“CHI NON ARDE NON INCENDIA” SANTA MADDALENA DI CANOSSA, “IMPRENDITRICE DI DIO” – PROF.SSA GABRIELLA TORITTO

Redazione-  L’8 maggio è la data in cui ricorre l’inizio dell’Istituto Canossiano, fondato da Maddalena di Canossa nel 1808.

In occasione dell’Anno Giubilare, 1774-2024 – che le Figlie della Carità Canossiane celebrano quest’anno con il motto “Accendi la vita!”Maddalena di Canossa, 250 anni di amore e libertà! sabato 2 marzo scorso, presso la Casa Madre dell’Istituto delle Figlie della Carità Canossiana, a Verona, è stato inaugurato un percorso museale per rievocare le tappe più significative della vita di Maddalena Gabriella di Canossa, nonché la storia dell’Istituzione Canossiana, oggi presente nei 5 continenti.

Il percorso museale è un progetto innovativo, sia nella forma che nell’organizzazione dei contenuti. Infatti sono state recuperate delle teche di un padiglione della Biennale di Architettura di Venezia, con cui sono stati realizzati contenuti interattivi e multimediali, anche in forma di realtà virtuale, grazie alla collaborazione del Politecnico di Torino.

Nel pomeriggio di domenica, 28 aprile scorso, a Roma nella Parrocchia di Santa Maddalena di Canossa, la vita della Santa è stata onorata e celebrata dall’Oratorio Sacro, “Dio solo”, del Maestro Marcello Bronzetti al cospetto di Canossiane e Canossiani provenienti da tutto il mondo. All’interno della chiesa di Santa Maddalena il Maestro ha conquistato il folto pubblico presente, rapito ed inebriato dalle salienti e celestiali note musicali degli spartiti. Il Maestro Bronzetti, presentando l’Oratorio Sacro e riflettendo sulla vita della Santa, ha sottolineato come Dio prepari le “nostre strade” secondo la sua volontà, non la nostra …

L’Oratorio su Santa Maddalena di Canossa è stato eseguito una prima volta il 17 novembre 2013, nato da un’idea del parroco Padre Giorgio Spinello in occasione del venticinquesimo della canonizzazione di Maddalena.

Il 7 maggio 2018 su La Stampa il giornalista Francesco Peloso, che segue il Vaticano e la Chiesa da più di vent’anni, in un suo articolo ha tracciato un bellissimo profilo di Maddalena Gabriella di Canossa. In particolare il giornalista, in occasione dell’anniversario di quell’anno, ha evidenziato l’attualità della figura di Maddalena, della sua scelta vocazionale improntata alla carità, al farsi dono per gli altri, per gli ultimi.

La vicenda umana di Maddalena di Canossa si riassume nell’irreprimibile desiderio di donare la propria esistenza in favore dell’educazione, dell’assistenza ai malati, del Vangelo, dopo la tormentata infanzia, le sfortune in famiglia e il tortuoso cammino verso quella scelta vocazionale che in lei ardeva ma che ebbe difficoltà a definirsi fino alla fondazione delle Figlie della Carità Canossiane.

Maddalena si dedicò ai più deboli, ai poveri e in particolare alle ragazze, alle giovani socialmente esposte all’abbandono e al degrado in quei quartieri poveri delle città lombarde e venete che pullulavano nella prima metà dell’’800. Gli emarginati, i diseredati, gli ultimi della Terra costituirono il centro dell’instancabile attività caritativa e di promozione sociale svolta da Maddalena di Canossa.

Con le opere caritatevoli di Maddalena, del filosofo e religioso cattolico Rosmini, con cui la marchesa di Canossa ebbe contatti, e di altri fondatori di istituti religiosi, come Leopoldina Naudet, Gaspare Bertoni, Teodora Campostrini, Antonio Provolo, Carlo Steeb, i fratelli Cavanis, si aprì per la Chiesa di Roma quell’iter che condurrà alla Dottrina Sociale con Papa Leone XIII. Fu quello infatti un tempo di gravi disuguaglianze e di profonde ingiustizie sociali a cui la Chiesa non poté restare indifferente.

Quei cattolici, religiosi – si pensi ad esempio a don Giovanni Bosco oppure a Daniele Comboni – contribuirono con la loro testimonianza e attraverso le loro esperienze missionarie e sociali, al dispiegarsi della Dottrina Sociale, “lievito” per la Chiesa, dottrina che ha vivificato il cattolicesimo dell’età contemporanea.

Chi fu Maddalena Gabriella di Canossa? Nel nome vi è già la risposta!

Discendente della Granduchessa di Toscana, la grande Matilde di Canossa, figlia dei Marchesi di Canossa, nacque il 1 marzo 1774 a Verona. Fu poco amata. Quando ella nacque, i genitori impazientemente desideravano un altro maschio, data la morte del fratello Carlo Vincenzo, erede del Casato. Perse prematuramente il padre, morto durante un’escursione sui monti Lessini. La madre, la contessa ungherese Teresa Szluha, dietro approvazione del suocero, abbandonò i cinque figli per convolare in seconde nozze con il marchese Edoardo Zenetti di Mantova.

In seguito a quelle nozze Maddalena e i fratelli furono affidati a due precettori. Bonifacio, l’erede maschio, finalmente concepito dopo la nascita di Maddalena, ebbe come precettore don Pietro Rossi, mentre le fanciulle furono assegnate ad un’istitutrice francese, Francesca Marianna Capron, dai modi e comportamenti crudeli e repressivi, che influiranno negativamente sulla crescita e formazione di Maddalena, tanto da farla ammalare gravemente. Rischiò la vita.

Superata la malattia, Maddalena confidò a don Pietro Rossi la decisione di consacrarsi a Dio. Iniziò così ad esaminare le regole di alcuni ordini religiosi fino ad individuare una particolare sintonia spirituale con le regole delle Carmelitane Scalze.

Nel maggio 1791 si ritirò per circa dieci mesi nel monastero di S. Teresa a Verona dove tuttavia si avvide di una certa distanza spirituale fra il suo “sentire” interiore e la vita claustrale: “ … si sentiva internamente sempre rappresentare che in quel luogo avrebbe bensì santificato se stessa, ma non avrebbe potuto impedir peccati, né giovare alla salute delle anime, cosa che essa cercava di scacciare come una tentazione».

A Verona la chiamavano “angelo”. Aveva un carattere dolcissimo ma le vicende familiari e le precarie condizioni di salute la obbligarono a tornare a casa. Non volle tuttavia rinunciare alla “vita virginale”. Dopo grande sofferenza interiore, umiliazioni, reiterati tentativi di vita claustrale e non poche vicissitudini familiari, nel palazzo di famiglia meravigliò tutti per l’abilità con cui seppe amministrare i beni del casato.

Continuò ad essere seguita da guide spirituali, in particolare da Don Luigi Libera il quale l’aiutò nel discernimento spirituale e la invitò più volte ad individuare il “significato sapienziale” degli ostacoli che si frapposero nella scelta vocazionale. Allora Maddalena comprese che doveva “rimettersi” nelle mani di Dio e confidare serenamente nella Provvidenza Divina che non tardò a manifestarsi.

Durante l’anno di discernimento trascorso in casa natia, Maddalena maturò una diversa immagine di Dio: non più “padrone esigente” ma “padre amorevole”. Riuscì dunque a trasformare, seppur a fatica, la scrupolosa ansia di una perfezione giansenistica nell’accettazione della propria fragilità. Da quel momento avvertì “la sua più profonda identità di Figlia attraverso una sincera apertura alla ricerca della volontà di Dio”.

Lì, in quel palazzo natale, che aveva ospitato periodicamente personaggi illustri, come l’imperatore dei francesi Napoleone e lo zar di Russia Alessandro, mentre era in attesa di un segno rivelatore divino, ebbe un sogno che le rimase impresso nella mente. Nel sogno o visione intravide sei ragazze, in coppie di due, con uno scialle sulle spalle e una cuffia sul capo, mentre svolgevano dei compiti: l’educazione religiosa, la formazione scolastica, l’assistenza ospedaliera.

Inoltre, come se non bastasse, nel corso dell’anno 1801 due ragazze sbandate bussarono alla sua porta. Maddalena capì che il sogno stava per avverarsi. In quel momento le fu chiara la missione che il Signore voleva affidarle: accogliere le ragazze povere e offrire loro una possibilità attraverso l’istruzione. Fu così che l’illustre e storico castello di Canossa aprì le sue stanze alle ragazze strappate alla miseria.

Nel 1806, ormai libera dagli impegni familiari e dall’amministrazione domestica, Maddalena trovò una decorosa sistemazione adatta al suo status e diede inizio alle trattative con il Demanio per l’ex-monastero dei Santi Giuseppe e Fidenzio delle monache agostiniane, nel quartiere di San Zeno, che ottenne nel 1808.

In quel periodo raccolse ragazze dalla strada e visitò gli ospedali. Visse itinerante tra palazzo Canossa e le case che affittò per accogliere le giovani sbandate: nella contrada S. Martino Aquario, nella contrada dei Filippini dopo, e infine nella contrada di S. Zeno in Oratorio.

A Venezia incontrò una realtà miserrima, quella realtà che lo scrittore Victor Hugo narrò in “I Miserabili”: affamati, ragazze di strada, piccoli orfani obbligati a delinquere per sopravvivere, ammalati privi di assistenza, disabili senza futuro. Per quegli “ultimi ” della Terra la marchesa fondò la Congregazione delle Suore “Figlie della Carità” (le Canossiane). E grazie al denaro di cui disponeva, riuscì ad aprire case di accoglienza per l’educazione gratuita anche in altre città: Milano, Bergamo, Trento, Brescia, Cremona, oltre che Verona, Venezia.

Maddalena comprese (ancor prima di tanti “illuminati” del tempo) che l’educazione, l’istruzione, il lavoro avrebbero determinato il riscatto e l’emancipazione di quei poveri diseredati e della loro dignità. Intese promuoverne l’autonomia e contribuire all’opera di evangelizzazione della Chiesa, prendendosi cura delle situazioni di fragilità e di abbandono. Capì anche che le opere caritative non dovevano essere sporadiche, episodiche ma che dovevano essere istituzionalizzate ed assumere un carattere di continuità, pena la dispersione di energie fisiche, materiali e spirituali.

La Marchesina di Canossa creò anche la Compagnia dei tre soldi, un gruppo di persone che si impegnarono a dare, ogni settimana, tre soldi per il sostentamento delle otto ragazze seguite da Metilde Bunioli e Metilde Giarola.

Nella scelta vocazionale fu ostacolata, oltre che dalla propria famiglia, anche da qualche esponente del clero veneto. Pertanto Maddalena moltiplicò i contatti con varie autorità religiose nonché con le massime autorità politiche e civili del suo tempo al fine di sostenere le proprie e le altrui iniziative caritative. Superò alcuni ostacoli rivolgendosi personalmente all’imperatore Napoleone Bonaparte e all’imperatore asburgico Francesco I, i quali intervennero in suo favore, garantendo materialmente la sopravvivenza delle case da lei fondate.

Il 23 maggio 1831, con l’aiuto di un sacerdote veneziano e di due laici bergamaschi, diede inizio alla Congregazione dei Figli della Carità.

Coinvolse nel suo ampio piano apostolico innumerevoli laici, anche aristocratici, rendendoli corresponsabili nella promozione della carità.

Maddalena di Canossa morì a Verona nel 1835. Oggi in tutto il mondo le Canossiane e i Canossiani continuano l’opera iniziata nel 1808 da una giovane donna, nobile di casato e soprattutto d’animo. Donna dal cuore d’oro.

La storia di Maddalena proseguì attraverso

  • le diverse fondazioni, nel 1816 a Milano, nel 1820 a Bergamo, nel 1828 a Trento,
  • la necessità di comunicare alle consorelle, tramite una Regola di Vita (che iniziò a scrivere probabilmente tra il 1811 e il 1812 a Venezia), come corrispondere al dono che Dio aveva fatto loro, chiamandole nell’Istituto delle Figlie della Carità e Serve dei Poveri,
  • l’animazione di seminari residenziali per la preparazione delle maestre di campagna,
  • l’organizzazione degli esercizi spirituali per le dame e le Terziarie;
  • l’esigenza di ottenere un riconoscimento dalle autorità ecclesiali prima nelle diverse diocesi poi, vista l’ampiezza che l’Istituto stava assumendo, anche dal Sommo Pontefice, come in seguito avvenne nel 1828 con l’approvazione della Regola da parte di Leone XII;
  • i ripetuti tentativi di dar vita al ramo maschile, che ebbe inizio solo nel 1831.

Maddalena fu beatificata e canonizzata rispettivamente dai pontefici Pio XII nel 1941 e Giovanni Paolo II nel 1988.

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F.to Gabriella Toritto

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