” NOZIONI DI PSICOLOGIA SESSUALE ” – DOTT.RE MARCO CALZOLI

Redazione-  La sessuologia è la disciplina che studia i fenomeni legati alla sessualità. Nata nella seconda metà dell’Ottocento, si è evoluta dalle prime osservazioni e descrizioni dei comportamenti sessuali devianti attraverso le indagini statistiche delle abitudini sessuali e lo studio della fisiologia dell’atto sessuale e del comportamento sessuale in generale, fino alla fase centrata sull’analisi dello sviluppo della sessualità e dell’identità sessuale con gli apporti integrati di psicologia, sociologia, psichiatria e antropologia. La sessuologia clinica si occupa dei disturbi sessuali e abbraccia ambiti endocrinologici, ginecologici, andrologici, urologici, psicologici e psichiatrici. La materia centrale di questa disciplina è lo studio degli impulsi e dei caratteri che riguardano il sesso e che insieme a elementi affettivi e socioculturali determinano il comportamento sessuale degli individui che caratterizza la sessualità.

       Da un punto di vista strettamente biologico, la sessualità deriva da complesse reazioni fra il sistema nervoso centrale, il sistema nervoso autonomo, il sistema endocrino, il sistema nervoso periferico e naturalmente gli organi genitali. Fondamentali sono gli steroidi sessuali, ormoni che agiscono sulla differenziazioni sessuale dell’encefalo durante la vita fetale, determinano l’inizio della pubertà e regolano il comportamento sessuale. Il testosterone regola l’attività sessuale maschile, gli estrogeni hanno un ruolo primario nella regolazione di quella femminile. Ma la sessualità è assai più che una manifestazione biologica, e non va per altro confusa con la genitalità, riconducendola al coito: essa è piuttosto un aspetto integrante della personalità umana e caratterizza ognuno dei gesti quotidiani, nei comportamenti, nelle espressioni e relazioni di ogni genere.

         Trattando la sessualità è necessario chiarire il concetto di normalità. Esistono diversi criteri per valutare la normalità: il criterio statistico, secondo il quale è normale il comportamento più diffuso in un determinato gruppo; il criterio biologico, per il quale un comportamento sessuale è normale se permette l’esplicarsi della funzione procreativa alla quale l’apparato genitale è preposto; infine il criterio etico, secondo il quale il comportamento deve obbedire a quell’insieme di regole che si ispirano ai valori che il gruppo condivide. Questi criteri di normalità tendono a sovrapporsi e confondersi, inoltre non sono immutabili, assoluti, poiché varano in rapporto alle aree geografiche, alle culture e al periodo storico.

         Stadi della sessualità. L’evoluzione della sessualità di ogni individuo attraversa tre stadi: infantile, adolescenziale e adulto.  La sessualità infantile ha caratteri di curiosità scoperta e sperimentazione delle relazioni affettive e delle sensazioni che il corpo può trasmettere, è fondamentale alla strutturazione delle capacità relazionali future, al senso dell’identità, di stima e apprezzamento di sé. Secondo la teoria freudiana si articola nel passaggio attraverso le fasi dello sviluppo psicosessuale del bambino: orale, anale e fallica. Nel periodo adolescenziale, la sessualità sarà uno degli aspetti più importanti della sperimentazione e della scoperta del mondo adulto, in cui i giovani si preparano ad entrare. L’evoluzione puberale permette all’adolescente di sperimentare la sessualità con modalità più mature, che si andranno strutturando definitivamente nell’interazione con i coetanei e con gli adulti che li circondano. In questo periodo sessualità significa incontro e scambio con i coetanei, oltre che approfondimento della conoscenza di sé e del piacere che il corpo può dare attraverso modalità diverse. La sessualità adulta è di solito posta strettamente in relazione alla coppia e al rapporto amoroso. Esistono differenti modalità di espressione della sessualità femminile e maschile: quest’ultima ha generalmente una reattività molto più limitatamente genitale e automatica, centrata sull’esperienza dell’orgasmo, mentre quella femminile è meno concentrata sui genitali con un erotismo più diffuso a livello corporeo, e più improntata nella ricerca del contatto e nell’emozione dell’incontro. Queste differenza sono state spesso scambiate dall’uomo per mancanza di interesse o rifiuto della donna nei confronti del sesso, con possibili ripercussioni nei problemi di relazione ed intercomunicativi.

          Disturbi e terapie sessuali. La sessualità però, in alcuni casi, può sfociare in inadeguatezze o disturbi che caratterizzano una o più fasi del ciclo sessuale, il che può determinare un’esperienza insoddisfacente per uno o per entrambi i partner. La disfunzione sessuale può essere primaria, cioè in atto da sempre, o secondaria, ossia che si sviluppa con il tempo e che si suddivide ancora in: situazionale (si verifica solo in alcune situazioni o solo con alcuni partner) o assoluta (si verifica sempre). Le cause delle disfunzioni sessuali possono essere organiche (malattie, traumi, ecc.) o psicologiche (ansia, paura, depressione, inadeguata comunicazione di coppia, ecc.). Tra le principali disfunzioni sessuali vi sono, nel maschio, le difficoltà erettive e l’eiaculazione precoce; nella femmina la frigidità e l’anorgasmia. Se la disfunzione sessuale possiede un’origine psicologica o relazionale, è consigliabile rivolgersi ad un terapeuta che aiuti la coppia o la singola persona ad identificare l’origine del problema in modo da affrontarlo con gli strumenti adeguati.

          In questi casi è necessario intraprendere la giusta terapia sessuale, cioè l’insieme dei provvedimenti atti a migliorare o a risolvere i disturbi sessuali. Queste si possono distinguere nelle cosiddette terapie sessuali brevi, le psicoterapie profonde e le terapie farmacologiche. Le terapie sessuali brevi, introdotte dai famosi sessuologi Masters e Johnson, prevedono 1220 sedute cui partecipano i membri della coppia e affrontano il sintomo sessuale, il terapeuta prescrive comportamenti sessuali che la coppia dovrà sperimentare tra una seduta all’altra. Per il successo di tali terapie, oltre alla professionalità del terapeuta, occorre che i due partner, sufficientemente affiatati, siano motivati nonché disponibili al trattamento e ad un eventuale cambiamento. Le psicoterapie del profondo sono indicative quando prevalgono i conflitti individuali e si appoggiano alla psicodinamica. Le terapie farmacologiche infine, che non escludono certo un approccio psicoterapeutico, puntano sull’impiego di psicofarmaci per sbloccare una disfunzione sessuale oppure sulla somministrazione di ormoni, come nei casi di deficit di testosterone o di iperprolattinemia. L’approccio farmacologico all’impotenza può consistere nell’iniezione all’interno dei corpi cavernosi del pene di sostanze vasodilatatrici, o si basa su farmaci specifici che possiedono un’azione efficace nel ripristino della funzione sessuale. In alcuni casi possono trovare impiego nel maschio anche terapie chirurgiche, come la chirurgia vascolare, per risolvere casi di impotenza, o ancora l’impianto di protesi peniche.

          Neuropsicologia. La neuropsicologia studia, oltre ai fattori emotivi e psicologici, anche i processi metabolici e funzionali che ci aiutano a capire la sessualità e l’amore in un singolo soggetto. La scienza tende a dividerli secondo 17 tipi d’amore che sono di importanza conclamata per lo studio dei disturbi sessuali, poiché proprio da questi spesse volte possono nascere patologie psicologiche più o meno definite. Ma vediamoli più nello specifico:

▪              Amore corticale: si tratta di un amore che ha razionalità incombente, fatto di pensieri, motivazioni, partecipazione intellettuale e anche creativa, per fare maggiore spazio alle novità d’amore, per dimostrare che è un fatto personale, individuale, privato, diverso da ciascuno a ciascuno.

▪              Amore ipotalamico: si tratta di un tipo d’amore capace di scatenare delle reazioni emotive, vegetative, istintive, e crea suspense, batticuore, aggressività, ossessione, disturbi psicosomatici, dalle gastralgie alle enteriti, alle allergie, alle verruche e alla perdita di ritmi circadiani e perciò del sonno. Riguardo l’appetito, può provocare disturbi alimentari come l’eccessiva magrezza o la bulimia. Ciò accade poiché il soggetto cerca di saziare la fame d’amore con il cibo.

▪              Amore passionale: questo è un amore violento, ossessivo e aggressivo, capace di generare una sorta di psicosi o meno schizofrenia perché, di fatto, troviamo la molecola che lo sottende, la feniletilamina, anche nei detenuti per reati di violenza e negli schizofrenici. Si tratta di una molecola presente anche nel cioccolato che imprime, nel caso di abuso di questo alimento, aggressività.

▪              Amore disritmico: questo è l’amore che sconvolge i ritmi cerebrali. La molecola in questo caso è la dimetiltriptamina, la notte diventa giorno ed emergono insonnia, irregolarità dell’appetito e dissociazione nel lavoro e nei rapporti con il prossimo. In casi più gravi si presentano comportamenti patologici con atti oltraggiosi e fenomeni di piromania.

▪              Amore encefalinico: è legato alla molecola encefalina che dà arousal, volitività, desiderio di successo e di affermazione. È un amore appagante e nasce per l’uomo o per la donna, che tendono ad esaltare le proprie doti e danno fiato alle trombe delle nostre abiezioni.

▪              Amore endorfinico: connesso alla molecola dell’endorfina, che imprime alla vita e ai rapporti un senso di mistica beatitudine. Si tratta di un amore platonico, prodotto dalle parole e dai sussurri, ricco di speranza e di programmi per il futuro, un amore speculativo come un’impresa appena iniziata e che, se realizzata, sarà sempre remunerativa.

▪              Amore istonico: possiamo considerarlo come un’evoluzione dell’amore encefalico ed endorfinico, evocando potenziali nascosti in ciascuno di noi, come se avesse il potere di renderci vivi e realizzarci. Può trasformare una persona rendendola quasi irriconoscibile, segnando quindi l’incipit per una nuova esistenza.

▪              Amore ACTH-cortisone: l’amore, il desiderio esistono, ma un assommarsi di fattori negativi, incomprensioni, dubbi, possono portare all’incertezza, talmente grave da diventare uno stress insopportabile. Ciò stimola l’attività ipofisaria attivando il sistema corticale, producendo cortisone che entra nel circolo. Il tutto porta spesso a risvolti positivi: alcuni amori stressanti hanno risolto problemi di salute in diversi individui poiché vengono eliminate le cellule infiammate, cessando i dolori.

▪              Amore vagabondo: è un amore che può definirsi spartano, dato che questi ultimi, dopo le vittorie, venivano colpiti dalla depressione da successo che li portava a cercare nuove vittorie e quindi nuove battaglie. È un amore inquieto, da “playboy”.

▪              Amore appagante: questo è l’amore dove tutto convoglia verso una situazione soddisfacente e persistente. Ogni giorno si scopre una novità nel partner, che comporta una crescita costante della felicità ed un maggior rilascio delle sostanze ad esse connesse (poliamine, ormone della crescita, enzima, ornitin-decarbossilasi, encefalina, endorfina). La felicità comporta un rinvigorimento fisico.

▪              Amore ferormonico: è basato sugli ormoni che il nostro corpo emana. Vi sono uomini che emanano l’alfandostenolo, ormone capace di suscitare reazioni affettive e amorose quasi immediate. Alcuni di questi ormoni volatili non sono avvertiti dall’olfatto, ma penetrano direttamente nelle vie aeree e poi raggiungono il cervello mediante il trasporto sanguigno. Giunti nell’encefalo, suscitano sentimenti amorosi. Tra queste sostanze troviamo la seducina, serenina, civetone, copulina e risultano spesso i substrati molecolari di quello che chiamiamo fascino.

▪              Amore elettromagnetico: corrisponde all’energia che trapela dal nostro corpo e che è possibile captare grazie ad un elettrocardiogramma o elettroencefalogramma. Esistono anche onde particolarmente attive che passano da un corpo all’altro. I modi di dire “sento la tua vicinanza”, “mi sento elettrizzato” corrispondono a questo passaggio energetico di onde.

▪              Amore da gruppi tissutali: le nostre cellule e tutto il corpo sono rivestiti da molecole specifiche per ogni individuo, e queste fanno si per esempio che non tolleriamo il trapianto di un organo non nostro. Secondo una teoria tra le persone che hanno molecole simili, il rapporto d’amore potrebbe essere più facile, più duraturo, perché anche le cellule cerebrali hanno questi gruppi tissutali messi in opera dal DNA cellulare e dai geni.

▪              Amore romantico: l’amore fatto di sogni che nasce tra persone che potrebbero essere scrittori di romanzi di fantasia. Persone con il cosiddetto pensiero laterale e obliquo e dello spin-off e del gioco combinatorio delle idee. Non appena un’idea si accende, altre cento fiammelle vibrano, coloro capaci di questo hanno brama d’amore, dell’ignoto e dell’infinito dell’immaginazione.

▪              Amore caritativo: vi sono persone che possono amare solo in funzione della carità, il desiderio di dare e di giovare viene al primo posto. Inconsciamente o consciamente vanno alla ricerca di persone cui possono essere d’aiuto con la loro generosità.

▪              Amore orgasmico: viene modulato dalla noradrenalina che dona al viso il colore del fascino, elettrizza la fisionomia e l’intelligenza, il senso di conquista e la sicurezza di sé. La noradrenalina aumenta fino a 20 volte sotto l’effetto dell’ira e del rapporto sessuale.

▪              Amore ipnotico: si ha quando un componente della coppia subisce quasi totalitariamente l’influsso dell’altro. Nel suggestionato aumentano i livelli di GABA ossia l’acido aminogammabutirrico il quale inibisce le motivazioni interne accogliendo le suggestioni esterne.

       Le disfunzioni sessuali o disturbi sessuali sono caratterizzati da alterazioni dei processi del ciclo di risposta sessuale o da dolori associati al rapporto. Il ciclo di risposta sessuale può essere suddiviso in quattro fasi:

▪              Desiderio: nella fase del desiderio, il cervello crea delle immagini fantasiose che riguardano l’attività sessuale e genera pensieri nel praticarla.

▪              Eccitazione: in questa fase vi è una sensazione soggettiva di piacere sessuale determinata dalle modificazioni fisiologiche corporee e dell’apparato genitale.

▪              Orgasmo: essa consiste in un picco di piacere sessuale che comporta un successivo allentamento della tensione sessuale e prevede contrazioni ritmiche dei muscoli perineali e degli organi riproduttivi.

▪              Risoluzione: in questa fase si ha un assoluto rilassamento muscolare ed una sensazione di benessere generale.

       I disturbi sessuali possono verificarsi in una di queste quattro fasi, alcuni però possono comprenderne più di una. Tra le principali disfunzioni sessuali troviamo: il disturbo da desiderio ipoattivo, l’avversione sessuale, i disturbi dell’eccitazione sessuale femminile, l’impotenza, l’anorgasmia, il vaginismo, l’eiaculazione ritardata o precoce, la dispareunia o dolore dopo il rapporto e l’ansia da prestazione. Ma vediamoli più nello specifico.

        Disturbo da desiderio ipoattivo. Si tratta di un disturbo in cui le proprie fantasie sessuali vengono ridotte all’osso e non si è capaci di trovarne altre. È caratteristico della fase del desiderio. Possiamo distinguere due forme, una forma acquisita ed una forma generalizzata. Mentre la prima è causata generalmente dalla noia e dall’infelicità della relazione, ma anche da depressione e dipendenza da alcune sostanze quali stupefacenti, alcol e farmaci psicotropi, quella generalizzata può essere causata da eventi traumatici subiti nell’arco della vita, più in particolare durante l’infanzia. Generalmente si soffre di una scarsa ricerca dello stimolo e nei casi più gravi si può verificare l’assenza di piacere durante l’atto sessuale. La terapia consiste in diversi stadi: inizialmente vanno ricercate le emozioni negative che possono determinare il disturbo ed è bene che il paziente le comprenda; dopodiché si passa ad una terapia psicodinamica volta a trovare l’origine di queste emozioni negative; la terapia cognitiva prevede le strategie mentali per migliorare le capacità del soggetto ad affrontare le problematiche ed imparare a risolvere i problemi autonomamente; l’ultima fase della terapia prevede un avvicinamento da parte del soggetto a materiali erotici che possano aiutare lo sviluppo del desiderio.

          Avversione sessuale. Questa patologia si differenzia dal disturbo precedentemente descritto poiché in questo caso si cerca di evitare del tutto il contatto sessuale genitale con un partner. Difatti, mentre nel caso del desiderio ipoattivo il soggetto accettava l’aiuto alla stimolazione sessuale, in questo caso l’ansia e il timore, o addirittura il disgusto, comportano un abbassamento del desiderio ed un rifiuto generalizzato all’atto. Le cause principali vanno ricercate in un apprendimento errato dell’educazione sessuale che possono comportare fobie sessuali, paura della gravidanza, preoccupazione per l’invecchiamento. È una patologia della fase del desiderio e si può trovare cura con la terapia cognitiva o seguendo lo stesso procedimento del desiderio ipoattivo con una giusta educazione sessuale, anche in età adulta.

         Disturbi dell’eccitazione sessuale femminile. Una delle patologie che più caratterizza questa classe è la frigidità, ossia una condizione complessa che consiste in una generica mancanza di desiderio sessuale. Generalmente si riferisce alla donna, che tende ad evitare il rapporto sessuale oppure ha difficoltà nel raggiungere l’orgasmo. Può essere dovuta a cause organiche come il coito doloroso dovuto a malformazioni o infezioni vaginali, insufficienza ormonale e anomalie anatomiche. Le cause non organiche sono più complesse e comprendono ansietà, paura, senso di colpa, problemi con il partner o disturbi psicologici più profondi, quali esperienze sessuali precoci e traumatiche o ancora depressione. Nei casi di origine organica la terapia è volta alla cura della patologia sottostante; negli altri casi si ricorre alla psicoterapia. Caratteristica della fase del desiderio.

           Impotenza. Il termine comunemente usato come sintomo di deficit erettile, è una disfunzione

sessuale caratterizzata dalla difficoltà    nell’ottenere l’erezione o nel mantenerla. Le cause      possono              essere psicologiche, farmacologiche o organiche,          ma         più         spesso miste. Deficit erettili occasionali sono comuni e non devono allarmare, ma è proprio a partire da essi che spesso, per insicurezza, si sviluppa l’ansia da prestazione, legata al timore di non sapersi comportare adeguatamente sul piano sessuale, che provoca a sua volta una disfunzione durevole. Il primo passo per superare l’impotenza è tentare di chiarire l’origine: escluse o curate le cause organiche oppure farmacologiche, occorrerà individuare le radici psicologiche individuali                o relazionali di coppia. È presente nella fase dell’eccitazione.

           Anorgasmia. Solitamente chi soffre di anorgasmia soffre anche di disturbo dell’eccitazione femminile. Le donne affette sono prive di sensazioni sessuali, non riescono ad ottenere un piacere dalla stimolazione e al livello fisiologico, non mostrano segni di vasocongestione genitale in risposta alla stimolazione. Queste donne non reattive, oltre ad un notevole disagio, spesso considerano l’esperienza sessuale come un duro compito, il che comporta reazioni emotive quali l’angoscia profonda e un’indifferenza della loro condizione. Tra le cause principali di questa mancata reazione sessuale femminile naturale troviamo, oltre ad una stimolazione insufficiente, delle difficoltà da parte della donna nel comunicare i propri bisogni al partner e quindi una difficoltà generale nel riuscire ad abbandonarsi durante il rapporto. La donna diviene una sorta di testimone che subisce passivamente l’atto. È abituata a subire passivamente per via della rigida educazione che le è stata imposta da bambina. Questa mancanza di reazione può essere determinata da fattori psicologici che rispecchiano le paure della donna, tra queste la paura degli uomini, di perdere il controllo, la paura del rifiuto e la vergogna del proprio corpo. Questo disturbo è caratteristico della fase dell’orgasmo.

          Vaginismo. Contrazione involontaria dei muscoli costrittori della vagina che invece di rilassarsi, nella fase di eccitazione sessuale si contraggono rendendo così dolorosa o impossibile la penetrazione. Il fenomeno può avere un’origine psicogena oppure può derivare da alterazioni funzionali o anatomiche; in quest’ultimo caso si parla di pseudovaginismo e per risolverlo si interviene sulle cause. Il vaginismo può sussistere anche in presenza di un intenso desiderio sessuale e non esclude la possibilità dell’orgasmo. Tra le cause fisiche possiamo trovare la rigidezza dell’imene, endometriosi, malattie infiammatorie, atrofia vaginale, tumori pelvici, ecc. mentre, tra le cause psicologiche vi può essere una rigida educazione religiosa, impotenza del partner, abusi, violenze, paura delle penetrazione, ecc. Questa patologia può essere curata con il decondizionamento involontario dei muscoli e per far ciò è prima necessario eliminare la fobia della penetrazione che è una delle cause scatenanti ma anche secondarie.

         Disturbi dell’eiaculazione (ritardata o precoce). L’eiaculazione precoce è un disturbo sessuale maschile che consiste nella tendenza a eiaculare in una fase molto precoce del rapporto sessuale. È dovuta all’incapacità di controllare volontariamente il riflesso eiaculatorio. Può essere una modalità fisiologica, per esempio nei primi rapporti, raramente la causa è organica e più spesso le cause sono psicologiche dovute all’eccessiva eccitazione e ansia. Le cause dell’eiaculazione precoce si possono attribuire alle prime esperienze sessuali le quali influenzano in maniera indelebile il soggetto che avrà fretta nel raggiungere l’orgasmo per paura di essere scoperto da estranei, oppure colpiti da sensi di colpa che determina la tendenza ad affrettare il rapporto, oltre a questi troviamo l’ansia da prestazione, la disfunzione erettile e problemi relazionali. Tra le cause biologiche bisogna considerare i livelli ormonali anomali come anche quelli dei neurotrasmettitori, i riflessi del sistema eiaculatorio, problemi alla tiroide, infiammazioni e infezioni, cause genetiche. L’eiaculazione ritardata si ha quando, durante una stimolazione sessuale, il riflesso eiaculatorio non insorge oppure si manifesta solo dopo un tempo decisamente troppo prolungato. Questo si traduce in un continuo rinvio orgasmico che spesso comporta anorgasmia. Entrambi i disturbi sono patologie della fase dell’orgasmo. Si distingue in primaria e secondaria, distinzione che si basa su periodo di manifestazione: primaria quando compare nei primi rapporti sessuali, secondaria dopo un’attività sessuale più avanzata. Esistono ulteriori classificazioni, come quella situazionale o assoluta che si differenziano in base alla frequenza di insorgenza; ma anche la classificazione organica e patologica che distinguono la causa base della patologia. Le cause, anche in questo caso, possono essere suddivise in organiche o fisiologiche e psicologiche. Tra le primarie troviamo gli antidepressivi, il diabete, l’ipotiroidismo, l’utilizzo di farmaci o le cause neurologiche. Tra le secondarie troviamo l’ansia da prestazione, fragilità psicologica, paura di perdita di controllo (soprattutto nell’uomo in questo caso), sentimento di impotenza, incapacità di gestire le proprie sensazioni. Molti uomini pensano che l’emissione dello sperma rappresenti la perdita di una parte del proprio corpo.

         Dispareunia. È il coito doloroso nella donna ed è anche conosciuta più semplicemente con il nome “dolore generalizzato dopo il rapporto”. Le case psicologiche sono probabilmente da considerarsi le più frequenti: la dispareunia, in questo caso, è espressione di un rapporto vissuto come evento sgradevole. Le disfunzioni fisiche che possono provocare il problema sono: insufficiente lubrificazione della vagina, infezioni e infiammazioni delle vie genitali, spasmi dei muscoli genitali, malformazioni genitali, imene imperforato o rigido, postumi del parto o di interventi chirurgici o radianti, malattia infiammatoria pelvica. Tra le cause fisiche compaiono cicatrici, lacerazioni da parto, interventi chirurgici, vaginismo, malattie da malformazioni, flogosi e diminuzione dell’elasticità delle pareti vaginali oltre a degenerazione legata all’età. Nel caso di dispareunia profonda possiamo trovare le malattie dell’utero e delle ovaie. Sotto il profilo psicologico troviamo tra le cause della dispareunia, il vaginismo, conflitti tra partner e problemi di coppia. La dispareunia può essere anche maschile, più probabile anche se non è patologico, che compare immediatamente dopo l’eiaculazione e viene chiamato coito doloroso.

         Ansia da prestazione. L’ansia da prestazione consiste nella paura di manifestare una difficoltà sessuale, generalmente già vissuta in passato. Il soggetto non si sente all’altezza delle aspettative sociali e dei parametri normali ed è influenzato dall’eccessiva ricerca di una approvazione per accrescere la propria autostima. Spesso viene accostata a sentimenti difficili, alle conseguenze di una separazione, alla fase di ricerca di un figlio e al peso delle aspettative che grava sulla coppia. Il partner può reagire negativamente e ciò comporta un aumento delle insicurezze che alimentano questa patologia mentre la serenità e la comprensione da parte del partner aiutano, ma non risultano sufficienti in molti casi. L’ansia da prestazione può interferire con qualsiasi attività sessuale ma anche focalizzarsi in specifici momenti dell’attività sessuale, ad esempio quando il partner è nella fase orgasmica. Può causare disfunzione erettile, eiaculazione precoce, anorgasmia e calo del desiderio, vaginismo, dispareunia e disturbi dell’eccitazione. Può essere ritenuta una forma specifica di ansia o fobia sociale che si associa alla paura del fallimento e queste dovranno essere superate mediante una consapevolezza relazionale verso la sessualità e tramite una maggiore competenza nella gestione dell’ansia.

Marco Calzoli è nato a Todi (Pg) il 26.06.1983. Ha conseguito la laurea in Lettere, indirizzo classico, all’Università degli Studi di Perugia nel 2006. Conosce molte lingue antiche e moderne, tra le quali lingue classiche, sanscrito, ittita, lingue semitiche, egiziano antico, cinese. Cultore della psicologia e delle neuroscienze, è esperto in criminologia con formazione accreditata. Ideatore di un interessante approccio psicologico denominato Dimensione Depressiva (sperimentato per opera di un Istituto di psicologia applicata dell’Umbria nel 2011). Ha conseguito il Master in Scienze Integrative Applicate (Edizione 2020) presso Real Way of Life – Association for Integrative Sciences. Ha conseguito il Diploma Superiore biennale di Filosofia Orientale e Interculturale presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa – Istituto di Scienze dell’Uomo nel 2022. Ha dato alle stampe con varie Case Editrici 47 libri di poesie, di filosofia, di psicologia, di scienze umane, di antropologia. Ha pubblicato anche molti articoli. Da anni è collaboratore culturale di riviste cartacee, riviste digitali, importanti siti web.

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