stanno aspettando per la cena.”-
-“Ho portato un piccolo pensiero che spero vi piacera`.”-
-“Che cos’e`?”-
-“Per te e tua madre ho portato delle stoffe tessute a mano dalla Grecia e per tuo padre ho
portato due anfore del nostro vino migliore.”-
– “Grazie Giuliano, ma sai che non dovevi disturbarti.”-
– “E come credi che mi sarei sentito se fossi venuto a mani vuote? E poi sai che ti voglio
vedere bella e felice.”-
-“Sono quasi sempre felice con te.”-
– “Come sarebbe a dire che sei quasi sempre felice?”-
-“Perche` non lo sono quando ti metti a parlare di politica , o peggio quando ti metti a
discutere di religione con Eufemia.”-
-“Ah, ah….ti ho capito carina, sei gelosa di Eufemia.”-
-“Ma va…., presuntuoso!”-
-“Su, ora andiamo dai tuoi, altrimenti tuo padre pensera`che sono un maleducato.”-
-“E mia madre si arrabbiera` perche` la zuppa di farro diventera` fredda.”-
-“Ma non mi dai neppure un bacio di benvenuto?”-
-“Dopo, dopo. Ora potrebbero entrare i mei.”-
-“Allora andiamo che ho fame.”
“Di chi?”-
-“Uhaauu.! ..sei anche spiritosa…! Coraggio, fammi conoscere la tua famiglia.”-
In quel momento entrarono il padre e la madre di Marta. Giuliano li saluto` alzando la
mano destra che poi porto` a pugno chiuso sul petto.
Il padre di Marta ricontraccambio` il saluto ed invito` il suo ospite a prendere posto.
Era una famiglia tranquilla, ospitale. I genitori di Marta risultarono essere colti e ben
predisposti ad un dialogo aperto. Non giudicavano le persone dall’apparenza ne’ dal loro
ceto sociale. Non avevano posto dei limiti pregiudiziali alla scelta della propria figlia.
L’avevano lasciata libera di scegliere l’uomo che lei amava. E cosi`accettarono di buon
grado Giuliano, poiche `avevano capito che lui era un uomo serio e che lei era innamorata
di lui. Che lui fosse Greco, Italiano o Barbaro non contava ai loro occhi. La cosa
importante per loro era la felicita`della figlia e naturalmente la serieta` del loro rapporto.
Cosi`, alla fine della serata, ognuno in cuor suo aveva capito che qualche cosa
d’importante era accaduto nella loro vita. Marta aveva l’approvazione della sua famiglia
ed aveva cosi` coronato il suo sogno d’amore. Giuliano aveva sigillato con lei ed i suoi
genitori un rapporto nuovo ed aveva posto le basi della loro futura famiglia. I genitori di
Marta avevano reso felice la figlia ed avevano assicurato a loro stessi la probabilita`di un
futuro sereno e prosperoso. La luna era alta nel cielo quando Giuliano si congedo` dai
genitori di lei. Se ne usci’ dalla loro casa con il sorriso sulle labbra e con il cuore contento.
Per ognuno di loro la vita era cambiata, ed ognuno credeva in cuor suo che alla fine della
giornata un passo positivo era stato fatto.
-“Marta, ora me lo daresti un bacio?”
– “Si’, Giuliano.”-
-“Allora, vieni qui mia dolcissima. Buona notte.”-
-“Buona notte a te, mio sposo.
Caio il decurione
Caio era il classico uomo che passava inosservato, non bello e non brutto, un uomo che
non aveva grandi possibilita`. Per tutta la vita avrebbe voluto essere amato e stimato, ma
in verita` non aveva fatto nulla per meritarselo. Era il classico uomo che si lamentava per
la situazione sociale e per le tante ingiustizie che secondo lui venivano fatte alla sua
persona. Naturalmente egli non brillava di personalita` o d’iniziative, ma era capace di
portare rancore e di essere vendicativo. Caio aveva la bella eta` di trentacinque anni.
Era sano, forte nel fisico, e per questo era stato scelto per un lavoro che altri avevano
rifiutato. Essere il decurione voleva dire essere l’uomo che faceva il gabelliere,
ovvero colui che faceva pagare le tasse dovute all’impero. Era un lavoro di
responsabilita`, non facile e persino pericoloso. Non era facile perche` bisognava
mantenere una documentazione ed una contabilita` che veniva controllata da altri
ispettori, e se i conti non erano esatti il decurione doveva pagare di tasca sua o peggio con
la sua stessa vita.
Quella era stata una giornata impegnativa per il nostro Caio. Il governatore Eunomio
aveva mandato i suoi ispettori dopo quasi un anno di assenza, e lui aveva dovuto
presentare tutta la documentazione dell’anno precedente per dimostrare il lavoro che era
stato fatto, per poi poterlo convalidare con le somme spedite ad Aquileia. Caio era un
uomo abitudinario e pignolo e questo lo aiutava molto nel suo lavoro giornaliero, per cui
l’ispezione era andata bene, ed ora era sicuro che almeno per sei mesi nessuno sarebbe
venuto a controllarlo.
Ritorno` verso casa, gia` pregustando il momento in cui si sarebbe levato i calzari e
disteso sul letto, ma quando fu sul punto di entrare nel suo androne, vide da lontano un
soldato che lo stava attendendo. Mille domande gli passarono per la mente e piu` si
avvicinava alla casa e piu` temeva che quella visita non portasse nulla di buono. Quando
il soldato lo vide gli si avvicino`, lo saluto`, e gli porse un rotolo con un messaggio. Era
del prefetto Manazio, che lo invitava a fornirgli quanto prima una lista dei giovani
Tergestini e di specificare nella stessa chi fra di loro pagava regolarmente i tributi e chi
non l’aveva mai fatto.
Caio saluto`il soldato, lesse il messaggio e gli comunico` che avrebbe fornito lui stesso la
risposta al magistrato. Quest’ultimo contraccambio` il saluto e se ne ando` di corsa,
cosi`come probabilmente era arrivato. Quando fu da solo, Caio si guardo` attorno come
per prevenire qualche altra spiacevole sorpresa, poi entro`nella sua modesta dimora.
Invei` contro il prefetto, perche` secondo lui non aveva altro da fare che chiedere
informazioni, quando ormai egli aveva concluso la sua lunga giornata lavorativa,
informazioni che avrebbe potuto benissimo controllare da se`. Ma si sa come si
considerano gli uomini importanti, si sentono degli eletti….e piu`sono pagati e meno
dovrebbero lavorare. Onestamente, Caio non aveva visto di buon occhio l’arrivo di
Manazio in citta`. Per lui, la sua presenza voleva dire del lavoro extra, senza alcun
beneficio per la sua carriera e tanto meno per la sua borsa. Egli lo aveva visto per la
prima volta a casa di Livio. Manazio era giunto quale ospite inatteso, interrompendo la
loro tranquilla conversazione. Entro`per comunicare brevemente con Livio e poi se ne
ando`, senza un saluto ne’ una parola ai presenti. Da quel giorno, Caio non aveva avuto
l’opportunita`di ritornare sull’argomento con Livio, ma era chiaro che il prefetto Manazio
non godeva delle sue simpatie e neppure di quelle del suo amico. Infatti, lo stesso Livio
aveva cambiato d’umore. Si capiva che non aveva gradito le parole del prefetto, ma non
riferi` una sola parola del loro dialogo.
Quando Caio entro` in casa sua si libero` dei calzari, della cintura di cuoio, e dei rotoli
dei documenti. Fra quei rotoli c’erano alcuni messaggi dei suoi genitori, ricevuti tramite
un loro amico comune di nome Dionisio. I suoi erano dei contadini e gestivano delle terre
per conto di un senatore che aveva dei possedimenti presso Aquileia. Erano persone
oneste, semplici, e molto affezionate gli uni agli altri, e come tante altre famiglie
lavoravano assieme ai propri figli, i fratelli di Caio. Ma ritorniamo al nostro decurione
che era stanco, stressato e non vedeva l’ora di fare finalmente un bagno, percio` chiuse la
porta , si ritiro`in casa e decise che da quel momento, quello sarebbe stato il confine
invalicabile del suo mondo. Al diavolo il prefetto, lo stato e chicchessia! Voleva starsene
in pace e percio` chiuse la porta con il chiavistello e si diresse senza indugio verso la sua
stanza, spogliandosi di tutto cio`che gli avrebbe impedito un favoloso bagno ristoratore.
