” BRIGIDA E CATERINA DI SVEZIA ” – PROF.SSA GABRIELLA TORITTO

Redazione-  Santa Brigida di Svezia é ricordata fra le religiose che si distinsero nel XIV secolo. Fu contemporanea a Santa Caterina da Siena benché da lei molto diversa.

Brigida, animata da grande fede, assieme alla figlia Caterina, si adoperò moltissimo per il bene della Chiesa di Roma e fu esempio donna di grande elevatura, per nulla ripiegata su se stessa.

Perseguì, contro ogni avversità, gli ideali che la ispirarono fin dalla fanciullezza e li difese strenuamente anche in rotta di collisione con ben due pontefici, a testimonianza dell’indole eccezionale di cui fu dotata e che la distinse fra le eroine del 1300 più meritevoli di rispetto, in una Roma in profonda crisi morale, abbandonata dai pontefici.

Nacque intorno al 1303 in Svezia, a Finstadt, dove suo padre Birger Persson era allora governatore supremo. Sua madre, Ingeborg Bengtsdotter faceva parte della famiglia reale svedese. La Santa, imparentata con i reali di Svezia, divenne ben presto personaggio di notevole visibilità fra le religiose di quel tempo.

Entrambi i genitori furono profondamente religiosi ed infusero nella giovane figlia, di indole mistica e ascetica, quei principi cattolici che dettero presto i loro frutti.

Fin dall’età di 7 anni Brigida iniziò ad avere visioni straordinarie. A dodici anni perse la madre e fu accolta dalla zia Karin la quale determinò la risolutezza del suo carattere.

Nel 1316 si sposò con Ulf Gudmarsson, da cui ebbe ben otto figli, fra cui Caterina, anche lei santificata con il nome di Santa Caterina di Svezia.

Brigida visse con il marito ad Ulfasa, dove avviò importanti iniziative di beneficenza per i poveri e anche una notevole attività culturale, accogliendo nella sua casa numerosi intellettuali, fra cui Mattia Linloeping, mistico che influì moltissimo sulle future scelte della santa svedese.

Poi fu chiamata presso la corte di Magnus Eriksson dove si fece apprezzare per l’attivismo e la religiosità, nonché per le iniziative culturali che iniziarono a essere conosciute anche al di fuori della Svezia.

Fra il 1341 e il 1343 si recò assieme al consorte in pellegrinaggio a San Giacomo di Compostella. Lì rimase folgorata, così come scrisse nelle sue “Rivelazioni”, in quanto ebbe la netta impressione che il Signore la chiamasse ad un impegno più continuativo ed incisivo. E quel momento giunse allorquando il marito Ulf, che l’aveva sempre accompagnata, morì improvvisamente.

Rimasta vedova, Brigida scelse nel 1344 di dedicarsi in modo esclusivo alle pratiche ascetiche. Ripresero allora le visioni che l’avevano seguita durante la prima giovinezza. In quel tempo la Santa ebbe la netta sensazione di scorgere Gesù il quale, rivolgendosi a lei, la sospingeva a scrivere, sotto dettatura, tutto ciò che le diceva.

La prima redazione di “Rivelazioni” fu in svedese. Ad essa fece seguito una traduzione in latino ad opera di Petrus d’Alvasta, confessore della Santa, e di Petrus di Skaenninger, cultore di studi classici e religiosi.

In seguito alle traduzioni, l’opera di Brigida, “Rivelazioni”, ebbe una rapida diffusione anche fuori dal paese natale, in Occidente, grazie all’immediatezza espressiva e alla forza che la distingueva, sebbene quello scritto fosse una severa reprimenda verso i peccatori e l’interno genere umano, rappresentato con tutte le debolezze e i peccati, commessi al cospetto di Dio.

Per Brigida Dio era un giudice inflessibile, per nulla misericordioso.

L’opera fu rivolta a tutti i fedeli, indistintamente: ai potenti della terra, ai servi di Dio, agli alti prelati e ai pontefici. A proposito di questi ultimi, la Santa svedese si rivolse direttamente a quattro di loro, raggiungendo una potenza espressiva, riconosciuta come il frutto del più sicuro e qualificato genio poetico nato in Svezia.

Contenuto letterario e poetico a parte, il valore di “Rivelazioni” sta nel carattere etico, morale e religioso, poiché l’opera mette in evidenza non solo la fede incrollabile di Brigida, quanto l’invenzione di un cristianesimo vissuto in modo tragico e apocalittico, raramente illuminato dalla luce della speranza.

Santa Brigida fu essenzialmente sorretta dalla convinzione di operare con immenso sacrificio e continuità alla salvezza del genere umano, per sua natura fallace e portato al peccato e alla perdizione, evitabili soltanto attraverso il continuo richiamo alla giustizia, al sacrificio di tutti i fedeli, specialmente di coloro che dovevano essere considerati più vicini alle vicende della Chiesa.

Attraverso i suoi scritti si evince che Brigida assegnò ai Romani un compito di grande responsabilità, in quanto chiamati “per destino” a vivere nella città di San Pietro e dunque tenuti all’osservazione di una condotta di vita incorruttibile.

Brigida conosceva molto bene la Città Eterna, dove andò a vivere, e condannò ripetutamente la corruzione esistente nella città che nel frattempo aveva costretto i pontefici a stabilirsi ad Avignone.

Il trasferimento della sede pontificia in Francia apparve agli occhi di Brigida un gravissimo peccato e ancor più gravi i peccati dei Romani, i quali con i loro comportamenti non concorrevano al ritorno del soglio pontificio in Roma.

Brigida fondò un nuovo ordine religioso: l’Ordo Sancti Augustini Sancti Salvatoris, detto anche “delle Brigidine”. Il più importante monastero sorse a Vadstena e avrebbe dovuto rappresentare, secondo la fondatrice, una copia della società che aveva circondato Cristo.

Si impegnò molto perché il pontefice approvasse la sua fondazione e intraprese un viaggio a Roma accompagnata dalla figlia Caterina. Poi nella Città Eterna Brigida rimase per tutta la vita, fatta eccezione dell’intervallo di qualche viaggio.

In attesa del ritorno del Papa dalla Francia, Brigida riuscì ad avere l’approvazione dell’Ordine, da lei fondato, secondo la Regola degli Agostiniani con la Bolla del 3 agosto 1370.

Fra il 1372 il 1373 compì, assieme alla figlia Caterina, un pellegrinaggio presso i luoghi santi che a lungo aveva sospirato di visitare. Rimase in Palestina più di quattro mesi, dopodiché rientrò a Roma dove visse fra Piazza Farnese e Campo dei Fiori.

Morì nel luogo stesso dove oggi sorge la chiesa dedicata al suo santo nome e dove aveva fra i migliori amici molti esponenti dell’importante e nobile famiglia degli Orsini.

Nel 1374 il suo corpo fu traslato nel monastero di Vadstena. Il 3 ottobre 1391 fu dichiarata Santa da papa Bonifacio IX.

La presenza di Santa Brigida in Roma fu costellata da vicende travagliate. Infatti, giunta nella Città dei Cesari e dei Papi piena di slancio mistico, certa di trovarvi la Città Santa per eccellenza, scoprì con grande amarezza che l’Urbe era soffocata da odi e rivalità fra le diverse fazioni, animate soltanto da interessi egoistici e materiali e per nulla religiose.

Fu solerte nell’imparare il latino, dedita alla preghiera e attenta visitatrice delle chiese più importanti. Purtroppo quotidianamente si imbatté in situazioni che rivelarono corruzione e uno sfrenato materialismo anche negli ambienti della Curia romana, tanto da indurre la Santa a scrivere epistole appassionate a Clemente VI perché tornasse in Roma.

Si scagliò in particolare contro il cardinale Annibaldo da Ceccano, reo di avere concesso solo un giorno di pratiche giubilari nell’Anno Santo del 1350, al fine di evitare la calca dei pellegrini in una città, Roma, che non era in grado di accoglierli e rifocillarli. Se i provvedimenti adottati dal cardinale, rappresentante del pontefice, favorirono una più libera e scorrevole circolazione del traffico, ridusse notevolmente i guadagni dei commercianti. E, come racconta l’Anonimo Romano di Cola di Rienzo, i commercianti romani non tardarono a manifestare il loro malcontento, scagliando sassi e dardi contro il cardinale che dalla sua abitazione si recava a S. Pietro. A sua volta il cardinale, spaventato e senza pace, ripetendo a se stesso: ”ove soco io venuto? Meglio me fora essere in Avignone, piccolo pievano, che in Roma granne prelato”, fuggì da Roma e si rifugiò a Napoli.

Il cardinale, troppo elegante e azzimato per i Romani, fu fortemente criticato anche da Francesco Petrarca che si trovò a Roma in occasione di quel Giubileo. Le loro critiche, tuttavia, nulla furono a confronto con quelle di Santa Brigida di Svezia. La Santa disprezzò a tal punto il cardinale Annibaldo da Ceccano da definirlo “scimmia”, “dannato”, “anima posseduta dal diavolo”, che aveva osato allontanare i fedeli pellegrini dal Giubileo piuttosto che favorire il loro avvicinamento.

Per Santa Brigida la ‘madre di tutte le controversie’ era da ricercare nella lontananza dei Papi in Francia. La rigenerazione della Chiesa di Roma e di tutta l’umanità poteva essere risolta soltanto con la presenza dei papi in Roma.

Brigida si scagliò severamente contro i Romani definiti “assassini”. In una delle sue rampogne ebbe dire: “… Se Roma potesse rammentare la sua antica grandezza e assumere coscienza della tristezza della sua situazione attuale, piangerebbe amaramente. Oggi le mura cittadine sono diroccate, le porte sono in rovina, i fedeli e il clero vengono meno ai loro più elementari doveri” … A fronte delle sferzanti contumelie, i Romani si sentirono offesi al punto da assalire ed incendiare la sua dimora e da inseguire la Santa per strada, invocando la sua morte e chiamandola “strega”.

Brigida non si dette per vinta. Continuò imperterrita nelle sue azioni, implorando papa Clemente VI di rientrare in Roma, accusandolo di vile condotta e riferendo di visioni in cui il papa le apparve già putrefatto nonostante fosse vivo. Anche Francesco Petrarca, ben introdotto negli ambienti curiali, definì Clemente VI come “poco religioso” e “molto cavalleresco”.

Dunque la Santa sarà stata sì molto severa ma anche molto lucida nelle sue osservazioni e dichiarazioni!

Poiché il soggiorno della Santa nella Città eterna si protrasse fino al 1367, assistette al ritorno a Roma di papa Urbano V, in cui si ripose la speranza di tutti i Romani, desiderosi che i pontefici rimanessero per sempre nella Città di Pietro.

L’arrivo di Urbano V fu accompagnato da eventi storici importanti: l’incontro del pontefice con l’imperatore Carlo IV, celebrazioni solenni, contatti con i potenti italiani del tempo, come Giovanna II di Napoli. Mentre la Santa svedese invitava il pontefice a non essere misericordioso con i suoi “fglioli”, ad usare la “sferza” contro la mancanza di ogni moralità e di fede.

Urbano V però improvvisamente ebbe un ripensamento e abbandonò Roma e i Romani, che in lui avevano creduto e confidato. Forse la decisione del pontefice maturò in seguito ad una ribellione del prefetto nel marzo del 1370.

Roma era una città troppo turbolenta per lui.

Si trovava a Montefiascone, pronto a tornare in Francia, quando fu raggiunto da Brigida in persona, la quale confidò al pontefice la terribile visione da cui la Santa era stata colta e che lo riguardava: “se fosse tornato nelle terre ove era stato eletto, avrebbe ricevuto da Dio un tal ceffone che i suoi denti avrebbero battuto e digrignato, quindi si sarebbe spento e il Padreterno lo avrebbe chiamato a rendere ragione di ciò che aveva fatto e di quanto aveva omesso di fare durante la sua permanenza sul sacro soglio”.

Non ci è dato sapere come il pontefice reagì alla ferale notizia. Un dato però è certo: Urbano V, giunto ad Avignone alla fine di settembre 1370, si ammalò nel mese di novembre dello stesso anno e morì un mese dopo.

Gregorio XI, appena eletto, manifestò l’intento di rientrare in Roma, probabilmente convinto non solo dalle suppliche di un’altra santa, Santa Caterina da Siena ma anche da Brigida, la quale, morendo il 23 luglio del 1373 non poté vedere realizzato il suo sogno: Roma, residenza eterna del Vicario di Cristo.

La figlia di santa Brigida, Caterina, fu pervasa da una fede ardente ed incrollabile. Sposò giovanissima Edgar di Koerner con cui fece voto di castità. Rimasta anch’ella vedova, divenne accompagnatrice della madre in tutti i viaggi ed azioni.

Dopo avere riportato la salma della madre in Svezia, Caterina di Svezia tornò a Roma al fine di ottenere riconoscimenti e appoggi per l’ordine religioso da poco costituito.

Caterina, diversamente dalla madre, fu più indulgente verso i Romani, i quali seppero stimarla e averla in simpatia. Su di lei molto influì la presenza di Santa Caterina da Siena.

La Santa italiana ebbe un ruolo determinante ed incalcolabile nella storia della Città Eterna del XIV secolo, poiché con misericordia e materna sollecitudine seppe mitigare quelle posizioni rigoriste che avrebbero potuto compromettere la presenza del nuovo papa Urbano VI sul soglio pontificio.

F. to Gabriella Toritto

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