COMMENTO” ALL’INFINITO “ DI GIACOMO LEOPARDI – PROF GABRIELE GAUDIERI PEDAGOGISTA, DIDATTA, FORMATORE

L’infinito

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,

E questa siepe, che da tanta parte

Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

Spazi di là da quella, e sovrumani

Silenzi, e profondissima quiete

Io nel pensier mi fingo; ove per poco

Il cor non si spaura. E come il vento

Odo stormir tra queste piante, io quello

Infinito silenzio a questa voce

Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,

E le morte stagioni, e la presente

E viva, e il suon di lei. Così tra questa

Immensità s’annega il pensier mio:

E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Leopardi, nel 1819, si “converte” dal cattolicesimo retrivo e reazionario, all’ateismo, tanto che Cesare Luporini, in “Leopardi progressivo” afferma che il poeta può essere considerato precursore addirittura di Feuerbach e Marx.

Dopo la “conversione” Leopardi compone “L’Infinito” e “Alla luna”.

Il poeta vorrebbe , inizialmente, “nell’ Infinito” , guardare “l’ultimo orizzonte “, ma viene ostacolato dalla siepe, che rappresenta un ostacolo fisico e spirituale ( limita i sensi ed attiva l’immaginazione) che non gli permette di andare oltre “l’ultimo orizzonte” , per cui si siede e guarda “interminati spazi” che, però, sono il frutto della sua immaginazione, la quale dà origine all’infinito spaziale e temporale; in un primo momento il cuore del poeta subisce un sussulto, quasi di timore, poi, al contrario, l’infinito, evocato dalla sua capacità immaginativa, gli offre un conforto senza eguali, per cui ” naufragar m’è dolce in questo mare”.

Leopardi, divenuto ateo, sente il bisogno di “trascendenza” laica e , quindi, con gli occhi dell’immaginazione può provare quel senso di pace e serenità, sia pur momentanea,  che altrimenti non avrebbe mai provato … è per questa ragione che Binni definisce l’ “Infinito” un inno sacro, non religioso, intendendo il sacro, alla Mircea Eliade, come una categoria più ampia del religioso, che permette, tuttavia, di proiettarci in una dimensione meta-umana, la quale trova la Sua ratio anche in Kant , il quale afferma che, talvolta, la ragione ” prende il volo” ed elabora tre idee: anima, mondo, Dio. La “ragione” classico-atea di Leopardi elabora l’infinito, quel “topos” immaginario che dà serenità al poeta, come la sera( morte) riesce in Foscolo ad eliminare lo ” spirto guerrier che entro mi rugge”.

Certamente notiamo uno slancio, uno streben , tipico del mondo romantico che il Poeta non riconosceva, anteponendo un convinto classicismo.

PROF GABRIELE GAUDIERI

PEDAGOGISTA, DIDATTA, FORMATORE

Commenti (2)
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  • Silvana Zuchegna

    Bello, è proprio la siepe, la quale inizialmente sembrerebbe un ostacolo, che rappresenta per il poeta uno stimolo per immaginare e andare oltre, per immergersi in dimensioni verso le quali senza di essa non si sarebbe approdati. Nell’ infinito ho visto sempre una poesia tipicamente romantica, l’ aspirazione verso qualcosa che il reale a volte non può fornire ma anche la valorizzazione dell’ ostacolo, della bellezza dell’ esistenza, anche con le sue difficoltà, difficoltà che, se superate, permettono di innalzarci, come fa la siepe e come del resto insegna l’idealismo romantico di Fichte, con il suo “streben”. La siepe quindi per me rappresenta l’ esistenza da amare in tutte le sue manifestazioni particolari in quanto ogni cosa è carica di senso ed è anche stimolo per la ricerca di altro. Amo da sempre “L’infinito”.
    Silvana Zuchegna

    • Gabriele Gaudieri

      Gentilissima
      ti ringrazio, ex imo corde, per il tuo commento, così ricco di riflessioni e che convalidano quanto da me riportato nell’articolo, ma Tu hai evidenziato con forza che in Leopardi “vi è l’aspirazione verso qualcosa che il reale a volte non può fornire ma anche la valorizzazione dell’ostacolo…”.
      È, il tuo, il commento di un’insegnante di Filosofia, Storia di grande livello .
      Grazie.