“CANTATE SOLO PE’ DISPETTO “ – DI VALTER MARCONE

Canzoni belle e appassionate
Che Roma mia m’ha ricordate,
Cantate solo pe’ dispetto,
Ma co ‘na smania drent’ar petto;
Io nun ve canto a voce piena,
Ma tutta l’anima è serena;
E quanno er cèlo se scolora
De me nessuna s’innamora.
Tanto pe’ cantà,

È ‘na canzone senza titolo, tanto pe’ cantà, pe’ fa’ quarche cosa, nun è gnente de straordinario, è robba der paese nostro, che se pò cantà puro senza voce, basta ‘a salute.
Quanno c’è ‘a salute c’è tutto. Basta ‘a salute e ‘n par de scarpe nòve, pòi giràtutt’er monno.
E m’accompagno da me.

Così canta Nino Manfredi “Tanto pe’ cantà” un motivo scritto nel 1932 da Ettore Petrolini per la parte musicale e Alberto Simeoni per il testo .

Che non è uno “stornello”, un genere di poesia, improvvisata , molto semplice, d’argomento amoroso o satirico, simile alla filastrocca. Lo stornello è tipico dell’Italia centrale,anche se successivamente si trova diffuso anche in tutta l’ Italia meridionale.

Ma il tema che voglio affrontare qui nella poesia, nella musica e nella pittura è l’amore non corrisposto Questo tema è raccontato con frasi bellissime nella musica e nella poesia . Raccontano quei versi ma anche immagini e arie musicali l’amore difficile ,l’abbandono, l’amore non corrisposto e raccontano anche la reazione degli innamorati delusi che per “ dispetto” descrivono l’amata a volte in modi crudi e non troppo veritieri sottolineando caratteristiche fisiche negative. Un inventario a volte di cattiverie appunto per fare dispetto ,” a dispetto” . Ecco dunque le canzoni “a dispetto “ con versi e argomenti come in questo motivo ormai famoso che trascrivo di seguito come esempio.

“Un cuore matto, matto da legare, che crede ancora che tu pensi a me, non è convinto che sei andata via, che m’hai lasciato e non ritornerai. Digli la verità e forse capirà; perché la verità tu non l’hai detta mai… (Little Tony)

Oppure frasi celebri e aforismi della letteratura che si trovano sfogliando i social sui quali, chissà ,forse molti innamorati delusi , a noi contemporanei, si limitano a condividerle con innocenza con quel vezzo caratteristico dei social .Anche perchè quando travalicano appunto il semplice dispetto diventano veri capi di imputazione di reati che la polizia postale va a perseguire o si trasformano in tragedie vere e proprie con vittime sia fisiche che psicologiche . Ma qui parliamo solo di innocenti “ dispetti” almeno all’apparenza.

Il peggior modo di sentire la mancanza di qualcuno è esserci seduto accanto e sapere che non l’avrai mai. (Gabriel García Márquez) Anche se l’amore che dura più a lungo è l’amore non corrisposto. (William Somerset Maugham)

Per quanto riguarda la pittura è interessante leggere questo saggio di Walter Ingerborg e Roberto Zapperi “ Il ritratto dell’amata. Storie d’amore da Petrarca a Tiziano”,Donzelli editore, in cui appunto a volte il ritratto dell’amata viene trasformato, invecchiato, o comunque non più rispondente alla realtà per infliggere una specie di castigo per il rifiuto o l’abbandono.

Sul sito dell’editore il contenuto di questo saggio viene così riassunto : “Ogni epoca propone un proprio canone di amore, che in qualche modo determina tutte le forme e i rituali a esso connessi. Qual era questo canone in quello straordinario periodo di fioritura delle arti che è stato il Rinascimento italiano? Alla ricerca di una risposta, gli autori di questo libro propongono il racconto di otto esemplari storie d’amore, che sono al tempo stesso un viaggio avvincente nella pittura e nella poesia italiane dei secoli XV e XVI. Il punto di partenza di questo itinerario è il modello ideale di amore fissato da Petrarca nel Canzoniere: la scoperta di una passione amorosa, libera dai vincoli coniugali, ma anche da quelli della sessualità e del corpo. Nei secoli successivi da questo canone nasce rituale amoroso che prescrive la celebrazione dell’amore ideale per una donna tanto bella quanto inaccessibile, alla quale si dedica un ritratto accompagnato da un commento poetico. La pratica di questo rituale diventa un raffinato gioco di società promosso dall’élite intellettuale italiana. Gli attori del gioco sono coppie celebri: da Lorenzo de’ Medici e Lucrezia Donati ad Alessandro Farnese e Livia Colonna, e gli artisti coinvolti si chiamano Giovanni Bellini, Leonardo, Tiziano. Fatalmente l’amore ideale si trasforma in una concreta passione, a cui il rituale petrarchesco fa da galante copertura. Così, prima che la repressione dei costumi imposta dalla Controriforma ponga fine al sofisticato gioco, l’amore rinascimentale sembra anticipare di oltre due secoli quello romantico. “ Ma del ritratto delle donne amate in termini positivi e negativi parlo tra poco .

Ma ci sono anche versi a dispetto in termini positivi ed edificanti come quelli di Paul Verlaine di “Noi saremo, a dispetto di stolti e di cattivi…”

Noi saremo, a dispetto di stolti e di cattivi

che certo guarderanno male la nostra gioia,

talvolta, fieri e sempre indulgenti, è vero?

Andremo allegri e lenti sulla strada modesta

che la speranza addita, senza badare affatto

che qualcuno ci ignori o ci veda, è vero?

Un esempio di amore non corrisposto fu quello di Ugo Foscolo per Cornelia Rossi Marinetti . Il poeta di Zacinto ha lasciato ampia testimonianza dei suoi amori in un ricco epistolario composto dalle numerose lettere che lui scrisse alle donne amate.
Come appunto quelle che il poeta inviò a Cornelia Rossi Martinetti, donna colta e intelligente , amante della musica e delle lingue straniere.
Si erano conosciuti nel 1801 e Foscolo ebbe occasione di rincontrarla nel 1812: il poeta aveva allora 34 anni, Cornelia ne aveva appena tre di meno. Ma Cornelia che sembra essere diventata la sua Musa in realtà lo rifiuta .E Foscolo allora le scrive : “mi siete compagna perpetua; non so se ciò vi piaccia; io vi terrò meco anche a vostro dispetto “ perchè come scrive ancora Foscolo : “avrete dunque veduto ch’io non posso amare se non altamente, ardentemente, forsennatamente forse; e che l’Amore per me non è un ragazzo cieco, alato, con l’arco e i dardi; ma un giovine d’aspetto forte, virile, fierissimo, onnipotente, ed assoluto, e pertinace, e chiaroveggente…

Non c’è peggior sorte che amare senza essere amati. Lo sapeva bene il poeta spagnolo Pedro Salinas che in questa poesia racconta il suo amore non corrisposto per la studiosa americana Katherine Reding

Il modo tuo d’amare

Il modo tuo d’amare
è lasciare che io t’ami.
Il sì con cui ti abbandoni
è il silenzio. I tuoi baci
sono offrirmi le labbra
perché io le baci.
Mai parole e abbracci
mi diranno che esistevi
e mi hai amato: mai.
Me lo dicono fogli bianchi,

mappe, telefoni, presagi;
tu, no.

E sto abbracciato a te
senza chiederti nulla, per timore
che non sia vero
che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te
senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire
con domande, con carezze,
quella solitudine immensa
d’amarti solo io.

Un altro amore non corrisposto è quello tra Francesco Petrarca e Laura la donna ideale che il poeta ha immortalato nella sua opera. Un sentimento che alla fine sembra non essere affatto corrisposto in vita ma poi ,a causa della morte di Laura , un evento che scatena la disperazione in Petrarca. Una disperazione che comunque ha giovato alla letteratura italiana proprio al suo nascere perchè da quel momento c’è un cambiamento negli accenti usati dal poeta a cui si sono poi rifatti decine e decine di letterati nel corso dei secoli successivi.

Il dispetto nella poesia dell’amore non più corrisposto diventa invece qualcosa di terribile come per esempio nelle “Rime petrose” di Dante Alighieri, componimenti che il poeta fiorentino scrisse verso la metà degli anni ’90 del ‘200, tra il 1295 e il 1296 . Un ciclo di quattro componimenti (43-46 dell’edizione Contini): due canzoni, una sestina e una sestina doppia, che tematizzano l’amore non corrisposto per la donna che lui chiama “Petra” perchè ha un cuore di pietra . Ecco dunque a modo di esempio tra i componimenti di quest’opera , la poesia “Così nel mio parlar voglio essere aspro” all’opposto dei versi del dolce stilnovo. Un componimento brutale e drammatico e, a detta di alcuni critici letterari, in alcuni passi sadico e violento.

Così nel mio parlar voglio esser aspro

com’è ne li atti questa bella petra,

la quale ognora impetra

maggior durezza e più natura cruda,

e veste sua persona d’un diaspro

tal che per lui, o perch’ella s’arretra,

non esce di faretra

saetta che già mai la colga ignuda;

ed ella ancide, e non val ch’om si chiuda

né si dilunghi da’ colpi mortali,

che, com’avesser ali,

giungono altrui e spezzan ciascun’arme:

sì ch’io non so da lei né posso atarme.

Oppure diventa qualcosa di pesantemente punitivo nella raffigurazione pittorica dell’amata in quell’opera “Ritratto di vecchia “ in cui il Giorgione ritrae l’amata che non vuole corrispondere al suo amore, vecchia . La protagonista del dipinto, è rappresentata nel centro dello spazio pittorico , con il viso rivolto a sinistra. Si tocca il petto con le dita della mano destra. Dalla stessa mano, poi spunta un cartiglio con la scritta “col tempo”. I critici hanno pensato che il dipinto di Giorgione fosse un monito per il tempo che passa. Invece è quasi sicuramente un castigo per la persona amata che non corrisponde al suo amore e che viene punita invecchiandola nel modo in cui si vede nel quadro (Giorgione, Ritratto di vecchia, 1506 ca, olio su tela, 68 x 59 cm. Venezia, Gallerie dell’Accademia )

Il “Ritratto di Vecchia “si trova presso le Gallerie dell’Accademia dal 1856. L’opera proveniva dalla Collezione Manfrin. Ancora prima, era segnalata nella Collezione Vendramin. Infatti nell’inventario del 1528 è intitolata Testa di donna vecchia con un velo intorno al capo. Assunse poi il titolo di Ritratto de la madre del Zorzon, cioè Madre di Giorgione. Tale titolo si ritrova in un successivo inventario, del 1569, ordinato da Luca Vendramin. Successivamente il dipinto fu attribuito a Francesco Torbido (1482 – 1562), allievo di Giorgione. Infine, in seguito ad un restauro, nel 1949, Ritratto di Vecchia fu attribuito nuovamente a Giorgione.

La Vecchia di Giorgione è considerato un dipinto di grande fascino e mistero, che continua a suscitare l’interesse degli studiosi .

Lo stesso tema del dispetto con l’esibizione della lingua ma in questo senso apotropaico si ritrova nei mascheroni in pietra apposti sull’architrave delle porte o sotto i balconi in molte regioni d’Italia. Per quelle in area peligna mutuo dal mio compianto amico Franco Cercone che l’ha pubblicato alle pagg. 83-91 del Bollettino Trimestrale ASTRA (Pe.) – Tradizioni Popolari Abruzzesi. Anno III Numero 6 (gennaio-febbraio-marzo) 1975 una breve descrizione «Queste maschere , servono contro l’invidia e contro il malocchio La lingua sta ad indicare l’organo sessuale dell’uomo. In tali lavori raggiunse una certa celebrità un artigiano di Rivisondoli, di nome Emidio Troiano, vissuto verso la metà dell’Ottocento e soprannominato ‘toscanino’, perché aveva lavorato per un certo periodo in Toscana, dove aveva frequentato circoli anarchici. Appena tornato a Rivisondoli, ‘toscanino’ tentò di diffondere le idee anarchiche. Ma sorvegliato continuamente dalle autorità, fu costretto ad emigrare in America, dove continuò a scolpire mascheroni con la lingua da fuori». Questa dichiarazione del signor Fraino è certamente importante, e non tanto perché testimonia nel tempo la continuità di tale particolarissimo tipo di artigianato, quanto per la consapevolezza che gli artigiani stessi ebbero ed hanno della simbologia inerente all’atto di cacciare la lingua in segno di scongiuro, “un linguaggio dimenticato” direbbe Erich Fromm, che si è salvato tuttavia giungendo fino a noi con tutto il suo messaggio magico-religioso.

Continuando l’esame di questa riflessione, dalla canzone romanesca con la quale ho aperto questa riflessione alla canzone napoletana il passo è breve . Ecco allora :

«Femmena,
tu si ‘a cchiù bella femmena,
te voglio bene e t’odio
nun te pozzo scurdà…»

Una canzone scritta da Totò che ne raccontò in un intervista la nascita nel 1951. Impegnato sul set del film “ Totò terzo uomo” , scrisse i versi addirittura su un pacchetto di sigarette che venne regolarmente perduto. . Anni dopo li riprese a memoria ed ebbe anche la fortuna di fischiettarne il motivo melodico all’impronta ,una ispirazione del momento . La canzone ebbe successo quando nel 1956 Teddy Reno la interpretò nella colonna sonora del film “ Totà ,Peppino e la malafemmena “

E poi, sempre nel mondo della canzone napoletana c’è “ core ‘ngrate”dedicata sempre al tema dell’amore non corrisposto o deluso. In particolare il testo è dedicato ad una non meglio identificata Caterina (Catarì),che abbandona il poeta .

«Catarì, Catarì,
Pecché me dice sti parole amare,
Pecché me parle e ‘o core
Me turmiente Catarì?

Nun te scurdà ca t’aggio date ‘o core, Catarì
Nun te scurdà!

Catarì, Catarì, che vene a dicere
Stu parlà, che me dà spaseme?
Tu nun nce pienze a stu dulore mio
Tu nun nce pienze tu nun te ne cure

In questo caso le parole “amare” sono quelle di Caterina che ha appunto un cuore ingrato. A lei il poeta ha dato tutto e viene ripagato con pettegolezzi e noncuranza.

Poesie, canzoni, dipinti “a dispetto” da parte di innamorati delusi che tanto danno in un sentimento d’amore ma non sono capiti, corrisposti, apprezzati . Il dolore d’amore porta anche a tragedie che non sono il semplice dispettuccio, anche se i dispetti che ho ricordato sono dispetti per così dire immortali, come immortale è comunque l’amore che poi in definitiva vince quasi sempre perchè il nostro cuore è sempre in attesa come nella bella poesia di Emily Dickinson “ Se tu venissi in autunno “ che qui non commento perchè apre una serie di riflessioni che occuperebbero troppo spazio .

Se tu venissi in autunno,
Io scaccerei l’estate,
Un po’ con un sorriso ed un po’ con dispetto,
Come scaccia una mosca la massaia.

Se fra un anno potessi rivederti,
Farei dei mesi altrettanti gomitoli,
Da riporre in cassetti separati,
Per timore che i numeri si fondano.

Fosse l’attesa soltanto di secoli,
Li conterei sulla mano,
Sottraendo fin quando le dita mi cadessero
Nella Terra di Van Diemen.

Fossi certa che dopo questa vita
La tua e la mia venissero,
Io questa getterei come una buccia
E prenderei l’eternità.

Ora ignoro l’ampiezza
Del tempo che intercorre a separarci,
E mi tortura come un’ape fantasma
Che non vuole mostrare il pungiglione.

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