” UN TERRITORIO, MILLE CAPITALI L’AQUILA 2026 ” -DI VALTER MARCONE

Redazione-  “La rinascita dell’Aquila è un atto di fede, una forza rigeneratrice che guarda dritto al futuro delle giovani generazioni.” Lo dice Pierluigi Biondi Sindaco della città di L’Aquila il 17 gennaio 2026 all’inaugurazione di L’Aquila Capitale della Cultura 2026.

Una cultura che non appartiene solo alle istituzioni, ma è un patrimonio vivo dell’intera collettività come afferma il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella presente alla cerimonia . Una cultura che rappresenta opportunità di crescita , specialmente per i giovani e si fa anche motore economico. Un motore che promuove, secondo le parole del Ministro della cultura Giuli , una rinascita che affonda le radici nella forza di una comunità instancabile. Dalle macerie del 2009 alla scommessa vinta oggi, questo territorio si conferma un modello di visione collettiva e partecipazione capace di parlare al mondo intero.

Duecentosessantesi mila spettatori con punte di seicentomila della diretta Rai della cerimonia di inizio dell’anno in cui L’Aquila è capitale della cultura .Un auditorium quello della scuola di formazione della Guardia di Finanza, uno dei luoghi simbolo dell’immediato post-sisma che accolse centinaia di sfollati nel 2009 dove sono risuonate le musiche dirette dal Maestro Leonardo De Amicis, volto illustre del territorio aquilano, affiancate dalla conduzione della giornalista Francesca Fagnani. Ventimila presenze sotto un cielo illuminato dallo spettacolo di droni “Sotto un unico cielo”, il viaggio luminoso di Dundu, e le esibizioni degli artisti che hanno affollato le piazze e le vie del centro storico. .sotto la guida creativa di Marco Boarino, regista e direttore artistico dell’inaugurazione . Poi ancora la voce di Giorgio Pasotti affiancato dalla musica di Amara che, con piglio graffiante, ha reso omaggio al territorio con il suo toccante testo “Che sia Benedetta”, ricordando che niente finisce quando vivi davvero, quella vita che se cadi ti aspetta e che dovremmo imparare a tenerci stretta .

Un percorso che dalla candidatura alla proclamazione ha visto impegnato in prima persona il Sindaco Biondi che ha detto : “«Quella speranza che ha fatto dire ad ognuno di noi “io ci credo” rendendoci più consapevoli, forti e determinati dalla scelta che abbiamo condiviso e resa possibile con i nostri concittadini, cioè mettere al centro della rinascita la cultura che è rinascita, che è autenticità, è bellezza che commuove. Perché preserva la memoria e favorisce lo sviluppo. La cultura che ti fa guardare oltre i pregiudizi ti guida verso altri mondi dà sostanza alle idee rende curiosi favorisce la genialità e genera quei sogni che renderanno possibili grandi progetti, la nostra rinascita vuole essere anche un modello possibile di riferimento di studio per il rilancio dell’appennino e delle aree interne messe a dura prova dal terremoto».

L’iniziativa di Capitale italiana della Cultura è stata istituita nel 2014 sulla scorta della grande partecipazione delle città italiane alla selezione per la Capitale europea della cultura 2019,(1)

Il Comune di L’Aquila a seguito dell’approvazione del “Bando per il conferimento del titolo di «Capitale italiana della Cultura» per l’anno 2026” che individuava quali possibili candidati i Comuni, le Città metropolitane e le Unioni di Comuni, ha posto la sua candidatura risultando così tra le 26 città candidate al titolo di Capitale italiana della Cultura 2026, in un’ottica di valorizzazione delle risorse storico-artistiche-paesaggistiche che il territorio offre, oltre che di consolidamento della rete esistente con gli operatori culturali presenti. Nel 2023 furono scelti dieci progetti finalisti –

Il 14 marzo 2024 la Città dell’Aquila è stata proclamata Capitale italiana della Cultura 2026 dal Ministero della Cultura, con il proprio dossier denominato “L’Aquila città multiverso” Ovvero iniziative rivolte alla valorizzazione di coesione sociale, benessere, innovazione e sostenibilità ambientale in una città rappresentativa di un’area interna e montana i cui caratteri sono definiti, valorizzati e resi significativi proprio dalla fitta rete di relazioni che ne caratterizza la storia e la geografia, Iniziative di un dossier che possono essere sintetizzate secondo la proposta originale che dall’Aquila è partita – il Manifesto delle Città delle Aree Interne – per valorizzare il ruolo propulsivo a favore delle aree interne e periferiche del nostro paese .

Ma per il momento non c’è nessun accenno alla memoria nelle prime iniziative del programma annuale di L’Aquila capitale della cultura 2026 che da una parte sembrano un volersi allontanare troppo da quella che è stata la storia di una città fino al sisma del 2009, una storia fatta di terremoti seriali; ricostruzioni più o meno consapevoli dei pericoli del prossimo sisma; di battaglie ricordate anche nella toponomastica – via delle Buone Novelle – incursioni per riportare a casa le spoglie mortali di santi come papa Celestino V apparso dopo la sua morte sulle mura della città per pacificare le frazioni cittadina in lotta; di ricchezze materiali : la lana lo zafferano ma anche letterarie Buccio di Ranello ,Sallustio , Laudamia Bonanni , etiche e morale dagli eremiti medievali San Franco a San Bernardino da Siena, agli insediamenti degli ordini monastici dentro e fuori le mura.

Infatti c’è chi cerca nel programma iniziative relative per esempio a SAN VITTORINO. Protomartire e vescovo di Amiternum ; SAN CETTEO altro martire amiternino, santo protettore di Pescara. Ucciso in Amiternum e gettato nel fiume Aterno, il suo corpo ricomparve miracolosamente sulle foci del Pescara; SALLUSTIO, uno dei più grandi storici dell’antichità. Amiternino e figlio di commercianti di origini sabine. Compagno di studi di Giulio Cesare.; CELESTINO V E IGNAZIO SILONE che su Celestino scrisse l’opera teatrale “L’Avventura di un povero cristiano”: rappresentata una sola volta a L’Aquila grazie Federico Fiorenza ; BUCCIO DI RANALLO DA POPPLETUM, il cantore storico del ‘300 che ha raccontato in quartine la nascita e le vicende storiche della città la cui opera è stata studiate da Carlo De Matteis ; L’ARMENTARIO PALITTI DA ROIO con i suoi armenti e quindi con l’industria della lana che dettero vita anche al Tratturo Magno ; NINO CARLONI. fondatore  della “Società Aquilana dei Concerti”, del “Conservatorio Casella”, dei “Solisti Aquilani” e dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese. TOMMASO FATTORI. A cui si deve la grandissima tradizione rugbystica aquilana. E sono solo esempi .Anche se ricordare non serve a nulla perchè ognuno ricorda quello che vuole. Mentre la memoria deve essere accompagnata dalla Storia perchè è l’unica che ci fa guardare il mondo da più punti di vista.

Dall’altra una distanza che vuole dire non accontentarsi del proprio passato ma capace di andare oltre ciò che è stato per reinventarsi verso il futuro una” città di metamorfosi e non di memoria”. Far conoscere la città oltre il classico,oltre il tessuto medievale , rinascimentale e barocco. Oltre, per recuperare le metamorfosi di un territorio che a suo tempo ha dato vita ai quartieri della città. Far conoscere quello che oggi è il risultato di quelle metamorfosi: un territorio che non può definirsi solo periferie ovvero comuni della cinta periferica est ed ovest ,frazioni ma un ecosistema di energie contemporanee che vive ogni giorno. Far conoscere quello che nasce da quel laboratorio di operosità e di dinamismi in interconnessione con la città capaci di trasformare insieme alla città dell’Aquila il suo patrimonio culturale in un motore economico.

Dunque L’Aquila Capitale della cultura 2026 dovrebbe significare riuscire ad aprire uno sguardo alla città non tanto del Novecento che è pure cara agli aquilani contemporanei perché in essa hanno vissuto gran parte della loro vita ma del secondo quarto di secolo del 2000 visto che gli anni Venti di questo duemila se ne stanno andando tra l’altro fra difficoltà geopolitiche enormi. Un balzo in avanti dunque come quello delle astronavi della fantascienza nei loro viaggi ,in cui antico e moderno non si contraddicono ma si completano, anzi sono le due facce di una moneta da saper spendere guardando avanti senza rinnegare ciò che si è stati. “Rivogliamo L’Aquila dov’era e com’era” fu la prima risposta dopo il sisma del 2009 a chi proponeva una città nuova, diversa , che non avesse nulla a che fare con tutte quelle macerie destinate alle visite turistiche, al rimpianto e alla nostalgia.Il fiume Aterno non è più un sentiero d’acqua da cui vennero quei progenitori che in età arcaica fondarono insediamenti lungo le coste dei monti che si specchiavano nell’acqua della valle lutea. Valle aquilana coperta dall’acqua che d’improvviso trovò per qualche cataclisma naturale una via di sbocco precipitando fino alle gole di San Venanzio. La valle apparve allora lussureggiante ,oggi un po’ meno, e dette la vita ad un incastellamento lungo una strada che i romani costruirono in favore della penetrazione di un territorio ostile che Boccaccio definirà lontano”millanta” miglia . Anche se non è più una via di comunicazione l’acqua con i suoi riflessi, ma anche con la sua ricchezza, rimane come una stella polare nel cammino della città.

E allora parlando del futuro non si può non guardare ad una integrazione con la natura nel rispetto di uno degli assi portanti della documentazione, la sostenibilità ambientale, contenuta nel dossier di candidatura. Un rapporto che per millenni ha caratterizzato l’incontro tra esseri umani, animali e mondo vegetale Un ritrovato accordo di un vincolo con l’universo naturale del quale gli esseri umani, per migliaia di generazioni, si sono sentiti parte. Vincoli recisi da un progresso che sta modificando la comunità naturale e quindi l’intero pianeta Terra.. Un viaggio dunque in questo anno 2026 come capitale della cultura che con le sue iniziative tenda a restiituire con una nuoiva visione un patrimonio oscurato da una “dannatio memoriae “ideologica. Rivendicare una città con ruolo contemporaneo è una scelta strategica: la cultura non è il superfluo ma è l’anima dello sviluppo economico . Rispondendo ad una domanda : e allora quale cultura per il futuro. Con possibili risposte come quella che dà un senso alle iniziative culturali che dovrebbero far riflettere sulla città come parte integrante del suo territorio, come momento non solo culturale ma di partecipazione civile e democratica. La cultura è ricerca della “ bellezza” e investire nella cultura significa investire nella crescita di questa bellezza . Che significa molte cose.

Non una città bloccata e non un racconto unico e ripetitivo ma una narrazione capace di dialogare con il futuro, aperta al futuro.Il futuro in definitiva è anche una scelta politica e culturale perché la città e il suo territorio non vanno più letti per “singoli scorci” seppure allettanti ma per” sistemi di relazioni”. Con una immagine nuova, oltre al Gonfalone del Santo Bernardino , realizzato da Giovanni Paolo Cardone nel 1579 e a quel soffitto nel palazzo dell’ex Accademia di Belle arti suò Corso dove sono rappresentati tutti gli stemma dei castelli che la fondarono ,capace di interpretare la nuova città, veramente l’Aquila del multiverso indicando così il suo destino. Una immagine non stereotipata ma capace di riappropriarsi del suo territorio in modo diverso da quello che furono le sue origini ma senza tradirle.

Una città tra monti che guarda oltre i monti, che scavalca le barriere ,che sia un luogo ideale per esprimersi aperta ai giovani, al loro sguardo, al loro mondo . Un obiettivo realizzato sicuramente dall’Università degli Studi ma non sufficiente per identificare una città che sappia, nelle iniziative del programma capitale della cultura, declinare in modo nuovo il senso di attaccamento , di appartenenza , di identità non solo ai luoghi iconici ma anche interstiziali. Dare dunque un valore nuovo a quello che ho ricordato nelle riga precedente che è in definitiva proprio la sfida della cultura del futuro: inclusione ,rispetto, attenzione. Significaun’attenzione quotidiana a quello che ci circonda . Ovvero la consapevolezza di vivere tra fragilità delle persone, delle cose, della natura dove ogni gesto ha un peso; riconoscere che quotidianamente bisogna attraversare un mondo- quello del territorio – con la capacità di rimanere al proprio posto ;evitare quello che accade sui social, le liti e insulti da tastiera : Dare il proprio contributo accogliendo l’altro come diverso da sé , costruire relazioni. Esiste la cultura e la bellezza della cultura cheè capace attraverso il vocabolario delle metamorfosi della città ,come abbiamo detto, di restituire il valore ad alcuni principi tra i quali equità e reciprocità.Un decalogo di parole che apre ad una sfida , che mette in fila da persona a comunità, da responsabilità a solidarietà,da epica a sacralità,da memoria a contaminazione, un decalogo della transizione . Quella di una città che rinnova e ritrova la sua essenza .Storia, memoria in cammino secondo una linea retta dunque che non può non spingersi oltre il presente e anche il futuro prossimo grazie soprattuto alla cultura di un territorio che insieme a L’Aquila ne rappresenta non una ma mille capitali.

(1)Decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito con modificazioni dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, dietro proposta del ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo,,

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