” LE DIPENDENZA DA USO DI SOSTANZE E NEW ADDICTION ” – DOTT.SSA ANTONELLA FORTUNA

( DOTT.SSA ANTONELLA FORTUNA, PSICOLOGA CLINICA, PSICOTERAPEUTA DINAMICA)

Redazione- L’ Organizzazione mondiale della Sanità definisce la dipendenza come “uno stato psichico e talvolta anche fisico, derivante dall’interazione tra un organismo vivente e una sostanza tossica, che si caratterizza per le modificazioni comportamentali e altre reazioni che comprendono sempre una pulsione ad assumere una sostanza in modo continuo o periodico, al fine di provare i suoi effetti psichici e a volte di evitare il malessere della privazione”. Accanto alle dipendenze correlate alle sostanze stupefacenti propriamente dette, ad oggi sono sempre più frequenti le diagnosi delle “dipendenze comportamentali”, o anche dette “sociali”, dove l’oggetto droga non è una sostanza chimica ma la messa in atto di un comportamento lecito e socialmente accettato, i cui meccanismi di azione risultano essere gli stessi delle tradizionali tossicodipendenze (Alonso-Fernandez, 1999). La letteratura definisce tali dipendenze, un fenomeno rischioso e problematico per il normale e successivo sviluppo psico-fisico soprattutto per gli adolescenti e i giovani adulti, fascia della popolazione particolarmente vulnerabile, tanto che diversi sono gli autori che hanno tentato di indicare eventuali interventi di prevenzione e cura efficaci (Couyoumdjian, Baiocco e Del Miglio,2006)

La dipendenza patologica viene intesa sottoforma di dipendenza e addiction. Con la prima intendiamo, dal punto di vista clinico, una condizione di intensa preoccupazione per il comportamento in questione che provoca cambiamenti specifici e fisiologici nel cervello (Coletti,2004).

La dipendenza patologica infatti viene intesa come una dipendenza fisica oltre che psichica, ovvero la condizione in cui l’organismo necessita di una sostanza per funzionare e in cui l’introduzione di quella sostanza porta a delle modificazioni dell’organismo stesso. Con il termine addiction,( dal latino addictus), si intende, invece, una condizione di schiavitù, uno stato clinico che induce l’individuo alla ricerca di quella sostanza o di quel comportamento senza il quale la propria vita, la propria esistenza risulta essere priva di significato (Ferrini e Rontini, 2011)

  • Similitudini e differenze tra le due forme di dipendenza

Le analogie e le differenze tra le due forme di dipendenza sono molteplici. Evidenze empiriche riportano una stretta connessione tra le due sia per quanto rigurda l’aspetto neurobiologico, secondo cui sia le tradizionali dipendenze, che le new addiction agiscono sui circuiti dopaminergici e serotoninergici, determinano l’attivazione delle stesse aree cerebrali, (il nucleo accumbens e la corteccia pre-frontale), sia per quanto riguarda l’aspetto genetico. (Coventry e Norman, 1998; De Chiara, Begaz e Hollander, 1998)

Griffiths et al hanno identificato le sei somiglianze fenomenologiche.

  • la necessità di aumentare la quantità e il tempo impiegato nella messa in atto del comportamento patologico (tolleranza),
  • l’astinenza ossia il malessere che l’individuo esperisce quando non assume la sostanza e/o quando non mette in atto quel comportamento che può essere solo psichica nelle dipendenze comportamentali, ovvero psichica e fisica nelle dipendenze “tradizionali”
  • il conflitto intrapersonale e inter personale causati dall’uso cronico della sostanza e del comportamento disfunzionale;
  • la tendenza a ricadere nell’uso o nella mesa in atto di quel comportamento dopo un periodo di non assunzione (ricaduta);
  • l’impossibilità di resistere all’impulso data dalla salienza che ha la sostanza o quel comportamento nella vita dell’individuo (dominanza);
  • le alterazioni del tono dell’umore. Di fatto, entrambe le forme di dipendenza danno una sensazione di sollievo e di tranquillità e solo successivamente portano il dipendente a uno stato di tensione e di sofferenza causato dall’impossibilità di recedere nel comportamento. (Griffiths et.al,2002)

Altre caratteristiche comuni sono l’impossibilità di resistere all’ impulso e/o alla sensazione di mettere in atto quel comportamento o di assumere quella sostanza (compulsività) e la perdita di controllo del comportamento (impulsività), craving, ossia il desiderio impellente, incoercibile e irrefrenabile di assumere la sostanza o di mettere in atto quel comportamento, o ancora il senso di piacere subito dopo la messa in atto del comportamento seguito da rimorso e la persistenza ossia il tentativo infruttuoso di ridurre o interrompere l’uso della sostanza o la messa in atto del comportamento, considerato anche come uno dei criteri diagnostici più importanti per definire la dipendenza patologica (Skog, 2003-Sussman et al 2010-Heater,1998-Benson,2008). Somiglianze sono state riscontrate anche per quanto riguarda il funzionamento neuro-cognitivo, soprattutto a carico delle funzioni esecutive superiori. In entrambe infatti vi è la difficoltà di dilazionare la gratificazione, ossia l’incapacità di inibire la capacità di provare un piacere piccolo ma immediato, piuttosto che un piacere più intenso ma nel tempo.

D’altro canto però le due forme di dipendenza presentano delle evidenti differenze.

Se le dipendenze da uso di sostanze sono più facilmente riconoscibili perché la sostanza che diviene l’oggetto droga è illegale e non socialmente accettata, nelle dipendenze comportamentali è difficile stabilire il confine tra comportamento normale e patologico perché esso è socialmente lecito e accettato. Inoltre se nelle prime si può parlare sia di addiction (dipendenza psichica) che di dipendenza organica nelle seconde intendiamo esclusivamente addiction, poiché l’astinenza è principalmente psichica. Entrambe, come sostenuto da Steiner, diventano dei “rifugi della mente, ovvero dei luoghi mentali in cui ritirarsi quando si desidera sfuggire da una realtà insostenibile perché angosciosa “(Streiner,1993).

1.3 Nuove sostanze psicoattive

Negli ultimi anni, tutto il mondo è stato interessato da un fenomeno che sta assumendo dimensioni sempre più imponenti: la comparsa di Nuove Sostanze Psicoattive (NSP), caratterizzate da proprietà farmacologiche e tossicologiche particolarmente pericolose per la salute dei consumatori. Questo evento rappresenta un problema emergente a livello internazionale, tanto che le Nazioni Unite, l’International Narcotics Control Board e l’Unione Europea stanno dedicando grande attenzione a quella che viene presentata come una nuova minaccia per la salute pubblica.

Dal 2009, il Sistema Nazionale di Allerta Precoce per le droghe del Dipartimento Politiche Antidroga, Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha eseguito un monitoraggio costante della comparsa di NSP sul territorio italiano. Attraverso segnalazioni provenienti dai centri collaborativi del Sistema di Allerta (laboratori, pronto soccorso, tossicologie forensi, Forze dell’Ordine, centri antiveleno, ecc.) e dall’Osservatorio Europeo sulle Droghe e le Tossicodipendenze di Lisbona, tale attività ha condotto alla registrazione di circa 280 nuove sostanze psicoattive, tra cui cannabinoidi e catinoni sintetici, fenetilamine, piperazine, triptamine, ecc.

E’ nota la difficoltà di riconoscimento analitico che caratterizza le NSP. La causa di ciò risiede principalmente nella mancanza di standard analitici di riferimento (inesistenti o non facilmente reperibili), nella mancanza di letteratura e metodi di riferimento e nella limitata diffusione di tecnologie ad oggi disponibili ed idonee a questo scopo. Per ovviare a tali criticità operative e al fine di agevolare il lavoro del personale dei laboratori che afferiscono al network del Sistema Nazionale di Allerta Precoce, il Dipartimento Politiche Antidroga, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, il Centro Antiveleni di Pavia e il Dipartimento delle Dipendenze ULSS 20 di Verona, nel 2010 e nel 2012 ha eseguito la distribuzione verso tali centri di standard di riferimento di diverse nuove sostanze psicoattive .Ciò ha permesso di incrementare la capacità analitica dei laboratori e, quindi, di migliorare la capacità di identificazione delle NSP, aumentando il numero di segnalazioni inviate al Sistema e migliorando la qualità delle informazioni condivise nel network attraverso schede tecniche debitamente predisposte dal Sistema di Allerta sulla base delle informazioni trasmesse dai centri collaborativi e di quanto disponibile in letteratura. Consapevoli che il fenomeno che si sta trattando è in continua evoluzione e che sempre nuove molecole sono pronte ad essere inserite nel mercato, sia per soddisfare nuove richieste da parte dei consumatori ma anche, e soprattutto, per eludere i controlli che vanno istituendosi nei vari Paesi attraverso l’aggiornamento della normativa in materia, si è ritenuto utile raccogliere in un’unica pubblicazione le schede tecniche realizzate dal Sistema di Allerta in cui vengono riportate informazioni che possono risultare di grande utilità ai professionisti del settore (personale di laboratorio, personale delle unità di emergenza/urgenza, operatori sanitari, ricercatori, ecc.) al fine di agevolare l’analisi di campioni incogniti.

In particolare, le schede tecniche raccolte nel presente manuale riportano informazioni primarie per ogni singola molecola (nome comune, sigle, nome sistematico, nomi gergali), un’immagine della struttura chimica, la formula bruta, il peso molecolare, il numero CAS, la loro caratterizzazione analitica e, ove possibile, la loro farmacologia, tossicologia, effetti, metabolismo nonché il loro stato legale in Italia e in Europa. Ad integrazione di ciò, la ricerca viene estesa anche a siti web, forum, spazi di espressione individuale su cui i consumatori pubblicano informazioni di vario genere sulle NSP, in particolare sulle vie di assunzione, le dosi, gli effetti prodotti. Infine, alle schede tecniche vengono aggiunte anche informazioni che derivano da segnalazioni giunte attraverso l’Osservatorio Europeo da altri Sistemi di Allerta europei.

All’interno del manuale, le schede tecniche sono state suddivise sulla base della tipologia di molecola (cannabinoidi sintetici, catinoni, fenetilamine – inclusi i derivati benzofuranici, diidrobenzofuranici e aminoindani – ketamina e analoghi, piperazine, triptamine, derivati azepanici, fentanili, oppioidi, analoghi della fenciclidina, farmaci, miscellanea) e della numerosità delle segnalazioni ricevute dal Sistema di Allerta attraverso l’analisi di reperti, di campioni biologici di pazienti con intossicazione acuta correlata all’assunzione di NSP, o di campioni provenienti da altre fonti. Ciò a rappresentare le molecole che sono risultate circolare maggiormente

sul territorio nazionale e che potrebbero essere di particolare interesse, in quanto possibilmente riscontrabili in campioni incogniti.

La normativa comunitaria individua le N.P.S. (art. 1 della Decisione Quadro 2004/757/GAI del Consiglio del 25 ottobre 2004, come modificata dalla Direttiva (UE) 2017/2103 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 15 novembre 2017) in ogni «sostanza allo stato puro o contenuta in un preparato non contemplata dalla convenzione unica delle Nazioni Unite sugli stupefacenti del 1961, quale modificata dal protocollo del 1972, o dalla convenzione delle Nazioni Unite sulle sostanze psicotrope del 1971 ma che può presentare rischi sanitari o sociali analoghi a quelli presentati dalle sostanze contemplate da tali convenzioni».

Con questa denominazione si fa riferimento alla proliferazione di un gruppo molto ampio di molecole, principalmente di natura sintetica, caratterizzate da proprietà farmacologiche e tossicologiche estremamente insidiose per la salute dei consumatori.

Il consumo di queste sostanze è ormai considerato, a livello internazionale e nell’ambito delle istituzioni comunitarie, una vera e propria emergenza che si vuol fronteggiare con nuove strategie e appropriati strumenti giuridici in corso di predisposizione.

La Commissione Europea, per la sua parte, dopo aver pianificato una specifica strategia di contrasto nei Piani di Azione quadriennali 2013-2020, ha avviato iniziative di carattere normativo per rendere più efficace e tempestiva la tabellazione dei nuovi psicotropi non appena questi facciano la loro comparsa sul mercato illegale.

Anche l’Ordinamento nazionale, che adotta una definizione legale di sostanza stupefacente, si sta adoperando per contrastare efficacemente sul territorio questo nuovo tipo di minaccia attraverso l’adozione di un Piano d’Azione e potenziando le proiezioni operative del Sistema Nazionale di Allerta Precoce. Molte di queste sostanze sono state inserite, a partire dal 2010, nell’elenco delle sostanze psicoattive

illegali contenuto nelle tabelle ministeriali annesse alla normativa in materia di sostanze stupefacenti, quale primo ineliminabile passaggio per l’attivazione da parte delle Forze di Polizia e dell’Autorità Giudiziaria, di una concreta azione di contrasto e una altrettanto effettiva risposta sanzionatoria. L’uso della c.d. “somiglianza chimica”, che nelle tabelle allegate al D.P.R. è rappresentata dall’“analogo di struttura”, costituisce – al momento – il sistema di contrasto più efficace al moltiplicarsi delle NPS.

A livello internazionale, il Ministero dell’Interno sta provvedendo ad inserire negli accordi bilaterali di cooperazione di polizia, in fase di negoziazione, uno specifico punto tendente ad accrescere e valorizzare lo scambio informativo proprio in tema di Nuove Sostanze Psicoattive, al fine di potenziare l’azione repressiva e di intelligence delle Forze dell’Ordine e ridurre così la presenza di queste nuove droghe sintetiche sulle piazze virtuali di spaccio.

Una quota importante del volume complessivo dei traffici di queste nuove droghe di sintesi è commercializzata attraverso le reti di comunicazione e, in particolare, la rete Internet.

La DCSA, nella sua funzione di promozione e coordinamento delle attività antidroga, monitora costantemente il “mercato” delle NSP attraverso i riscontri forniti dai laboratori scientifici della Polizia di Stato, dei Carabinieri e dell’Agenzia delle Dogane e mediante la propria articolazione Drug@online, composta da un team di esperti informatici. La diffusione di numerose nuove sostanze psicoattive (NPS) nel mercato della droga solleva numerosi problemi e pericoli. L’uso di NPS è spesso collegato a problemi acuti di salute di vario genere. Gli effetti di tutte le singole sostanze individuate, tuttavia, non sono completamente conosciuti e, in alcuni casi, possono portare ad interventi di emergenza in Pronto Soccorso ed a morte, talvolta collegata a policonsumo.

Nonostante il grande numero di nuove sostanze psicoattive segnalate dal Sistema di Allerta Europeo, la prevalenza dell’uso nella popolazione generale parrebbe ancora relativamente bassa, sia perché può variare a seconda della definizione che viene data alle NPS, che può essere più o meno inclusiva, sia perché i comuni test di laboratorio non sono in grado di rilevare moltissime NPS. Si deve notare, però, che, rispetto alla dichiarazione d’uso almeno una volta in vita, i cittadini milanesi ponevano già nel

2015 la cannabis sintetica al secondo posto rispetto alle sostanze illecite consumate, subito dopo la cannabis (Dati Dipartimento Dipendenze Milano, SIAPAD 2015). Tenendo conto che la cannabis sintetica non esisteva in Europa dieci anni prima, questo può dare l’idea sia dell’interesse per questo tipo di sostanze, sia della potenzialità di una loro rapida diffusione. Considerando che si sono osservati decessi collegati all’uso di cannabinoidi sintetici, si può comprendere la pericolosità di questa situazione.

Esistono forme di uso trasversali a differenti situazioni che meritano particolare attenzione:

  • Uso di NPS che imitano l’effetto di droghe illecite “classiche”
  • Uso di NPS che replicano l’effetto di farmaci (o che sono nate come farmaci, mai messi in commercio)
  • Uso di farmaci da prescrizione che mimano l’effetto di droghe
  • Uso di NPS a fini sessuali (chemsex)
  • Uso di NPS e abuso di farmaci da prescrizione nella popolazione carceraria

E’ recentissima la comparsa sul mercato europeo (ed anche in Italia) di oppiacei sintetici che mimano gli effetti di eroina e morfina. Per la precisione si tratta di 25 nuovi oppiacei di sintesi rilevati tra il 2009 ed il 2016 (18 di questi della famiglia del Fentanil). Si tratta di sostanze molto più potenti dell’eroina che possono provocare overdose mortali oppure situazioni di grave dipendenza.

L’ampia diffusione sul mercato clandestino USA degli oppioidi sintetici, con particolare riferimento ai derivati del fentanile, sia stato in grado di provocare in un tempo molto rapido un “imprevedibile” picco di decessi per overdose. Seguendo, infatti, la linea azzurra dei “Synthetic Opioids” (diversi dal metadone) notiamo, infatti, come nel giro di poco più di un paio di anni, abbiano provocato una strage.

Tra le Nuove Sostanze Psicoattive, potrebbe essere quindi utile includere, concettualmente, anche alcuni farmaci per cui è descritta e provata la possibilità di abuso. Per alcuni di questi, di cui troviamo analoghi tra le NPS, la potenzialità additiva è conosciuta in modo diffuso (es. benzodiazepine, alcuni antidepressivi e farmaci oppiacei), ma non per altri, come, ad esempio, il  Pregabalin, la  Loperamide e la Quetiapina. In alcuni casi l’uso improprio di queste sostanze è simile a quello di alcune NPS.

Ciò che chi consuma sostanze a scopo non terapeutico sottovaluta è che oppioidi, alcolici e benzodiazepine quando sono assunti insieme aumentano esponenzialmente il rischio di eventi drammatici perché il loro effetto nella depressione del respiro (causa di morte) è sinergico e non semplicemente cumulativo.

E se si pensasse che l’abuso pericoloso delle benzodiazepine sia limitato ai Paesi di oltre-oceano è opportuno considerare che in un report recente (luglio 2017) pubblicato su “Drug-related deaths in Scotland in 2016”, le benzodiazepine (ad esempio diazepam, diclazepam and etizolam) risultano essere implicate o aver contribuito al decesso di 426 persone.

La conoscenza della tossicità acuta di diverse NPS è difficile, così come è difficile la loro identificazione. Nella maggior parte dei casi gli interventi di Pronto Soccorso sono, pertanto, di tipo sintomatico anche perché riguardano soggetti assuntori di più sostanze. L’uso di NPS che imitano l’effetto di droghe classiche avviene spesso in contesti in cui sia chi vende sia chi compra le sostanze, difficilmente conosce la loro reale composizione. Il frequente uso congiunto di NPS ed altre droghe, farmaci od alcol rende complicato valutare le cause di una situazione critica nel momento in cui si sviluppa.

Attualmente i Sistemi Socio-Sanitari, culturalmente ed operativamente, non sono completamente pronti ad affrontare questo genere di problematiche anche contenendo fattori di rischio che possono essere modificati con pratiche corrette, opportuni collegamenti trasversali, l’utilizzo, la divulgazione e la messa a disposizione dell’esperienza maturata, nonché lo studio, la conoscenza e l’attento monitoraggio dei fenomeni in corso che spesso sono differenti in territori diversi.

I consumatori di NPS quindi, in caso di eventi critici per la loro salute, devono sapere che chi interviene in emergenza / urgenza potrebbe doverlo fare alla cieca, basandosi solo sui sintomi e sul riferito, ma senza alcuna certezza su cosa sta provocando il problema.

Commenti (0)
Aggiungi un commento