” IL PEI DIGITALE TRA NORMA E RESPONSABILITÀ PEDAGOGICA ” -DOTT.SSA ROBERTA FAMELI

Redazione-  Negli ultimi anni il PEI digitale è entrato concretamente nella vita quotidiana delle scuole, trasformandosi da adempimento percepito come tecnico a snodo centrale della progettazione inclusiva. Nella pratica scolastica, questa trasformazione si manifesta spesso in modo meno lineare di quanto previsto dai dispositivi normativi, facendo emergere scarti, resistenze e responsabilità che raramente trovano spazio nei documenti ufficiali.

L’analisi che segue si fonda sull’esperienza diretta maturata come docente in un istituto comprensivo che ha adottato il PEI digitale, collocando la riflessione all’interno di un contesto professionale concreto e trasferibile ad altre realtà scolastiche. L’introduzione del nuovo modello di Piano Educativo Individualizzato non rappresenta un semplice aggiornamento normativo o procedurale, ma segna una svolta culturale nel modo in cui la scuola progetta l’inclusione.

Il quadro normativo di riferimento si articola attraverso alcuni provvedimenti fondamentali. Il Decreto Legislativo 66/2017 ha fornito le basi per la nuova concezione dell’inclusione scolastica in coerenza con la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. La riforma è stata poi concretamente avviata con il Decreto Interministeriale 182/2020, che ha introdotto i nuovi modelli nazionali di PEI e le relative Linee guida, definendo con maggiore precisione la composizione e le funzioni del Gruppo di Lavoro Operativo per l’inclusione (GLO). Successivamente, il D.I. 153/2023 ha apportato significativi aggiornamenti normativi, consolidando il carattere collegiale del documento e precisando ulteriormente le modalità operative di redazione e approvazione. A completare il quadro interviene la Nota MIM n. 2780/2024, che accompagna l’implementazione digitale fornendo indicazioni tecniche e procedurali per l’adozione delle piattaforme informatiche.

Questo impianto normativo ha ridefinito il PEI come atto esplicitamente collegiale, collocando la progettazione educativa all’interno di una responsabilità condivisa che trova nel GLO il proprio spazio decisionale formale e vincolante per tutti i soggetti coinvolti.

La progressiva digitalizzazione del PEI è stata inizialmente interpretata come un’evoluzione prevalentemente tecnica, una trasposizione informatica di pratiche consolidate. Tuttavia, il passaggio al digitale ha reso più visibili questioni di natura strutturale legate all’organizzazione scolastica, alla distribuzione delle responsabilità professionali e, in ultima analisi, alla qualità della progettazione inclusiva.

Nel mio istituto comprensivo, il PEI digitale è stato adottato nell’anno scolastico appena concluso. Il percorso ha coinvolto dirigenza, funzioni strumentali per l’inclusione, docenti di sostegno e curricolari e personale amministrativo. È emerso con chiarezza come l’introduzione dello strumento digitale richieda un coordinamento che va ben oltre la compilazione del documento. La piattaforma scelta, integrata con i sistemi informativi ministeriali, risultava coerente con le indicazioni operative del Ministero. L’esperienza ha mostrato come la qualità del PEI digitale dipenda non tanto dallo strumento in sé, quanto dalle condizioni organizzative e dalla cultura professionale che ne sostengono l’uso.

Le prime difficoltà sono state di natura tecnica: accessi, modalità di compilazione guidata, familiarizzazione con un ambiente strutturato. Ostacoli nel complesso superabili attraverso supporti operativi e formazione tra pari. Più complesse si sono rivelate le questioni organizzative. Il PEI digitale richiede una sincronizzazione effettiva tra più soggetti – docenti, specialisti, famiglie, segreteria – che nella pratica quotidiana si scontra con tempi ridotti, scadenze ravvicinate e una delega implicita della compilazione al solo docente di sostegno.

Durante le riunioni del GLO è emerso un disagio diffuso legato al cambiamento richiesto dal nuovo modello: il passaggio da una descrizione prevalentemente narrativa delle pratiche didattiche alla formulazione di obiettivi espliciti e monitorabili. Questo scarto ha evidenziato come la progettazione richiesta dal PEI digitale presupponga competenze condivise di pianificazione, osservazione e valutazione che non sempre trovano adeguato supporto nelle condizioni organizzative quotidiane.

La digitalizzazione introduce inoltre una responsabilità spesso sottovalutata: la tutela della privacy. Il PEI contiene dati riconducibili alle categorie particolari previste dall’art. 9 del Regolamento UE 2016/679 (GDPR), relativi alla salute, al funzionamento e alla storia personale dell’alunno. Come richiamato dal Garante per la protezione dei dati personali, il PEI non può essere trattato come un documento liberamente condivisibile attraverso strumenti generalisti. La gestione digitale impone scelte consapevoli in termini di conservazione, accesso e condivisione, in coerenza con il D.Lgs. 196/2003, come modificato dal D.Lgs. 101/2018.

Il PEI digitale non rappresenta, di per sé, una garanzia automatica di maggiore inclusione. Rende piuttosto visibili le scelte culturali e organizzative delle scuole, mettendo in evidenza potenzialità e fragilità dei contesti educativi.

Investire nel PEI digitale significa allora investire in formazione, coordinamento e cultura professionale. Significa riconoscere che l’inclusione non è un compito delegabile né un adempimento formale, ma una responsabilità pedagogica collettiva che, nella pratica quotidiana, richiede tempo, confronto e assunzione condivisa delle decisioni.

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