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IL SERVIZIO SOCIALE NELL’ARTE OPERATIVA-DOTT.SSA SILVANA DI FILIPPO

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Redazione-Per meglio comprendere il significato tecnico di “servizio sociale”, si rende necessaria una precisazione di ordine etimologico di entrambi i componenti l’espressione verbale.

“Servizio” (da servitium =  lavoro del servire )  è una prestazione d’opera, secondo il proprio ufficio, professione, per giovare, aiutare, essere utile ai bisogni degli altri. Nel nostro caso “servizio”  si riferisce ad una attività prestata a favore di terzi (individuo, gruppo, collettività), non in senso materiale, ma come sostegno morale, aiuto ad un individuo in stato di bisogno a superare difficoltà o a eliminare i motivi del suo disagio personale di natura prevalentemente fisico-psichica, al fine di far conseguire il migliore stato di benessere sociale ad ogni essere umano.

Il termine “Sociale” (dal latino “socialis”) che significa_socio, compagno, e che in senso traslato si riferisce alla “societas” intesa come rappresentazione astratta di collettività organizzata, la quale, a sua volta, corrisponde a quello che noi intendiamo con la locuzione “vita sociale della totalità”, o col termine generico di “società” .(…) Pertanto la dizione “servizio sociale deve intendersi nel concetto di una attività che dall’individuo si estende al gruppo ed infine alla comunità, attiva diretta a portare un reale contributo di aiuto a chiunque si trovi nelle condizioni di bisogno e che di tale aiuto possa giovarsene.[1]Le prime definizioni di Servizio sociale risalgono agli anni 1915-17 e vengono attribuite alle due capostipiti del servizio sociale americano: Mary Richmond e Anne Garret, secondo le quali il Servizio sociale è simile ad un’arte poiché attua processi caratterizzati dalla creatività, un’arte, come successivamente affermerà anche De Menasce(1958)[2], intesa nel senso di “arte assistenziale” richiesta per poter armonizzare tutte le risorse necessarie alla soluzione di situazioni concrete. Richmond Mary(USA) definisce il Servizio sociale “L’arte di svolgere servizi diversi per e con persone diverse, cooperando con loro a raggiungere il miglioramento loro e della società. Insieme di procedimenti che sviluppano la personalità attraverso un adattamento realizzato coscientemente, individuo per individuo, tra gli uomini e il loro ambiente sociale.” Garret Anne (USA) definisce il Servizio Sociale “Arte di portare le persone che versano in condizioni di disagio sociale a stabilire le migliori relazioni con tutti coloro che costituiscono il loro ambiente.”La definizione di servizio sociale come arte è stata sicuramente avvalorata dai primi assistenti sociali che mossi da spirito riformatore e improntati a logiche utopistiche, erano convinti che fosse sufficiente l’uso di capacità e attitudini personali per aiutare l’uomo a migliorarsi.[3] Robert Carkhuff, ha definito la funzione di aiuto come “un’arte che l’operatore sociale svolge nei confronti di individui, famiglie, gruppi, comunità in situazioni di temporanea difficoltà o di bisogno stabile”[4]Il lungo cammino di professionalizzazione del servizio sociale, originariamente inteso come un’arte, come pratica vocazione e intuitiva, ha puntato alla costruzione di un solido impianto culturale e metodologico e alla formazione di una rigorosa cultura professionale che oggi ne legittima la scientificità e la professionalità.[5] Se il servizio sociale è un’arte, è anche l’arte dell’inventiva, della creatività in cui le idee più significative possano essere non solo quelle che contengono una buona dose di originalità, ma che diano un riscontro oggettivo della propria funzionalità ad arricchire un riconoscimento perseguibile.

Il servizio sociale non è mai esaustivo, esso diventa uno strumento chiaro e leggibile attraverso tutta una serie di programmi efficaci al caso, al gruppo o alla comunità stessa, che gradualmente va  emergendo dalla situazione o dal fenomeno semplice o complesso, ma che tuttavia risponda allo sviluppo del singolo o della società in essa inserito.

L’operatività sociale, dunque, attraverso il proprio servizio e/o a quelli di più servizi, si manifesta nella rispondenza ai bisogni degli altri.

I soggetti che compongono il modello co/operativo interagiscono e si clonano verso la famiglia, la scuola, il lavoro, le associazioni (sportive-ricreative-educative); i servizi (sociali – sanitari – educativi). E’ chiaro che i soggetti che entrano nel modello operativo, non esauriscono il mondo dei riferimenti di ogni ragazzo, che è assai ampio e uniforme.[6]Il cammino per costruire un modello co/operativo, deve essere coerente con i valori che sottostanno alla politica dei servizi, che predisponga l’integrazione e l’inclusione ( fra tutti i soggetti e non solo tra i servizi) e faciliti la collaborazione fra gli operatori e con tutte le altre persone coinvolte ( figli-genitori /alunni-insegnanti ecc.).Un modello operativo in grado di affrontare i problemi dei ragazzi, che inserisca tali problemi nei contenuti di riferimento (dai quali  si possano ricavare elementi interpretativi) e convogli su di essi tutte le risorse e le potenzialità esistenti, basati su cinque pilastri:

-la condivisione dei valori di fondo e di obiettivi coerenti ad essi;

-l’attuazione di un osservatorio di convenzioni ed intese che supportino l’integrazione necessaria;

-la predisposizione di convenzioni ed intese che supportino l’integrazione necessaria;

-l’uso (generalizzato) di un metodo scientifico di lavoro, con le sue verifiche in termini sia di  

  efficacia che di efficienza;

-l’impegno per una “nuova” formazione  necessaria all’attuazione del modello.[7]

Il servizio sociale  risponde ai bisogni dell’Assistito, partendo prima da un’attenta analisi del soggetto, ed anche rispetto all’ambiente fisico, sociale, e dall’individuazione di domande e lettura dei bisogni. Attuare strategie per l’integrazione e l’inclusione.  Deve cooperare, attraverso un modello di collaborazione fra servizi e istituzioni. Deve saper lavorare in équipe. Deve attuare una metodologia attiva e riflessiva. Quando si parla di problemi connessi al disagio, alle devianze, alle difficoltà di carattere scolastico, bisogna far riferimento a tutto quel travaglio formativo che caratterizza l’età minorile. Ne scaturisce la necessità che ad occuparsi dei vari aspetti di questo passaggio, di questa trasformazione, di questa transizione verso l’età adulta devono essere più soggetti istituzionali, da quelli che hanno come compito istituzionale la formazione e l’educazione, quali ad es. la Scuola. Per fare “recupero” “ inserimento” “assistenza”, occorre moltiplicare tutte le occasioni di incontro tra istituzioni per compiere la promozione e la tutela di un armonico sviluppo della vita del minore in difficoltà. Questo intervento deve costituirsi attraverso un’area di Progetto, innovazione didattica di forte valenza educativa. Bisogna definire un modello di rete permanente tra le istituzioni tale da consentire un monitoraggio continuo della realtà, uno scambio di conoscenze ed una operatività articolata e condivisa. Il Servizio Sociale, ha come obiettivi quello di:

-Rendere lo studente protagonista dell’azione educativa;

-Favorire lo sviluppo delle capacità operative del minore.

La metodologia per realizzare tale intervento va ricercata nella definizione del bisogno.

Il gruppo operativo deve essere “ Responsabile”, inteso che per responsabilità s’intende “Dover rispondere di ciò che si compie”. L’eticità e la responsabilità sono strettamente connesse tra loro, poiché rispondono alla coscienza umana e sociale, insieme all’osservazione dei propri doveri professionali. Questi vanno agiti dall’individuo-persona ed operatore insieme in cui intravedere l’assistito-persona e la persona-assistita, con le proprie aspettative ed i propri vissuti. Diventa una libertà costruttiva legata dal rispetto reciproco. I punti di convergenza tra il servizio sociale di ieri ed oggi, fanno registrare una fusione nel concetto di arte. Si tratta, dunque di arte creativa che stimola a produrre il proprio sentire e la risoluzione ai propri bisogni.

Ogni quadro dipinto, tira fuori qualcosa di noi mai conosciuto prima, che può piacere oppure no. In ogni caso quando si crea, viene tirato fuori qualcosa di nostro, qualcosa che prende vita e parola. E’ un linguaggio che vede solo la nostra introspezione: quando viene donata al mondo, si oggettivizza ad un altro pensiero, ad un altro sentire che non sempre lo traduce in quello per cui è stato creato.

Allo stesso modo il servizio sociale che crea nuove voci, nuovi interventi, nuove sperimentazioni, nuovi progetti è solo dell’operatore se egli non lo oggettivizza all’altro ed al suo sentire. Rimane solo suo un programma riuscito. Diventa oggettivizzato invece quando si dona nella  gioia di trasmettere e condividerlo con gli altri per conseguire

tutti quei risultati pianificati.

BIBLIOGRAFIA

In op. Silvana Di Filippo, La forza del sociale nella comunicazione interattiva. Ed. Eco, Isola del G.S. (Te), 2008 pp.28-29-30

Mimmo Sanò, Servizio Medico-Sociale Ospedaliero, Ed. Tecnindustria, Roma,1970

De Manasce G., Il servizio Sociale, in « Al servizio del cittadino – Guida di previdenza e di assistenza»,Cinque Lune, Roma, 1958

Campanili A.M., Servizo Sociale e sociologia:storia di un dialogo,EISS, Roma, 1999

Dina Muracchio e Antonio Tiberio ,Società e servizio sociale  , Franco Angeli, 2001

De Nicola, L’uomo non è un’isola, 1986

Ferrario, Goderdi, Territorio e servizio sociale, Unicopli, 1987.

Elda Fiorentino e Riziano Vecchiato, La promozione del benessere psico-fisico nell’età evolutiva, Ed. Ist. Poligrafico e zecca dello Stato,Roma,1991

[1]  Cfr. p. 74Mimmo Sanò, Servizio Medico-Sociale Ospedaliero, Ed. Tecnindustria, Roma,1970

[2] De Manasce G., Il servizio Sociale, in « Al servizio del cittadino – Guida di previdenza e di assistenza»,Cinque Lune, Roma, 1958 – Cit. p. 29 Società e servizio sociale di Dina Muracchio e Antonio Tiberio, Franco Angeli, 2001

[3] Campanili A.M., Servizo Sociale e sociologia:storia di un dialogo,EISS, Roma, 1999

[4] Robert Carkhuff, 1990

[5] Cit. p. 30 Dina Muracchio e Antonio Tiberio ,Società e servizio sociale  , Franco Angeli, 2001

[6] DE NICOLA; L’uomo non è un’isola, 1986, Ferrario, Goderdi, Territorio e servizio sociale, Unicopli, 1987.

[7] Cfr. p. 67 Elda Fiorentino e Riziano Vecchiato, la promozione del benessere psico-fisico nell’età evolutiva, Ed. Ist. Poligrafico e zecca dello Stato,Roma,1991

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