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CARACAS E LE VERITÀ STRAORDINARIE DEL PRESIDENTE TRUMP

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Redazione-  Tutte le cose che fanno riflettere del blitz USA in Venezuela: nessuna vittima americana, transizione soft e tanti contatti prima dell’arresto di Maduro. Le successive dichiarazioni del presidente Trump fanno presumere che prossimamente ci saranno altre imprese dello stesso tipo: The Donald ha detto che gli Stati Uniti hanno bisogno di controllare la Groenlandia…

La difesa antiaerea, le forze armate venezuelane, le guardie del corpo cubane di Maduro, tutte sono rimaste fermi a farsi sparare

Il Presidente Donald J. Trump ha detto perfettamente che quanto avvenuto a Caracas nella notte del 2 gennaio 2026 è un’operazione «mai vista dai tempi della Seconda Guerra mondiale». Sicuramente, è qualcosa di mai visto e che rimarrà negli annali, per varie straordinarie ragioni. Una più straordinaria dell’altra.

Innanzitutto, è straordinario che non ci siano state vittime statunitensi: «Nessuno dei nostri è rimasto ucciso, non abbiamo perso attrezzature», ha detto Trump. Questo è assolutamente straordinario. Il caso più simile a quello di Maduro riguarda Manuel Noriega, a Panama nel 1990, operazione Just Cause. Per coincidenza, Noriega fu catturato proprio il 3 gennaio, ma le coincidenze si fermano qui. Allora, furono 23 i soldati americani morti sul campo.

In queste operazioni militari, di solito, qualcuno muore da tutte e due le parti. L’immaginario hollywoodiano ci ha abituato ad aspettarci incidenti del mestiere. Nel capostipite e capolavoro di questo filone hollywoodiano, Una sporca dozzina (1967, ritenuto tra i film più avvincenti mai girati), muoiono 11 dei componenti del gruppo che conduce quella immaginaria operazione militare sul suolo nemico. Invece, a Caracas, niente. La realtà ha superato la fantasia; anzi, ha superato la realtà di tutto il precedente passato, considerando che a Caracas c’era una controaerea sul piede di guerra. Il Venezuela è stato descritto come un paese pienamente attrezzato di droni, missili supersonici, sistemi S-300 mobili, droni Ansu-100 e Ansu-200.  Invece, niente. Sono stati silenti i radar, inerte la controaerea, a dormire in garage i droni. Ancora più straordinario è che siano state inadeguate le truppe scelte cubane che vigilavano sulla sicurezza personale di Maduro. Non loro soltanto: sono state inadeguate anche le truppe scelte russe che stavano a guardare le spalle di Maduro. Russi, cubani, venezuelani, sono rimasti fermi a farsi sparare. Mentre non c’è scappato il morto tra le truppe scelte statunitensi, neanche uno. Veramente straordinario.

Ancora più straordinario è poi che Trump (e tutto il suo gruppo dirigente) abbia deciso un’operazione di questo genere, che era ad altissimo rischio innanzitutto per lui, oltre che per le vite degli appartenenti alle forze speciali. Il Presidente aveva 34 anni quando, nell’aprile del 1980, fallì la più celebre missione militare speciale che sia mai stata tentata all’estero dall’esercito statunitense: l’operazione Eagle Claw, organizzata nell’aprile 1980 per riportare a casa i 52 ostaggi tenuti prigionieri nell’ambasciata di Teheran. Otto militari statunitensi persero la vita appena all’inizio dell’operazione; 4 rimasero seriamente feriti. Il Presidente Trump non può non ricordarsene, perché è un avvenimento impresso nella mente di ogni americano che a quell’epoca aveva la capacità d’intendere. Quel fallimento influenzò pesantemente le successive elezioni presidenziali del 1980, quando Jimmy Carter fu sonoramente sconfitto da Ronald Reagan. Il tracollo sul suolo iraniano oscurò tanti altri aspetti positivi della presidenza di Jimmy Carter e, in ultima analisi, contribuì in maniera determinante alla sconfitta elettorale e alla sua cancellazione dalla scena washingtoniana.

Washington non vuole l’ascesa al potere del leader dell’opposizione venezuelana e il premio Nobel per la Pace, María Corina Machado

Carter allora giocò il tutto per tutto, ma forse non poteva fare altrimenti. Perché Trump si è giocato il tutto per tutto in Venezuela? Che bisogno aveva di rischiare un fiasco alle elezioni di medio termine, mettendo a repentaglio la sua intera credibilità e quella degli Stati Uniti? Insieme a lui, si giocavano la testa anche Rubio, Vance e buona parte dello Stato maggiore statunitense. Dopo il fiasco dell’operazione Eagle Claw, ci furono infuocate commissioni parlamentari d’inchiesta e dimissioni a catena, a cominciare da quelle del Chief of Naval Operations.

Straordinario è poi che, risolta così brillantemente l’operazione, sia stata immediatamente sbarrata la strada al premio Nobel per la Pace María Corina Machado. Non soltanto: Trump ha detto che il segretario di Stato Marco Rubio ha avuto un colloquio con Delcy Rodríguez, che non soltanto è la vicepresidente, ma ha il marito alla guida del parlamento venezuelano. «È disposta a fare ciò che riteniamo necessario per rendere il Venezuela di nuovo grande», ha detto di lei il Presidente Trump – e questa dichiarazione di buone intenzioni è straordinariamente straordinaria.

Infine, Il Presidente Trump ha detto: «Mai parlato di Maduro con Putin». Né lui, né ovviamente Steve Witkoff. Riunioni su riunioni, giorni e giorni, a parlare e a fare programmi, accordi, patti. Giorni e giorni a ragionare, dall’Alaska a Mosca, a San Pietroburgo. Eppure, «mai parlato di Maduro».

Totalmente straordinario. E l’insieme di queste (e varie altre) straordinarie ragioni conferma l’esatta verità di quel che il Presidente ha orgogliosamente affermato: è stata un’operazione “mai vista” negli annali di quel che non si vede – ed è finalmente del tutto ordinario presumere che prossimamente ce ne saranno varie altre della stessa serie.

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