L’EDUCAZIONE AI TEMPI DI TRUMP

Redazione-  Come pedagogisti non possiamo più limitarci a leggere ciò che accade in Venezuela solo con le lenti della geopolitica o della diplomazia internazionale.

L’azione e la retorica di Donald Trump producono infatti effetti che vanno ben oltre il piano politico e che interrogano direttamente il nostro campo: quello educativo e pedagogico.

Quando il messaggio che passa è che “vince il più forte”, che l’arroganza può sostituire il dialogo e che la forza diventa legittima se esercitata da chi ha potere, siamo di fronte a una vera e propria pedagogia nera.

Un modello diseducativo che rischia di diventare esempio implicito per le giovani generazioni, insegnando che il conflitto non si governa ma si schiaccia, che il limite non è valore ma debolezza, che l’altro non è interlocutore ma ostacolo.

La pedagogia, invece, nasce per affermare l’opposto: la responsabilità, il rispetto, la cooperazione, la cura delle relazioni e dei diritti.

Tollerare senza riflessione questi modelli significa accettare che l’educazione venga sostituita dalla sopraffazione come linguaggio simbolico dominante.

Per questo, come pedagogisti, abbiamo il dovere di nominare questi processi, smascherarne la portata diseducativa e riaffermare che l’educazione non può mai essere neutra: o costruisce democrazia, o prepara terreno alla violenza.

Commenti (1)
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  • Gabriele Gaudieri

    Il Sig.Presidente dell’Apei,
    Pedagogista, ci fa notare che nella società odierna ” vince il più forte”, che il ” conflitto non si governa , ma si schiaccia” e si afferma inesorabilmente un modello diseducativo…
    Certamente nella politica occidentale lo scontro tra opposte fazioni è diventato sempre più violento e scompare, nell’uno e nell’ altro schieramento, la dialettica, fondamento di una buona e sana educazione!
    I giovani vivono il disagio e nel disagio, dobbiamo recuperare una vera “Paideia”.