RUDYARD KIPLING “IF “ OVVERO LETTERA AL FIGLIO – DI VALTER MARCONE

“Se riesci a tenere la testa a posto quando tutti intorno a te
l’hanno persa e danno la colpa a te, “

Così inizia Se ( If ) una poesia dello scrittore e poeta inglese Joseph Rudyard Kilpling (1865-1936), scritta all’incirca nel 1895 come omaggio a Lenader Start Jameson È un esempio letterario dello stoicismo dell’ età vittoriana . Pubblicata in Rewards and Fairies (1910), una raccolta di poesie e racconti, è in definitiva “ un consiglio” che il padre Rudyard dà al figlio John. Concludendo con l’affermazione che chi riesce a comportarsi secondo i precetti- consigli che gli ha voluto suggerire può essere ritenuto un “ uomo “.

Paolo Mieli nel suo libro del 2018 edito da Rizzoli “Lampi sulla storia” esamina una questione interessante per gli storici ma anche per i comuni lettori . Si occupa nelle pagine del libro, riportando anche l’opinione di illustri storici e in generale di autori che hanno indagato su fatti di un passato prossimo o remoto, della “deformazione del giudizio” in senso positivo e negativo, che spesso il presente ha di quel “passato”, in quanto non riesce a prenderci le distanze o “a farci i conti” come si suol dire.

E tra i numerosi casi che esamina riferisce che per esempio in Olanda il Rijksmuseum di Amsterdam ha deciso di riscrivere le targhette di 220 mila quadri posseduti sostituendo e quindi eliminando termini come “negro”,”nano”, “schiavo”,” selvaggio” .

Riferisce anche il caso degli studenti dell’Università di Harvard che hanno cancellato intere frasi della poesia “If” di Rudyard Kipling incise su un muro della stessa università sostituendole con i versi della poesia dell’attivista Maya Angelou dal titolo “ Still I Rise “

Questo il testo di “If”

Se riesci a tenere la testa a posto quando tutti intorno a te
l’hanno persa e danno la colpa a te,
se puoi avere fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te,
ma prendi in considerazione anche i loro dubbi.
Se sai aspettare senza stancarti dell’attesa,
o essendo calunniato, non ricambiare con calunnie,
o essendo odiato, non dare spazio all’odio,
senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo da saggio;

Se puoi sognare, senza fare dei sogni i tuoi padroni;
se puoi pensare, senza fare dei pensieri il tuo scopo,
se sai incontrarti con il Successo e la Sconfitta
e trattare questi due impostori allo stesso modo.
Se riesci a sopportare di sentire la verità che hai detto
Distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per gli ingenui

o guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
e piegarti a ricostruirle con strumenti usurati.

Se puoi fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
e rischiarlo in un unico lancio di una monetina,
e perdere, e ricominciare daccapo
senza mai fiatare una parola sulla tua perdita.
Se sai costringere il tuo cuore, nervi, e polsi
a sorreggerti anche quando sono esausti,
e così resistere quando in te non c’è più nulla
tranne la Volontà che dice loro: “Resistete!”

Se riesci a parlare alle folle e conservare la tua virtù,
o passeggiare con i Re, senza perdere il contatto con la gente comune,
se non possono ferirti né i nemici né gli amici affettuosi,
se per te ogni persona conta, ma nessuno troppo.
Se riesci a riempire ogni inesorabile minuto
dando valore a ognuno dei sessanta secondi,
tua è la Terra e tutto ciò che contiene,
e – cosa più importante – sarai un Uomo, figlio mio!

La cancellazione di alcuni versi è giustificata , secondo gli studenti, dal giudizio su Kipling che lo definisce un razzista cosa che forse può essere imputata ad un’altra opera di Kipling “ Il fardello dell’uomo bianco “ ma non certamente ad “If”.

Il testo con il quale gli studenti hanno inteso sostituire i versi di Kipling è come ho già detto di Maya Angelou, scomparsa nel 2014, : “Sill I rise “ (Ancora mi sollevo) in cui la poetessa e attivista affronta il tema della riappropriazione della propria identità come essere umano e donna a fronte di ciò che i suoi antenati avevano dovuto subire durante la schiavitù.

Puoi svalutarmi nella storia
Con le tue amare, contorte bugie,
Puoi calpestarmi nella più fonda sporcizia
Ma ancora, come la polvere, mi solleverò

La mia sfacciataggine ti infastidisce?
Perché sei così oscurato dalla malinconia?
Perché io cammino come se avessi pozzi di petrolio
Che sgorgano nel mio soggiorno.

Proprio come le lune e i soli,
Con la certezza delle maree,
Proprio come le speranze che si librano alte,
Ancora mi solleverò.

Volevi vedermi distrutta?
Testa china ed occhi bassi?
Spalle che cadono come lacrime,
Indebolita dai miei pianti di dolore.

La mia superbia ti offende?
Non prenderla troppo male
Perché io rido come se avessi miniere d’oro
Scavate nel mio giardino

Puoi spararmi con le tue parole,
Puoi tagliarmi coi tuoi occhi,
Puoi uccidermi con il tuo odio,
Ma ancora, come l’aria, mi solleverò.

La mia sensualità ti disturba?
Ti giunge come una sorpresa
Che io balli come se avessi diamanti
Al congiungersi delle mie cosce?

Fuori dalle capanne della vergogna della storia
Io mi sollevo
sopra un passato che ha radici nel dolore
Io mi sollevo
Sono un oceano nero, agitato e vasto,
Sgorgando e gonfiandomi io genero la marea.
Lasciando alle spalle notti di terrore e paura
Io mi sollevo
In un nuovo giorno che è meravigliosamente limpido
Io mi sollevo
Portando i doni che i miei antenati hanno dato,
Io sono il sogno e la speranza dello schiavo.
Io mi sollevo
Io mi sollevo
Io mi sollevo

Dunque il gesto degli studenti sembra essere un gesto di cancel culture , in questo caso di cancellazione della storia della letteratura . Perchè è la cancellazione di un testo importante , un esempio letterario dello stoicismo dell’età vittoriana nella letteratura del Regno Unito..

E’ sicuramente un esempio di cancel culture che è proprio la negazione di alcuni “termini” lessicali che vengono estromessi , espunti e quindi con la conseguente estromissione dei concetti che sottintendono . Come dice wilkipedia :”cultura della cancellazione o cultura del boicottaggio è usata per indicare una forma moderna di ostracismo nella quale qualcuno diviene oggetto di indignate proteste ed è di conseguenza estromesso dal dibattito pubblico: se applicata ad un contemporaneo, l’estromissione avviene in rapporto alle cerchie sociali o professionali da lui frequentate, sia online sui social media , che nel mondo reale, o in entrambi”

La cancel culture fu preceduta da quello che viene definito revisionismo storico . “Revisionista “ fu l’insulto che Lenin lanciò a Edward Bernstein, socialdemocratico tedesco di fine ‘800 reo di voler “correggere” la dottrina marxista contrapponendo la via riformista alla rivoluzione bolscevica . Una strada quella del revisionismo che ha visto vittime eccellenti come l’Olocausto da parte delle tesi di Nolte ,la rivoluzione francese da parte delle tesi di Furet .In altre parole rivoluzione, totalitarismo genocidio, filosofia della storia vengono riconsiderate, riesaminate , quindi “ revisionate” come si fa con una macchina per farla funzionare ancora o farla funzionare meglio .

Su questo tema mi sembra interessante il volume edito da Neri Pozza a cura di Angelo Del Boca che raccoglie interventi di storici come per esempio tra gli altri Agosti, Collotti, De Luna .(1)

Tomaso Montanari,rettore dell’Università per gli stranieri di Pisa invece ha scritto per Laterza un libro dal titolo : “Le statue giuste” pubblicato nel 2024.In questo libro si occupa appunto del rapporto tra presente e passato attraverso una riflessione sulla alternativa tra il mantenere e il cancellare ovvero quali per esempio sono le statue giuste da mantenere in uno spazio, le piazze, che per eccellenza sono uno spazio pubblico . Si legge sul sito dell’editore : “Tenere su un piedistallo nella piazza – centro della polis e dunque luogo politico per eccellenza – un personaggio, significa indicarlo come modello di virtù civili. È l’equivalente della santificazione: «guardatelo, prendetelo a esempio, fate come lui». Naturalmente questo messaggio arriva quando c’è un nesso ancora vivo tra il personaggio e la comunità che lo celebra, nel bene e nel male. Non è dunque un discorso sul passato, ma una contesa sul presente e un confronto di progetti sul futuro. Se masse oppresse in tutto l’Occidente si rivolgono contro statue e monumenti è perché sono tuttora umiliate e sconfitte. La loro battaglia non riguarda la storia, ma il futuro. Ed è sacrosanta. È giusto che le memorie materiali siano al centro di un conflitto: sarebbe un tragico errore cancellarle, ma lo sarebbe anche impedire che la società di oggi ne cambi il senso. L’ultima cosa che dobbiamo fare è usare l’arte e la storia contro la giustizia e l’uguaglianza.”

Il rapporto tra passato e presente dunque come discusso da Paolo Mieli nel suo libro citato con tutti gli esempi che il libro stesso offre al lettore la scelta delle possibilità da mantenere e quelle da eliminare . Per esempio in tema appunto di statue,come abbiamo detto : quali conservare e venerare ,quali distruggere. E in tema di letteratura che cosa mantenere dei segni del passato , quali opere conservare per il futuro e quali gettare nel dimenticatoio. Ognuno ha la sua opinione e quindi al lettore la decisione . Dovendoci domandare però se il meccanismo della cancel culture è come quello della memoria.

A proposito di memoria vale la pena ricordare quanto diceva Primo levi : “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”. Perché ciò che è accaduto può ritornare e le coscienze possono ancora essere corrotte. Anche le nostre. Perché “Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo”.

Dunque un rapporto con la memoria che ci viene spiegata da Arnaldo Momigliano (1908-1987),cacciato perchè ebreo dalla cattedra di Storia antica a Torino , costretto ad emigrare a Londra dove mantenne casa fino alla morte pur ritornando in Italia per le lezioni alla Normale di Pisa quando gli fu restituita la cattedra. Ebbene Momigliano scrive testualmente : “ la storia è una re-interpretazione del passato che porta a conclusioni sul presente “ in un suo studio più famoso Ancient History and the Antiquarium del 1950 sul Journal dell’Istituto Warburg. Mimigliano afferma dunque che dal Seicento in poi nelle dispute storiografiche in Europa “l’età degli antiquari comportò una rivoluzione del metodo sctorico.” Fu il primo a dirlo perchè fino ad allora la distinzione tra narrazione storica ( diacronica e dinamica) e calssificazione antiquaria ( sincronica e statica) era a tutti nota ma nessuno si era richiamato alla priorità dei documenti di prima mano . Le fonti dunque inducono a diffidare quando si fa storia, di una “ visione filosofica” della stessa ma anche ad evitare un uso proprio delle fonti fine a se stesso . Momigliano dunque combatte gli storici che interpretano i fatti prima di “ essere sicuri che i fatti esistono. “ . Momigliano scrisse anche un manifesto sul metodo pubblicato sugli Annali della scuola normale di Pisa nel 1974. Il suo decalogo valeva come “ controveleno” al mestiere improprio di storico che deve scegliere sempre in piena libertà i problemi da risolvere usando documenti per ricostruire e interpretare gli avvenimenti del passato. In fin dei conti : “salvare la storia dagli scettici e ricondurla ai documenti .

E allora quando “ La storia re-interpretazione del passato porta a conclusioni sul presente “ è necessario più che mai tenere ripensare il monito di Kipling che si è voluto cancellare : “Se riesci a tenere la testa a posto quando tutti intorno a te/l’hanno persa e danno la colpa a te,… sei un Uomo “.Anche nel reinterpretare la storia bisogna tenere la testa a posto ed essere uomini Perché ciò che è accaduto può ritornare e le coscienze possono ancora essere corrotte.

(1 )Angelo Del Boca è nato a Novara nel 1925. Narratore (la sua prima raccolta di racconti, Dentro mi è nato l’uomo, è apparsa per Einaudi nel 1947), saggista, storico del colonialismo italiano (a partire dal 1976, presso Laterza, ha pubblicato la sua monumentale opera Gli italiani in Africa Orientale e in Libia), direttore della rivista di storia contemporanea «I sentieri della ricerca», vive a Torino. Nel 2002 gli sono state conferite due lauree honoris causa dalle Università di Torino e di Lucerna. Con Neri Pozza ha pubblicato La nostra Africa (2003), Italiani, brava gente? (2005), La scelta (2006), Il mio Novecento (2008) e ha curato il volume La storia negata. Il revisionismo e il uso politico (2009).

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