” LO SPLENDORE DELLE ARMI E L’ELEGANZA DEI GUERRIERI ” DI VALTER MARCONE

Redazione-  Abbiamo tutti negli occhi e nella mente, per averli visti nelle foto, nei documentari e da ultimo sui social i pontefici della nostra generazione ma anche quelli della precedente. Così ricordiamo le uscite dalle mura vaticane di pontefici come Paolo VI che morì il 6 agosto del 1978, a Castel Gandolfo. Albino Luciani Giovanni Paolo I ,che visse sul soglio di Pietro per soli 33 giorni, Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II eletto il 16 ottobre successivo che governerà la chiesa fino al 2005, .Joseph Ratzinger con il nome di Benedetto XVI e infine l’attuale papa Jorge Bergoglio ,Francesco. Questi pontefici ci hanno abituati appunto ad uscite dalle mura vaticane anche per lunghi viaggi ed eventi in tutto il mondo . Specialmente Giovanni Paolo II che nei suoi 27 anni di pontificato ha viaggiato più di tutti i precedenti papi messi assieme. Oltre ad effettuare 104 viaggi apostolici nel mondo, ha compiuto anche 148 visite pastorali in Italia. Un record assoluto nei confronti dei suoi predecessori ma soprattutto nei confronti di quei pontefici che facevano un unico viaggio all’anno. Quello per recarsi a Castel Gandolgo la residenza estiva, appunto in estate e in qualche altra occasione. La residenza di Castel Gandolfo era stata scelta per la prima volta da Urbano VIII, 235º papa della Chiesa cattolica dal 1623 instaurando una tradizione che è rimasta intatta fino agli ultimi pontefici . In quella residenza morirono Paolo VI e Pio XII.

Ci furono poi pontefici che si chiusero nelle mura vaticane e non uscirono per gli anni del loro intero pontificato. Il 20 settembre 1870 una data celebrata e ricordata anche con l’intitolazione di molte piazze nelle città del nostro paese, I soldati pontifici sono sopraffatti dall’esercito della nascente Italia unita. I bersaglieri aprono una breccia a Porta Pia,crollano le mura . Termina il dominio temporale dei papi e Roma viene dichiarata capitale d’Italia . In quel momento “regna” sulla Chiesa e sullo staterello del Vaticano Pio IX che si dichiarò prigioniero politico dello Stato italiano dando inizio a ciò che fu definita la “Questione romana” che si trascinò formalmente fino al 1929, quando fu risolta con la firma dei Patti lateranensi.

Ho voluto brevemente riassumere alcuni fatti e richiamare alla memoria alcune figure storiche soprattutto della vita della Chiesa cattolica romana perchè voglio invitare i lettori a immaginare una scena: un Papa Pio II, Enea Silvio Piccolomini ( 1405-64 )e un condottiero Federico da Montefeltro , ambedue prestanti fisicamente e nel pieno fulgore intellettuale che cavalcano assieme nell’agro romano e discorrono tranquillamente del fulgore delle armi del loro tempo e di quelle antiche . Fuori dalle mura vaticane, nell’agro romano , a cavallo , durante un viaggio da Roma a Tivoli. Giunto sull’Aniene Pio II è atteso da Federico da Montefeltro ( 1422-82) insieme al Cardinale Teano con i quali appunto cavalcherà alla volta di Tivoli e da dieci schiere di cavalieri che lo scortano fino a Ponte Lucano. Il narratore della storia è Papa Pio II, Enea Silvio Piccolomini che nei “ Commentarii rerum memoralibium” ( 1463) racconta il viaggio da Roma a Tivoli , ovvero cavalcate nell’agro romano . Lo si può leggere per esteso nei “Commentarii rerum memorabilium quae temporibus suis contigerunt di Enea Silvio De Piccolomini (Pio II) (rist. anast. Pisa, 1894).

Enea Silvio De Piccolomini fu testimone di eventi importanti di cui ci riferisce nei suoi scritti. L’azione del suo pontificato si incentra su due capisaldi: l’affermazione e il rafforzamento della monarchia papale e l’unità religiosa dell’Occidente cristiano L’affermazione della monarchia papale è contenuta nella Bulla retractationum (26 aprile 1463) in cui ribadisce la sua autorità assoluta nella Chiesa. Mentre contro la pretesa di superiorità promulga la bolla Execrabilis (18 gennaio 1460), con la quale condannava come abuso la procedura del ricorso in appello al concilio (presente o futuro) contro le disposizioni papali.

Tutta la sua azione politica, e non solo, fu indirizzata a combattere il “ conciliarismo “e le pretese autonomistiche delle «nationes» della cristianità, Una politica che pose mano anche alle armi per strappare agli Ottomani, Costantinopoli nonché i territori, ancora a maggioranza cristiana, della penisola balcanica. Morì ad Ancona nel 1463 dove attendeva invano le navi e le truppe per la crociata. che aveva indetto e avrebbe capitanato.

Ma Papa Piccolomini fu anche un letterato che oltre a scrivere la sua biografia”Commentarii rerum memorabilium quae temporibus suis contigerunt, in 12 libri, che vanno sino al 1463. scrive opere letterarie come per esempio la novella “ Storia di due amanti”: Enee Silvij poete Senesis da duobus amantibus Eurialo et Lucretia opusculum ad Marianum Sosinum feliciter incipit Sellerio ,1985 (https://sellerio.it/it/catalogo/Storia-Due-Amanti/Silvio-Piccolomini/225).

Come si fa,dunque per tornare alla passeggiata a cavallo tra Roma e Tivoli di questo Papa , leggendo il racconto che lui stesso ne fa, a non immaginare la scena. Una scena che si arricchisce dei colori di un’altra testimonianza . Ci aiuta Stendhal che nelle Promenades, ci fa una descrizione di affreschi di Raffaello conservati nella biblioteca del Duomo di Siena,dice che essi raccontano le diverse avventure di Enea Silvio Piccolomini,

Pio II e Enea Silvio Piccolomini discorrono tranquillamente del fulgore delle armi del loro tempo e di quelle antiche.

Ad Anghiari dal 31 agosto 2021 al 3 maggio 2022 al Museo della Battaglia di Anghiari si poteva vedere la mostra a “La civiltà delle armi e le Corti del Rinascimento”.un’opportunità straordinaria per conoscere l’Italia del Rinascimento, “nella quale feroci condottieri potevano tornare a casa dopo le loro campagne sanguinarie e vestire i panni dell’umanista illuminato, coltivare studi letterari e filosofici, commissionare opere d’arte sublimi, stabilendo allo stesso tempo attraverso le arti e le lettere un’altra forma di competizione con gli altri signori. “

Lo splendore dunque delle armi che si fanno concorrenza però nel distribuire la morte , insieme ad un umanesimo in cui si fanno concorrenza opere sublimi.

Dopo poco tempo siamo agli inizi del 1500 Ludovico Ariosto inizierà il suo poema dichiarando apertamente di voler cantare le armi e i cavalieri

Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,
le cortesie, l’audaci imprese io canto,
che furo al tempo che passaro i Mori
d’Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,
seguendo l’ire e i giovenil furori
d’Agramante lor re, che si diè vanto
di vendicar la morte di Troiano
sopra re Carlo imperator romano.

Nell’Orlando Furioso Ariosto parla diffusamente delle armi, del mondo cavalleresco anche se la sua è già una nostalgia per un mondo quasi scomparso .I

Ludovico Ariosto, che nell’Orlando furioso introduce il tema delle armi da fuoco col personaggio fantastico di Cimosco e delle sue avventure nel Canto IX è già ben consapevole dell’importanza di queste armi. Cimosco ha un archibugio che viene definito da Orlando un ordigno da gettare in fondo al mare come lo stesso Orlando fa con queste parole di maledizione :”O maladetto, o abominoso ordigno, / che fabricato nel tartareo fondo / fosti per man di Belzebù maligno / che ruinar per te disegnò il mondo, / all’inferno, onde uscisti, ti rasigno”. ( IX.91)

Di duelli si parla anche nell’Iliade al libro III e al libro V : Il duello più importante è quello tra Ettore ed Aiace e quello tra Achille ed Ettore Come è noto Achille ad un certo punto della guerra decide di non combattere più. Venuto a sapere della morte del suo amico Patroclo per mano di Ettore, torna a unirsi ai suoi corregionali contro i troiani con le armi che il dio Efesto aveva forgiato per lui. Incontra così Ettore in un duello raccontato così :

Disse e, dopo avere palleggiato la lunga lancia,
la scagliò, ma lo splendido Ettore la vide prima
e la evitò curvandosi: gli passò sopra
la lancia di bronzo e si piantò in terra; la prese Pallade Atena,
e la ridiede ad Achille all’insaputa di Ettore, capo d’eserciti.
Ed Ettore parlò così al grandissimo Achille:
«Mi hai mancato; e dunque da Zeus tu non sapevi,
Achille pari agli dei, la mia sorte, come dicevi:
non sei che un furbo ed un chiacchierone, e pensavi
che per paura scordassi la mia forza e il valore.
Non mi pianterai la lancia nel dorso mentre ti fuggo,
piantala qui nel petto mentre ti assalgo,-…”

Un combattimento che va avanti fino a quando Ettore dice :

Ma non voglio morire senza lotta né senza onore,
bensì facendo qualcosa di grande, che anche i posteri ricorderanno.
Dette queste parole, sguainò la spada acuta
che gli pendeva al fianco, grande, robusta;
prese lo slancio e attaccò, come l’aquila alta nel cielo,
che piomba sulla pianura attraverso le nuvole oscure
per prendere qualche agnello tenero, o qualche timida lepre:
così Ettore si scagliò, agitando la spada acuta,
e anche Achille si mosse, l’animo pieno di furia…

Purtroppo Ettore ha la peggio e soccombe:

«Ettore, tu credevi, quando spogliasti Patroclo, d’essere
al sicuro e non contavi per niente me che ero lontano;
pazzo! Lontano, ma difensore molto più forte,
restavo indietro io accanto alle navi,
io che ti ho tolto la vita; cani ed uccelli
ti sbraneranno orrendamente, lui lo seppelliranno gli Achei».

“Ma non voglio morire senza lotta né senza onore” dice Ettore scagliandosi contro Achille. E’ il leale combattimento ,è il duello tra due guerrieri che si ritroverà in parte nel mondo romano ma soprattutto in quello barbaro . Fino a diventare una moda nella Francia , ma anche in altri paesi europei nel XVII secolo.

Quando Ettore scende in duello con Achille Omero descrive succintamente l’armatura che indossava così:

“Tutto era coperto dalle armi di bronzo,
le belle armi che aveva tolto a Patroclo dandogli morte,”

Achille era stato privato dall’armatura ma in occasione del duello con Ettore si presenta con nuove armi veramente fulgenti ,splendide ed eleganti. Sono le nuove armi che la madre Teti gli ha fatto forgiare da Vulcano :

Ecco come sono descritte da Omero :

“…Perciò vengo ora ai tuoi ginocchi, se vuoi,

pel figlio dal breve destino, darmi elmo e scudo

e corazza; quelli che aveva gli perse il fedele compagno

vinto dai Teucri; e lui ora mi giace in terra, afflitto in cuore”

E le rispose lo storpio glorioso:

“Coraggio! Questo non ti preoccupi il cuore:

così potessi dalla morte, lugubre suono,

allontanarlo e nasconderlo quando verrà il destino odioso,

come avrà armi bellissime, tali che ognuno

le ammirerà che le veda, anche fra molti mortali”

Il dio-fabbro riempie così il suo crogiuolo di rame e stagno (elementi componenti del bronzo ) frammisti ad oro ed argento , realizzando una nuova, sontuosa panoplia per l’eroe. Tra i manufatti c’è un elmo con su la raffigurazione di Giove che scaglia saette e un grande scudo del quale Omero fornisce un’accuratissima descrizione: per magnificarne la bellezza e lo splendore

«Ivi ei fece la terra, il mare, il cielo
E il Sole infaticabile, e la tonda
Luna, e gli astri diversi onde sfavilla
Incoronata la celeste volta,
E le Pleiadi, e l’Iadi, e la stella
D’Orïon tempestosa, e la grand’Orsa
Che pur Plaustro si noma. Intorno al polo
Ella si gira ed Orïon riguarda,
Dai lavacri del mar sola divisa.» (1)

Uno splendore e una bellezza dunque quelle armi di Achille forgiate da un dio .Di questa bellezza e di questo splendore discorrono probabilmente il pontefice Piccolomini , Pio II , e Federico da Montefeltro . Un tempo ormai perduto come ricorda Ariosto , un tempo in cui fare la guerra era un’arte nel vero senso della parola, perchè come nel mondo greco il territorio del nemico veniva preservato, le coltivazioni non venivano danneggiate . Con l’introduzione delle armi da fuoco le battaglie e le guerre diventano un’altra cosa. Declina la figura del cavaliere ,una figura veramente mitizzata e appare sulla scena dei conflitti la crudele realtà della guerra . Come lo spettacolo desolato dei campi di guerra dopo le battaglie napoleoniche per esempio con centinaia di morti dove appunto aleggia solo la morte. Corpi che vengono raccolti da mani pietose durante le tregue. Si scontrano sui campi di battaglia anche teorie e strategie. Ad un tratto si scontrano anche , questa volta metaforicamente da una parte i sostenitori dell’uso della cavalleria e quelli dello sbarramento attraverso le armi da fuoco . Le battaglie si combattono e forse le stesse guerre per intero con movimento di uomini, tanti uomini con manovre sui campi dove gli eserciti si affrontano. E’ quasi un modo corale di condurre le battaglie. C’è un capo che decide ma non è più il capitano di ventura che faceva quasi tutto da solo. In questa evoluzione per così dire del modo di combattere ci sono uomini geniali che si contrastano attraverso masse di uomini ai loro ordini. Per esempio nel caso delle battaglie sostenute da Napoleone Bonaparte per esempio ad Austerlitz o dal Duca di Wellington che lo sconfisse a Waterloo. Era il 1815. Cento anni dopo la prima guerra mondiale fu una guerra combattuta in trincea mentre alla seconda guerra mondiale fu messo fine di nuovo da una massa enorme di uomini che nel D Day dello sbarco in Normandia realizzarono la più grande battaglia che al tempo si potesse concepire.

Ma del fulgore e della bellezza delle armature non si parla più. Quelle che avevano caratterizzato il guerriero greco o il legionario romano. Il guerriero greco ,l’oplita aveva un’armatura, che comprendeva scudo, corazza di metallo o di cuoio guarnito di metallo, schinieri, elmo, lancia e spada, mentre l’armamento del legionario romane era composto nel caso di soldati “scelti”, che fanno da scorta al comandante, da una lancia (hasta) e uno scudo rotondo (clipeus); gli altri legionari hanno un giavellotto (pilum) e uno scudo oblungo (scutum), oltre ad una serie di attrezzi come, una sega, un cesto, una picozza (dolabra), una scure, una cinghia, un trincetto, una catena …. Insomma un vero e proprio mondo di armi ed attrezzi.

Anche Niccolò Machiavelli, che alle tecniche militari dedica un intero trattato (i dialoghi Dell’arte della guerra, scritto nel 1519) come Ariosto evidenzia la scomparsa della cavalleria ma non comprende pienamente il portato militare delle armi da fuoco che gli sembrano ingombranti sui campi di battaglia .

La bellezza e il fulgore delle armi sono scomparse ormai da secoli, non sono altro che uno strumento di morte e solo di morte. Tuttalpiù hanno una loro spettacolarità come le bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki come nelle immagini che siamo stati abituati a vedere : l’mmenso fungo che si innalza verso il cielo o le luci dei razzi traccianti nel cielo di Bagdad nelle guerre del Golfo o nella cantilena nel porto di Hanoi dove si fronteggia Charlie americano e i guerriglieri di Ho Chi Minh come si vede nelle scene del bellissimo Apocalypse Now un film del 1979 diretto da Fracis Ford Coppola.

Le armi sono diventate tutt’altra cosa dalla “panoplia” ,quel complesso di parti di un’armatura che rivestiva il guerriero, il soldato . Si sono trasformate oggi specialmente e le guerre tra Russia e Ucraina e tra Israele e Hamas ce lo fanno vedere ogni giorno, in missili e droni che soprattutto uccidono i civili indifesi.

Le guerre non si combattono più in singolar duelli o tra soldati che si fronteggiano su un campo di battaglia. Si combattono devastando il territorio del nemico ,Gaza, Mariupol ,l’Oblast di Kharkiv colpita quest’ultima in una sola giornata 180 volte con il sistema lanciarazzi multiplo grad come documenta il Kyiv Independent citando le autorità locali. A Kharkiv sono stati distrutti 1.177 condomini, 53 asili nido, 69 scuole e 15 ospedali

Per non parlare della città di Chasiv Yar, in Ucraina orientale, bombardata per mesi dalle forze russe, appare oggi completamente carbonizzata, come mostra un filmato ripreso da un drone e pubblicato dall’Associated Press.

Le armi sono diventate dunque uno strumento invisibile di morte e di esse purtroppo si deve ancora discutere come facevano Papa Piccolomini e Federico da Montefeltro ma non per magnificarne la bellezza ma per dire basta . Basta a tutti i conflitti in corso sul pianeta Terra perchè è ora dopo millenni di guerre che le armi con le quali si combattono vengano bandite, distrutte . “Mettete dei fiori nei vostri cannoni”cantavano i Giganti nel 1967. Era una “Proposta” inascoltata che dovrebbe continuare a defliagrare al posto delle armi , oggi , domani, sempre .

( 1 ) Teti, fece forgiare dal dio Vulcano delle nuove armi per il proprio figlio. Vulcano forgiò i nuovi gambali, la corazza, due spade, un elmo tutto ornato di chiome equine (Iliade, libro XIX, 380-383) e uno smisurato scudo (Iliade , libro XVIII, versi 671,679-842). Vulcano scolpisce sullo scudo una fedele rappresentazione della vita e della società del tempo. L’ anello centrale,tutto completamente d’oro, rappresenta tutto l’ universo conosciuto : la Terra,il mare , il cielo, il Sole, la Luna piena, alcune stelle e costellazioni (le Pleiadi,le Ladi, Orione , che con il suo sorgere preannuncia l’ inverno, l’Orsa Maggiore, che non tramonta mai sul mare. Il nostro cielo è cambiato, per il fenomeno della “precessione” degli equinozi. Ci sono poi altri anelli in cui vengono rappresentate dodici scene della vita umana : tre di città in pace, tre di città in guerra, tre in materia di agricoltura e tre sulla vita pastorale. L’ anello più esterno rappresenta il fiume Oceano che, come pensavano gli Antichi, circondava tutta la Terra.

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