Redazione- Il futuro dell’Iran sarà determinato dagli iraniani o non sarà. E’ questa l’unica strada per il cambiamento di un regime verso il quale la popolazione iraniana guarda a volte con raccapriccio ma che nella transizione non può essere sostituito dall’idea occidentale di democrazia perchè il popolo iraniano ha la sua storia e la sua cultura che offre soluzioni accettabili per quel popolo solo se vengono proprio dal cuore di quella storia e di quella culura.
Le vittime accertate fino a venerdì 16 gennaio , secondo l’AGI, sono almeno 2.348, . La Repubblica islamica ha i giorni contati ? Ma a pagare il prezzo più alto per la liberttà sono i ragazzi e le ragazze dell’Iran. Studenti, studentesse, campioni sportivi, artisti. Una generazione che non accetta una dittatura religiosa .
“I Pasdaran non sono solo una macchina di repressione, ma un Juggernaut economico”, secondo stime prudenti,controllano il 42-50% dell’economia,i generali sono miliardari, i loro figli fanno vite di lusso. Vogliono preservare tutto questo e non gli interessa di Khamenei, del suo velayat i faqit (il governo del giureconsulto); verrà il tempo in cui dovranno decidere se preservare quello che hanno conquistato, almeno provare a farlo, o continuare a uccidere per Khamenei ma poi perdere tutto; questo punto di svolta penso non sia lontano”. Lo dichiaraAbbas Milani, direttore di Studi Iraniani presso la Stanford University .
Gli analisti ma anche alcuni rappresentanti dell’opposizione in esilio ritengono che il tracollo del regime è certo anche se con tempi incerti..
Il punto di svolta potrebbe essere un tracollo finanziario determinato secondo Scott Bessent, il ministro del Tesoro Usa.
«I ratti stanno abbandonando la nave, vediamo decine di milioni di dollar trasferiti fuori dal Paese da parte della leadership iraniana». Fondi ingenti che verrebbero trasferiti dunque con urgenza crescente in banche straniere, in modo – si presume – da metterli in salvo specie nel caso la situazione sfuggisse di mano e i leader dovessero abbandonare il Paese.Lo sostiene lascia intendere Scott Bessent, il ministro del Tesoro Usa, nelle dichiarazioni bellicose rese oggi a Newsmax, canale americano vicino al mondo MAGA. Altro che riprendere il controllo del Paese, i leader del regime teocratico stanno «abbandonando la nave», sostiene Bessent, le cui prove a sostegno della tesi sono di natura finanziaria.
Per quanto tempo ancora i Pasdarm dunque saranno disponibili ad uccidere una popolazione in nome di Ali Khamenei che continua a rimanere al potere malgrado la situazione del paese abbia superato la soglia che permette un cambio di regime: una crisi fiscale, elite divise, una coalizione di opposizione diversificata, una narrazione convincente della resistenza e un contesto internazionale favorevole.
Ali Khamenei , Guida Suprema, in carica dal 1989,. sopravvissuto ad un tumore ha in qualche modo fatto capire di essere consapevole che il suo tempo è limitato .Nato il 19 aprile 1939 a Mashad, città santa per gli sciiti, Khamenei, secondogenito dell’hojatoleslam Javad Khamenei, ha frequentato il seminario di Mashad, e ha avuto come insegnanti l’ayatollah Borujerdi e Ruhollah Khomeini, il “padre” della Repubblica islamica. Dopo un pellegrinaggio e periodi di studio a Najaf, città irachena fondamentale per la formazione religiosa degli sciiti vive a Qom, il ‘Vaticano’ degli sciiti, dove fino al 1964 segue gli insegnamenti di diversi tra gli ayatollah più noti dell’epoca. Discepolo dell’Imam Khomeini come afferma lui stesso nei primi anni Sessanta si unì ai rivoluzionari che si opponevano al regime dello Shah e alla sua politica filo-americana Subito dopo il ritorno di Khomeini a Teheran nel 1979, Khamenei fu nominato membro del Consiglio della Rivoluzione Dopo l’assassinio del presidente Mohammad Ali Rajai, Khamenei fu eletto presidente dell’Iran, incarico che ricoprì per due mandati consecutivi fino al 1989. quando dopo la morte di Khomeini, fu eletto Rahbar dall’Assemblea degli Esperti, dopo l’estromissione dell’ayatollah Montazeri, inizialmente designato come successore.
Ali Khamenei , è dunque il volto di un potere che da quarant’anni permette l’esercizio reale del potere da parte di un grupporistretto nelle cui mani è concentrata la ricchezza a svantaggio di una popolazione che non riesce a far fronte alle necessità quotidiane a causa delle sanzioni internazionali, della corruzione, dell’inflazione e della disoccupazione giovanile,.Significative disparità sociali dimostrano la mancanza di redistribuzione della ricchezza nazionale, che , come si diceva ,si concentra nelle mani di poch
Sulle difficoltà, anzi sulla quasi impossibilità di un intervento americano diretto in Irana lo ha capito anche Donald Trump che ci ha abituato a dichiarazioni di intenti sui quali a volte ha fatto marcia indietro. E lo sanno benessimo i suoi consiglieri e i suoi generali. Ma anche qualche altra voce si è unita alla dissuasione :«Invitiamo con forza le teste calde di Washington e di altre capitali, che sembrano contemplare una nuova avventura militare, a tornare in sé ed evitare la ripetizione della tragedia del giugno 2025, quando l’aggressione statunitense e israeliana ha quasi provocato una grave catastrofe nucleare “ dichiarazione testuale dell’ambasciatore russo all’Onu Vassilij Nebenzja .
Shirin Ebadi premio Nobel per la pace al Corriere della Sera aveva detto dopo le vicende venezuelane : “Pensavo: perché non fanno con gli ayatollah come hanno fatto con Ismail Haniyeh, colpito nella sua camera da letto quando era in visita a Teheran? Oppure, possono prendere spunto dalla Guerra dei 12 giorni con Israele dove hanno colpito la catena di comando dei pasdaran. Secondo me possono pensare anche di attaccare la casa di Ali Khamenei, il leader supremo, in modo che questo anziano di 88 anni venga ucciso e con lui le guardie personali. Questo sì che darebbe un duro colpo al regime”.
Trump che aveva annunciato un intervento in Iran sollecitando i dimostranti a persistere e facendo evacuare i cittadini americani perchè gli aiuti erano vicini ha dovuto fare retromarcia. Sicuramente convinto secondo il Nyt da Netanyahu che gli chiedeva tempo per preparare Israele ad una reazione dell’Iran ma sopratutto ,secondo il Wsj dai suoi consiglieri che gli hanno fatto presente che un attacco non avrebbe fatto cadere il regime. Anche diversi Paesi del Medio Oriente – scrivono Wsj e Financial Times – hanno fatto pressione sugli Usa per scongiurare un intervento armato. Anche Qatar, Arabia Saudita, Oman ed Egitto, secondo quanto riferito invece da un funzionario di uno Stato arabo, avrebbero chiesto all’amministrazione Trump di non attaccare l’Iran
L’Iran non è il Venezuela . E’ un paese di ottanta milioni di abitanti con giacimenti di petrolio e gas naturale (tra i maggiori produttori mondiali), oltre a rame, ferro, carbone e cromo, che alimentano una diversificata industria petrolchimica, siderurgica e tessile. negli anni ’60 e ’70, è stato protagonista di un processo di industrializzazione finanziato dai proventi del petrolio.
Un sovvertimento del regime non è una novità per il popolo iraniano che nel 1979 ne ha già subito le conseguenze quando , l’intera classe dirigente filo-monarchica fuggì poco dopo lo scià . In quegli anni ci furono guerre interne ed esterne, che costarono almeno un milione di morti. Infatti l’Iran è una repubblica islamica dal 1979. Il governo è costituito da un sistema duale con organi non elettivi, ma nominati per cooptazione, ed organi eletti. La Guida Suprema (Rahbar) è la massima espressione della espressione della Velāyat-e faqīh (La tutela del giurisperito) e nomina i sei membri religiosi del Consiglio dei Guardiani della Costituzione. Tale consiglio è composto da 12 membri ed ha il compito di approvare le candidature alla presidenza della Repubblica e certificare la loro competenza e quella del parlamento. In capo alla Guida Suprema risiede il comando delle forze armate. In assenza della Guida Suprema, il potere viene esercitato da un consiglio di capi religiosi, scelti da un’assemblea di esponenti religiosi.
Il popolo iraniano è un popolo orgoglioso con una eredità culturale importante. Ottanta milioni di persone con etnie diverse.Una società multietnica e prevalentemente sciita . Dario Fabbri intervistato da Formigli nel programma de La 7 “Piazza pulita” giovedì 15 gennaio 2026 ha offerto una lettura della situazione in Iran sottolineando un aspetto spesso frainteso in Occidente.” Secondo Fabbri, i persiani non soffrono affatto di un complesso di inferiorità nei confronti dell’Occidente, anche se noi tendiamo a raccontarcela così. Non esiste un desiderio diffuso di vivere come viviamo noi. Anzi, un eventuale intervento degli Stati Uniti rischierebbe di innescare un pericoloso corto circuito, andando a colpire direttamente l’orgoglio nazionale iraniano. “
Ecco perchè tornando al tema di questa riflessione il futuro dell’Iran è soprattutto una questione interna .Sarà decisa dagli iraniani anche se I problemi per così dire da risolvere in via diplomatica ma che in questi anni hanno determinato le sanzioni che hanno impoverito appunto la popolazione sono sempre gli stessi : “ L’arricchimento nucleare, i missili (devono ridurre il loro inventario); il materiale [nucleare, ndr] effettivo che hanno, che è di circa 2000 chilogrammi arricchiti tra il 3,67% e il 60%; e i proxy”.
Un Iran sotto pressione su più fronti, con la leadership di Khamenei, e soprattutto la sua eredità, sempre più al centro di un confronto che non è solo interno ma anche internazionale .Un Iran in cui il procuratore di Teheran in merito alle giustificazioni della marcia indietro di Trump con la giustificazione che in quel paese sono revocate le condanne a morte di massa dice che sono “sciocchezze inutili e infondate”. In cui la Guida suprema iraniana Ali Khamenei ha attaccato Donald Trump, accusandolo di essere responsabile delle morti in Iran durante le proteste..
Gli attacchi Usa ai siti di arricchimento dell’uranio pur non avendo avuto risultati apprezzabili perchè l’Iran, secondo gli analisti, + in grado di continuare quel lavoro ,pur distruggendo alcuni obiettivi; hanno infranto l’illusione di invincibilità del regime. Oltre 80 siti, dai depositi missilistici di Kermanshah agli impianti nucleari di Natanz, sono stati colpiti, causando 547 vittime civili e 3.200 famiglie sfollate.La risposta del regime si può definire quasi simbolica..
La sensazione che il regime non sia invincibile e che nopn sia eterno insieme alla frammentazione delle élite, interventu esterni e una possibile rinascita dinastica con i Reza Pahlavi che da tempo si è detto disponibile ad un ritorno in patria hanno fattoè dire ad almeno cinque membri in carica della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera privatamente che erano disponibili a sostenere “modelli basati sulla transizione che preservano l’integrità territoriale ma rimuovono il potere rivoluzionario” secondo quanto pubblicate dall’organo dissidente di Praga Zamaneh Media almeno dal 2025.
Ma qualsiasi intervento esterno per il cambio di regime potrebbe portare a risultati ben peggiori della continuità della Repubblica Islamica . E’ accaduto in Iraq e in Afghainstain .Occorre dunque prestare molta attenzione al fatto e quindi guardare in questo senso alle cose iraniane che la prospettiva di una restaurazione sostenuta dagli Stati Uniti o da Israele suscita nella popolazione iraniana il timore di una rinnovata sottomissione nazionale .
Ecco perchè pur essendo l’Iran in una fase terminale come sostiene il noto islamologo svizzero e tedesco Reinhard Schulze, secondo cui il regime di Teheran, soffocato da una crisi economica irreversibile e da una ribellione ormai endemica, potrebbe collassare entro poche settimane, il cambiamento dovrà essere determinato solo dal popolo iraniano . Le incognite attuali per il cambio di regime tra cui la sostenibilità e la scala delle proteste; la capacità di organizzazione dell’opposizione.;l ’assenza di leadership, coordinamento e sintesi delle rimostranze popolari in un’agenda politica di trasformazione condivisa ; la tenuta del governo e degli apparati repressivi.; i rischi di un intervento mirato volto a intimidire il regime e a spingerlo verso un compromesso con gli Stati Uniti , il possibile ruolo del figlio del deposto scià:;l’esaurimento delle risorse a causa delle sanzioni per resistere contemporaneamente alla domanda di trasformazione dall’interno e alla pressione economico-militare dall’esterno, sono rischi reali.
Ma più reale è il rischio se la transizione non sarà determinata dal popolo iraniano d un cambimanto che non cambia niente anzi che peggiora, come in altri scenari in cui il cambiamento è stato imposto dall’alto , la situazione .