PREVENIRE PRIMA DI CURARE | ORIENTARSI TRA EDUCAZIONE, PEDAGOGIA E PSICOLOGIA PER IL BENESSERE DELLE PERSONE
Redazione- Nel dibattito pubblico contemporaneo sul benessere individuale e collettivo si assiste spesso a una confusione di ruoli, competenze e funzioni tra le diverse professioni che operano nel campo educativo e di aiuto alla persona. Comprendere cosa significhi prevenzione, quando sia necessario ricorrere alla cura, e soprattutto a chi rivolgersi, non è solo una questione tecnica, ma un atto di responsabilità sociale, culturale ed etica.
La prevenzione: educare prima che il disagio diventi sofferenza
La prevenzione rappresenta il primo e più importante livello di intervento.
Prevenire non significa “anticipare la terapia”, ma educare, sostenere e accompagnare i processi di crescita, sviluppo e adattamento della persona lungo l’intero arco della vita.
In questo ambito operano principalmente educatori socio-pedagogici e pedagogisti.
L’educatore socio-pedagogico progetta e realizza interventi educativi e formativi finalizzati allo sviluppo delle competenze personali, relazionali e sociali. Lavora con minori, adulti, anziani, persone con disabilità o in condizioni di fragilità, promuovendo autonomia, inclusione e partecipazione sociale. Il suo intervento intercetta il disagio nelle fasi iniziali, prima che si strutturi in forme più complesse.
Il pedagogista, con autonomia scientifica e professionale, è lo specialista dei processi educativi e formativi. Progetta, coordina e valuta interventi educativi complessi, offre consulenza alla genitorialità, supporto nei contesti scolastici, interventi per difficoltà di apprendimento e orientamento. Il suo lavoro è orientato alla costruzione di contesti educativi sani, capaci di prevenire il disagio e rafforzare le risorse della persona.
La prevenzione, dunque, è un investimento a lungo termine: riduce il rischio di cronicizzazione del disagio, tutela la salute psicosociale e limita l’insorgere di patologie.
La cura: intervenire quando il disagio diventa patologia
Quando il disagio emotivo o relazionale supera la soglia della difficoltà educativa e si configura come disturbo o patologia, diventa necessario un intervento di cura.
In questo ambito opera lo psicologo, professionista della salute che lavora sulla diagnosi, sul sostegno e sul trattamento del disagio psicologico. Attraverso il colloquio clinico e strumenti specifici, lo psicologo accompagna la persona in un percorso terapeutico mirato, intervenendo quando il disagio è già strutturato.
È fondamentale chiarire che la cura non sostituisce la prevenzione: rappresenta l’intervento successivo e necessario solo quando i livelli preventivi non sono stati sufficienti o non sono stati attivati.
Il ruolo delle istituzioni, della sanità e della scuola: una responsabilità non rinviabile
Scuole, la sanità e le istituzioni hanno una responsabilità cruciale in questo processo.
Un sistema educativo maturo dovrebbe attivare prima interventi preventivi strutturati, attraverso la presenza stabile di educatori e pedagogisti, e solo successivamente, se necessario, inviare ai servizi di cura.
Saltare la prevenzione e ricorrere direttamente alla terapia significa medicalizzare disagi che spesso nascono da carenze educative, relazionali e sociali. Significa intervenire tardi, con costi umani ed economici più elevati.
Promuovere la prevenzione nei contesti scolastici, sanitari e istituzionali vuol dire investire in educazione emotiva, orientamento, supporto alla genitorialità, progettazione educativa e inclusione. Vuol dire costruire benessere, non solo curare la sofferenza.
In qualità di Presidente dell’Associazione Essere Oltre e psico-pedagogista, ribadisco che la prevenzione e cura non sono in contrapposizione, ma seguono un ordine preciso.
Prima si educa, si accompagna e si previene. Poi, se necessario, si cura.
Riconoscere il ruolo di ciascuna professione e attivare percorsi coerenti significa tutelare la persona nella sua interezza e costruire una società più sana, consapevole e responsabile. Una società che non rincorre l’emergenza, ma sceglie di prendersi cura della vita prima che il disagio diventi patologia.
