IL GIORNO DEL RICORDO È UN FALSO STORICO

“Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi,

conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente.”

Bertolt Brecht – (Vita di Galileo)

Redazione-  Come ogni anno con l’avvicinarsi del 10 febbraio, “giorno del ricordo”, fascistelli veri e mascherati, ci propinano le loro falsità sulla presunta tragedia che si abbatté sul confine orientale alla fine della II Guerra Mondiale.

Comuni, Istituzioni, TV e Scuole, formano il coro del revisionismo storico, che in nome della “pacificazione nazionale e della memoria condivisa” vuole mettere sullo stesso piano occupanti ed occupati, nazifascisti e antifascisti, repubblichini e partigiani, oppressori e oppressi.

Però per prima cosa bisogna fare un po’ di chiarezza su questa giornata.

Con una legge del 2004, Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, ex banchiere ed esponente della finanza globalista, la “giornata del ricordo” diventa ufficiale nel nostro paese. Ma è utile ricordare chi era al governo in quell’anno:

  • Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, noto anticomunista e pluripregiudicato per diversi crimini;
  • Vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini di Alleanza Nazionale, erede del MSI di Giorgio Almirante, costretto ad abbandonare la politica per il noto scandalo della casa di Montecarlo.

Ricordiamo anche chi era Giorgio Almirante: Repubblichino, redattore del giornale “La Difesa della Razza” e del “Manifesto della Razza” in cui si afferma che “Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti….”, Segretario del MSI, nel 1947 viene condannato per la sua collaborazione con le truppe naziste. Per questo reato verrà emesso nei suoi confronti un provvedimento di confino di polizia. Fu accusato successivamente e più volte del reato di apologia del fascismo e di legami con i terroristi fascisti.

Tra i Ministri di quel Governo c’erano:

  • Mirko Tremaglia in quota A.N. ex repubblichino e tra i fondatori del MSI;
  • Gianni Alemanno anch’esso in quota AN, (ex genero di Pino Rauti, Repubblichino e fondatore dell’associazione eversiva Ordine Nuovo), arrestato diverse volte per aver partecipato ad aggressioni nei confronti di militanti comunisti e di aver lanciato una molotov contro l’ambasciata dell’URSS a Roma, come Sindaco di Roma è stato condannato a 6 anni di reclusione per “corruzione” e “finanziamento illecito”, è stato implicato nella famigerata vicenda di “Mafia Capitale”, arrestato nuovamente il 31 dicembre 2024 è ancora detenuto a Rebibbia per aver violato i termini di custodia cautelare;
  • Altero Matteoli sempre in quota AN anch’esso proveniente dalle fila del MSI;
  • Maurizio Gasparri, anch’esso in quota AN (ora esponente di spicco e capogruppo al Senato di Forza Italia) anche lui proveniente del partito neofascista di Almirante.

Ma chi sono gli “eminentissimi” storici che stanno alla fonte di questa falsificazione storica? Nell’ordine:

  • Luigi Papo, noto fascista sotto il regime e capo della Milizia Montona, responsabile di eccidi e di rastrellamenti di partigiani. È stato considerato dalla ex Jugoslavia un criminale di guerra di cui chiese l’estradizione;
  • Padre Flaminio Rocchi, fascista, esponente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia;
  • Maria Pasquinelli collaboratrice della X MAS di Junio Valerio Borghese e dei servizi segreti della RSI;
  • Marco Pirina, incriminato per il tentativo di golpe Borghese del 1970;
  • Giorgio Rustia, militante di Forza Nuova;
  • Ugo Fabbri iscritto al MSI;
  • Augusto Sinagra, legale di Licio Gelli ed iscritto alla loggia P2 che è stato il regista di questa operazione;
  • Graziano Udovisi, l’unico sedicente superstite ad una Foiba che si conosca, morto qualche anno fa, che non fu altro che un criminale di guerra già condannato dalla giustizia italiana. La sua condanna, ma guarda un po’, venne attenuata in quanto scampato ad una famigerata foiba a Fianona.

Quello che si vuol far passare è un parallelo tra i campi di sterminio nazifascisti e le foibe, e questo è un abominio che va rigettato con sdegno, indignazione e disprezzo. Certi accostamenti sono ingannevoli dal punto di vista storiografico e diseducativi dal punto di vista didattico. Semplificare i fatti accaduti nel corso della II guerra mondiale sono fuorvianti e non sostenibili sotto il profilo morale.

Accostare Risiera e Foibe è aberrante.

Sono due fatti diversi tra loro e per questo incomparabili. La Risiera è il frutto della irragionevole ideologia nazista che ha prodotto Belsec, Treblinka, Auschwitz, Mauthausen, Sobibor, Dachau. Le foibe, al contrario, rappresentano il modo di seppellire i “morti altrui” a cui ricorsero i soldati durante la Prima Guerra Mondiale, i fascisti e i nazisti durante l’occupazione italiana e tedesca nella Seconda guerra mondiale e anche i partigiani.

Veniamo ai fatti storici, quelli veri.

La zona in cui questi presunti eccidi sono avvenuti è zona di confine tra Italia e la ex Jugoslavia, tra il Friuli e l’Istria.

L’Istria alla fine della Prima Guerra Mondiale, con il trattato di Rapallo del 1920 e quello di Roma del 1924, “diventa” italiana nonostante la maggioranza della popolazione fosse dalmata. Durante il ventennio fascista ci fu una vera e propria colonizzazione italiana dell’Istria dove era vietato parlare la lingua dalmata, dove gli insegnanti di origine slava vennero cacciati sia dal loro posto di lavoro, sia dalle loro case. Una intera classe dirigente slava fu scacciata dalla propria terra e ridotta in semi schiavitù. Tanti erano i proclami che recitavano il divieto di parlare la lingua slava e la minaccia che gli “squadristi” avrebbero fatto rispettare “con metodi persuasivi” tale divieto.

L’occupazione italiana dell’Istria è stata tra gli eventi tra i più vergognosi perpetrato dallo stato italiano e fascista al pari di quelli dell’Abissinia e della Libia. Stragi di popolazione slava e, questi si, infoibati come recitava all’ultima strofa una canzone degli squadristi fascisti: “In fondo alla foiba Finir el dovarà”.

Diamo qualche dato vero e smontiamo qualche falsità storica su cui si basa questo “giorno del ricordo”. Innanzitutto, dalle foto: quelle più utilizzate da tutti i media e non ultimo il TG1, ritraggono le fucilazioni e le deportazioni che l’esercito italiano faceva nei confronti dei civili slavi e non il contrario.

Poi passiamo ai dati, quelli veri. I morti italiani furono non più di 500, difatti anche un giornale locale della destra Triestina “Trieste Sera” l’8/1/1949 scrive: “se consideriamo che l’Istria era abitata da circa 500mila persone, delle quali oltre la metà di lingua italiana, i circa 500 uccisi ed infoibati non possono costituire un atto antitaliano ma un atto prettamente anti-fascista.”

Si sostiene che nelle foibe siano state gettate migliaia di italiani, dalle ricerche però si evidenziano che:

  • nella foiba di Basovizza (che non è una foiba ma il pozzo di una miniera), sono trovati solo i resti di alcuni militari tedeschi risalenti alla grande guerra (Prima Guerra Mondiale, la specifica è d’obbligo per i signori delle falsità storiche) e qualche carcassa di animale;
  • nella foiba di Opicina (Monrupino) si trovarono solo alcuni corpi di soldati morti in battaglia;
  • nella foiba di Fianona non si è mai trovato nulla e nessuno ha mai sentito parlare di corpi gettati lì dentro;
  • infine, si è pure parlato delle foibe di Fiume ma lì non ci sono foibe.

L’unica foiba in cui si rinvennero diciotto (18) cadaveri è l’abisso Plutone. Prigionieri fascisti che vennero fucilati dalla banda Steffè, composta in realtà da militari della X MAS, di Junio Valerio Borghese autore del tentato colpo di Stato del 1970, che commettevano crimini facendosi passare per partigiani al fine di screditare questi ultimi agli occhi della popolazione. Stessa tattica usata a Portella della Ginestra (1947) dove ad essere accusato della strage fu il bandito Giuliano che aveva ormai completato il ruolo di destabilizzazione democratica in Sicilia, nonostante la confessione del luogotenente di Giuliano, Gaspare Pisciotta, indicò come esecutori della strage i militari della X MAS e tra i mandanti noti esponenti della D.C. tra cui anche il padre dell’attuale Presidente della Repubblica.

Per decenni i propagandisti fascisti hanno parlato di migliaia di “infoibati” e ogni volta il numero aumentava fino ad arrivare a centinaia di migliaia di morti senza portare nessun documento per avvalorare le loro tesi e citandosi l’un l’altro per convalidare il “si dice” che non ha nessun valore storico.

L’istituzionalizzazione del 10 febbraio tende a far credere che la popolazione italiana fu cacciata dalla propria terra, quando in realtà i territori Istriani e Dalmati furono occupati militarmente dopo la Prima Guerra Mondiale e non erano mai stati abitati, se non in minima parte da italiani.

Il fenomeno esploso a livello nazionale ha coinvolto anche esponenti della sinistra e addirittura la dirigenza di Rifondazione Comunista Bertinottiana che ha condannato senza appello la resistenza Jugoslava e i partigiani italiani, che con essa hanno collaborato, per presunti crimini dei quali non vi è prova e avvalorando la vulgata di “italiani brava gente” in nome di una pacificazione nazionale e concedendo alla destra fascista e xenofoba una giornata da contrapporre al 25 aprile ed una “eroina” Norma Cossetto da contrapporre alle tante vittime di civili martoriati dalla milizia fascista e nazista.

Ma chi era Norma Cossetto? Chi era questa “eroina” tanto cara ai fascisti italiani?

Di Norma Cossetto sappiamo tutto e non sappiamo nulla: sappiamo tutto per le voci che si sono rincorse in quegli anni, ma non sappiamo nulla di come si sono svolti i fatti, né la data precisa della sua morte che sarebbe avvenuta il 5 ottobre del 1943 (data importante da tenere a mente se si vuole fare una ricostruzione storica avvalorata da fatti concreti e non da dicerie).

Cosa sappiamo di Norma Cossetto? Sappiamo che era figlia di Giuseppe e che apparteneva a una famiglia di proprietari terrieri, podestà di Visinada e infine Commissario Governativo per le Casse Rurali dell’Istria, era stato squadrista della prima ora, aveva partecipato alla marcia su Roma, diventando poi segretario politico del partito fascista locale. Nell’autunno del 1943 fu aggregato al 134° Battaglione d’assalto delle Camicie Nere, un reparto impegnato, sotto il comando tedesco, nelle azioni di rastrellamento antipartigiano di inizio ottobre.

Cosa non sappiamo di Norma Cossetto? Non sappiamo come è morta. Tutto quello che sappiamo è tratto dai racconti “poco credibili” e carichi di “contraddizioni” di personaggi squallidi che hanno “costruito” la storia attorno a questa figura. Sicuramente era una fascista che negli anni del ventennio, benché giovane, aveva avallato le persecuzioni dei Dalmati da parte del padre e degli squadristi fascisti, si era fidanzata con un ufficiale della X-MAS di Junio Valerio Borghese autore delle più efferate stragi sia durante il fascismo sia dopo.

Ma torniamo alla Storia, quella vera, quella con la S maiuscola: il 29 settembre del ’43 i reggimenti tedeschi affiancati da reparti di fascisti volontari, come quello di Giuseppe Cossetto fece partire in Istria una vasta operazione di “bonifica” anti-partigiana. Si trattò probabilmente del più brutale atto di guerra che abbia interessato l’Istria in tutta l’età moderna. A essere colpiti non furono solo i partigiani: si trattò di una vera e propria guerra ai civili, con incendi di intere borgate e massacri sistematici di tutta la popolazione di determinate aree. A fine operazione i tedeschi rivendicarono 4.983 «banditi» morti e 6.877 prigionieri.

La morte di Norma Cossetto è datata nella notte tra il 4 e il 5 ottobre del 1943, ma il territorio dove fu uccisa in quelle date era sotto il controllo tedesco e non può sfuggire il fatto che la Wehrmacht una volta preso il possesso dei territori trucidava sia i carcerieri che i carcerati per timore che questi ultimi avessero dato informazioni al nemico.

Ma come mai giornali, TV, scuola e anche tutto l’arco politico italiano ha accettato questa falsità storica imposta da un gruppo di fascisti impenitenti come verità da imporre a tutti? Innanzitutto, per controbilanciare il 25 aprile e mettere sullo stesso piano partigiani e fascisti, ma soprattutto per ridimensionare i crimini perpetrati dai criminali fascisti nei confronti della popolazione slava dell’Istria.

La classe dominante vuole riscrivere la storia, come ha già fatto il Parlamento Europeo con una risoluzione del 2019 che ha messo sullo stesso piano il comunismo e il nazismo. Così il “giorno del ricordo” vuole essere fatto passare come atto criminale delle formazioni partigiane e non come la rivolta delle popolazioni contro l’oppressione e lo sfruttamento.

Vuole coprire le stragi compiute dai fascisti dagli anni Venti in poi contro le popolazioni slave, vuole coprire le confische dei beni ai contadini, tacere sulle atrocità compiute dai fascisti e dal Regio Esercito Italiano e del Generale Robotti, che si lamentava della scarsa crudeltà dei suoi soldati.

È necessario ricordare agli antifascisti da passerella, a quella sinistra fucsia rappresentata dal PD, da Rifondazione Comunista, Sinistra Italiana e dai suoi alleati-zerbini, che il fascismo si combatte con la cultura e non cantando “Bella Ciao” alle manifestazioni (tra le altre cose “Bella Ciao” non fu mai il canto dei Partigiani, fu scritta negli anni ’50, il canto dei Partigiani è sempre stato “Fischia il Vento” che era anche l’inno ufficiale delle Brigate Garibaldi), non permettendo che le falsità storiche diventino patrimonio delle masse. Tacendo si avvalora la falsa narrazione dei fascisti che fedeli al propagandismo nazista continuano a “ripetere la bugia 10, 100, 1000 volte” per farla diventare realtà.

Accettare supinamente queste teorie revisioniste fatte di menzogne significa condividere un periodo storico fatto di vergogna e di soprusi.

Questa giornata dimostra, purtroppo, il segnale della triste distruzione culturale e politica a cui assistiamo.

È un dovere non solo continuare a ricordare chi si è battuto e ha perso la vita nella Resistenza, ma stare attenti e condannare ogni tipo di rigurgito neofascista e non dare agibilità e credibilità a chi oggi inneggia a Mussolini o Hitler e tantomeno a chi non ha mai rinnegato il proprio passato fascista come le attuali più alte cariche dello stato: il Presidente del Consiglio Meloni, il Presidente del Senato La Russa e buona parte del Governo e del Parlamento Italiano, e a chi allo stesso tempo non rinnega il suo passato di picchiatore fascista e che oggi si vuole riciclare tra le forze dell’antisistema o chi come qualche ex generale dell’esercito arruolato alla politica come raccattatore di voti forse per ignoranza, forse consapevolmente inneggia continuamente alla X MAS.

Pertanto, non possiamo non ricordare quanto detto da Togliatti, e che sia di monito per tutti: “Il fascismo è una dittatura apertamente terroristica degli elementi più reazionari, più sciovinisti e imperialisti del capitale finanziario, realizza gli ordini del suo padrone, la borghesia, la quale ha trovato un’organizzazione politica adatta ad esercitare una pressione armata sulle classi lavoratrici”.

ESSERE ANTIFASCISTI, COMBATTENDO VECCHI E NUOVI FASCISMI, È UN DOVERE PER CHIUNQUE SI BATTA PER IL PROGRESSO SOCIALE E CIVILE.

 

Il fascismo non è un’opinione, è un crimine (Sandro Pertini)

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