” I SERIAL KILLER ” – DOTT.RE MARCO CALZOLI

Redazione-  Il termine “serial killer” viene utilizzato e studiato come fenomeno differente rispetto alle altre tipologie di omicidi negli anni ’80 del XX secolo. Nei secoli precedenti l’omicidio seriale non veniva riconosciuto come tale: vampiri, lupi mannari e mostri di vario tipo sono leggende scaturite spesso da eventi delittuosi di stampo seriale.

Nel 1979 il FBI appronta questa classificazione:

  • Serial murder (omicidio seriale): una serie di due o più omicidi, commessi come eventi separati, ad opera di un singolo autore, con le motivazioni ricercate nelle dinamiche psicologiche dell’autore del crimine. Nel 1992 il Crime Classification Manual di Douglas, Burgess una seconda definizione del serial murder: tre o più eventi omicidiari, commessi in luoghi differenti, separati da un intervallo di “raffreddamento” emozionale dell’omicida (emotional cooling off)
  • Mass murder (omicidio di massa): si intende il soggetto che si rende dell’uccisione di quattro o più vittime nel medesimo luogo e nel corso di un unico evento. Nella casistica FBI il viene distinto in “family” e “classic” (non dei familiari, come il terrorista). Nell’omicidio di massa familiare, all’ uccisione dei congiunti può seguire spesso il suicidio dell’autore
  • Spree killing (omicidio compulsivo): riguarda un unico evento, che si realizza in due o più luoghi, comportando la morte di più persone, ma, a differenza del serial murder, senza il periodo di raffreddamento emozionale dell’autore tra le aggressioni.

Il serial killer, ma anche altri tipi di assassini, può essere Organizzato o Disorganizzato, secondo la nota classificazione del FBI (1988).

Il killer organizzato presenta queste caratteristiche:

  • crimine pianificato e vittima selezionata;
  • personalizzazione della vittima, sottomissione della stessa e conversazione articolata;
  • scena del crimine ordinata, uso di mezzi di costrizione;
  • azioni aggressive e sadiche, spostamento del cadavere;
  • uso di arma premeditata, assenza di tracce fisiche.

Invece il killer disorganizzato presenta:

  • crimine impulsivo, vittima scelta a caso;
  • depersonalizzazione della vittima, minimo scambio verbale, scoppio violento improvviso;
  • scena del crimine disordinata e confusa, assenza di mezzi di costrizione;
  • atti sessuali post mortem, assenza di spostamento di cadavere;
  • arma occasionale, numerose tracce fisiche.

Holmes & De Burger 1988 approntano questa classificazione:

  • Serial-killer visionario: spinto ad uccidere da fenomeni allucinatori o interpretazioni deliranti.
  • Serial-killer missionario: spinto dalla “missione” di liberare il mondo da determinate categorie di persone, ad esempio prostitute, omosessuali, criminali, minoranze etniche.
  • Serial-killer edonista: in questa categoria rientrano i serial-killer per tornaconto personale, quelli che cercano il brivido, quelli che cercano il piacere sessuale
  • Serial-killer orientato al controllo e al dominio della vittima: questa tipologia ricava gratificazione sessuale dal dominio sulla vittima.

Mastronardi & Palermo 1995 aggiungono alla precedente classificazione una ulteriore suddivisione inserendo il Serial Killer Lussurioso (Lust Killer) in cui l’obbiettivo dell’assassino non è il controllo del potere ma ha il fine di un soddisfacimento di tipo sessuale.

Ogni serial killer ha un Modus Operandi: si riferisce alla modalità con la quale il reo mette in atto il comportamento illecito e riassume i passaggi necessari al compimento del reato; è un comportamento appreso, dinamico, ed in continua evoluzione, difatti può cambiare in più punti nel corso della serie di crimini.

I criminologi parlano anche di Signature (firma), costituisce il biglietto da visita di un criminale violento. La Firma va oltre a ciò che è strettamente necessario per mettere in atto il crimine, costituendo parte unica e originale del comportamento del criminale. Le fantasie patologiche dell’aggressore spesso portano alla genesi di un crimine violento, preceduto da un lavoro di immaginazione sempre più ampio, e con il passaggio all’azione criminale alcuni aspetti del delitto rivelano elementi di unicità, oppure segni di ritualità riconducibili alle fantasie dell’aggressore. Il

nucleo del comportamento rituale dell’aggressore, che ne costituisce la firma, rimane sostanzialmente invariato nel susseguirsi degli eventi criminosi, sebbene anche in questo caso si può verificare una evoluzione di questo comportamento nel corso del tempo e dei crimini.

Nei delitti a sangue (non solo seriali) possono comparire:

  • Territorialità: disposizione territoriale degli eventi criminosi (un serial killer può essere territoriale, cioè limitato a una zona specifica, oppure nomadico, che sceglie i luoghi dei delitti alternandoli liberamente)
  • Staging: deliberata alterazione della scena del crimine
  • Overkilling: continuazione dell’azione omicidiaria dopo il decesso
  • Sadismo Post-Mortem: atti sadici sul cadavere in azione distinta da quella prettamente omicidiaria.

Il modello a fasi di J. Norris ipotizza che la dipendenza del serial killer dal crimine sia una dipendenza da uno specifico schema criminale che comprende diverse fasi:

  • Fase aurorale (fantasie ossessive di morte)
  • Fase del puntamento nei confronti di una vittima specifica
  • Fase della seduzione
  • Fase della cattura
  • Fase dell’omicidio
  • Fase totemica (il killer prende un feticcio della vittima o della scena del crimine e lo contempla)
  • Fase depressiva.

Il comportamento di un serial killer è solo il punto di arrivo di un pattern comportamentale e psichico individuale sviluppatosi nel tempo. La quasi totalità degli studiosi internazionali di questo fenomeno (tra gli altri Bourgoin, 1993; Hickey, 1991; Newton, 1990, 1992, 1993, 2000; etc.) ripongono l’attenzione sullo sviluppo adolescenziale del soggetto, e sulle esperienze traumatiche vissute in ambito familiare.

Le caratteristiche familiari tipiche del serial killer sono:

  • Figlio illegittimo
  • Orfano di uno o entrambi i genitori, adottato
  • Figlio di un genitore abusivo mentre l’altro è remissivo
  • Infanzia caratterizzata da violenze fisiche, psicologiche, sessuali perpetrate da uno o entrambi i genitori.

Oggi però si privilegia il Modello Multifattoriale, che vede nella genesi del serial killer una serie di fattori sia ambientali (subcultura criminale), sia intrapsichici (scarsa capacità di elaborare i traumi, disfunzione della sfera sessuale, caratteristiche psichiche abnormi), sia relazionali (difficoltà relazionali con la famiglia e il gruppo dei pari nell’adolescenza, con i partner sessuali, sul luogo di lavoro, apprendimento della violenza, uso della violenza per ottenere le cose).

Il termine serial killer si riferisce a un preciso modus operandi, non a una patologia psichiatrica. Spesso però i serial killer sono schizofrenici (se appartengono alla categoria dei visionari, in quanto l’omicidio viene dettato da allucinazioni e deliri), ma anche borderline (se con tratti di sadismo e perversione), psicopatici (non hanno risposte emotive alle proprie azioni).

Infine esistono anche forme ibride di omicidio che inizialmente

non sembrano classificabili come omicidi seriali. Il primo studioso fu lo psichiatra David Lester, per il quale un soggetto che uccide può avere come motivazione superficiale il suo senso di appartenenza ad un gruppo, legale (esercito) o meno (mafia, terrorismo) che gli ordina di uccidere ma come motivazione profonda un suo bisogno interno di uccidere che trova modo di soddisfare “nascondendosi” all’interno di un organizzazione. Questi ultimi sono detti serial killer atipici.

Il serial killer tipico ha queste caratteristiche:

  • Agisce da solo come un “predatore solitario”;
  • È sempre di sesso maschile;
  • Può essere disorganizzato o mostrare diversi gradi di organizzazione;
  • È introverso, ha limitata capacità di instaurare relazioni, si sente escluso dalla società;
  • Ha un contatto diretto con le vittime e le uccide personalmente;
  • Agisce sempre sotto spinta sessuale e mette in pratica atti perversi;
  • Motivazione esclusivamente di natura interiore (attuare un piano allucinatorio e delirante, piacere sessuale, ottenere piacere nel potere).

Invece il serial killer atipico:

  • Può agire in coppia o anche in gruppo;
  • Può essere anche di sesso femminile;
  • È sempre completamente organizzato, pianifica con cura ogni sua azione;
  • Ha una personalità più evoluta, è altamente funzionale e quindi in grado di stabilire relazioni efficaci;
  • Non sempre ha un contatto diretto con la vittima e può farla uccidere altresì da persone sotto il suo influsso;
  • Non ci sono evidenti motivazioni sessuali;
  • La motivazione più evidente è utilitaristica (ottenere una eredità, svolgere una eliminazione militare, mafiosa, terroristica), ma al contrario di tali soggetti (militari, mafiosi, terroristi, e altri) nasconde anche motivazione di tipo psicologico.

In ogni modo ogni omicida sembra agire sulla base della MOCO (Matrice Organizzativa Cronologica dell’Omicidio), suddivisa in otto fasi:

  • Fase decisionale, nella quale l’assassino prende la decisione di uccidere;
  • Fase organizzativa progettuale, nella quale l’assassino progetta l’omicidio;
  • Fase di predisposizione della vittima, nella quale si sceglie la vittima e si studiano le caratteristiche;
  • Fase di preparazione della scena del crimine, nella quale si sceglie il luogo nel quale colpire, valutando i pro e i contro;
  • Fase esecutiva attuativa, nella quale l’omicida cattura la vittima con le modalità che ha scelto;
  • Fase di overkilling, nella quale l’omicida interviene sulla vittima con una modalità esagerata rispetto alla semplice morte;
  • Fase di staging e copertura, nella quale l’assassino altera la scena del crimine per non farsi scoprire;
  • Fase di distanziamento dall’omicidio, l’assassino abbandona il cadavere e ritorna alle sue attività quotidiane.

Marco Calzoli è nato a Todi (Pg) il 26.06.1983. Ha conseguito la laurea in Lettere, indirizzo classico, all’Università degli Studi di Perugia nel 2006. Conosce molte lingue antiche e moderne, tra le quali lingue classiche, sanscrito, ittita, lingue semitiche, egiziano antico, cinese. Cultore della psicologia e delle neuroscienze, è esperto in criminologia con formazione accreditata. Ideatore di un interessante approccio psicologico denominato Dimensione Depressiva (sperimentato per opera di un Istituto di psicologia applicata dell’Umbria nel 2011). Ha conseguito il Master in Scienze Integrative Applicate (Edizione 2020) presso Real Way of Life – Association for Integrative Sciences. Ha conseguito il Diploma Superiore biennale di Filosofia Orientale e Interculturale presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa – Istituto di Scienze dell’Uomo nel 2022. Ha dato alle stampe con varie Case Editrici 50 libri di poesie, di filosofia, di psicologia, di scienze umane, di antropologia. Ha pubblicato anche molti articoli. Da anni è collaboratore culturale di riviste cartacee, riviste digitali, importanti siti web.

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