LA CONOSCENZA RENDE LIBERI
Ultime Notizie

MODELLI DI INTERVENTO GRUPPO- ANALITICO: AUTORI E CONCETTI “POST BION”

520

Una rassegna dei modelli e degli approcci al lavoro clinico con i gruppi in campo psicoanalitico può essere fatta tenendo in considerazione la concezione che ogni autore ha del gruppo.

Con Bion si apre la strada di considerare il gruppo oltre che oggetto di analisi anche soggetto dotato di emozioni, affetti, memoria, pensiero.

Due i personaggi di spicco che si sono occupati dei piccoli gruppi: Didier Anzieu e René Kaes della Scuola Francese.

ANZIEU, come Bion, crede che il gruppo sia dominato da componenti consce e inconsce. Egli crede che quelle inconsce siano quelle più importanti e determinanti nella vita psichica. Ritiene infatti che ognuno tenda ad investire il mondo reale dei propri significati inconsci. Le proiezioni del proprio mondo interno sugli oggetti reali esterni vengono da lui chiamati fantasmi. Nei gruppi, tra i suoi membri, si forma una vera e propria risonanza fantasmatica in quanto ogni persona  si mette in relazione con le altre condividendo i propri fantasmi personali.

Il gruppo può così divenire un oggetto inteso in senso psicoanalitico di investimento delle pulsioni libidiche, aggressive e di distruzione. Entrare in un gruppo comporta generalmente una disponibilità dell’individuo a mettersi in discussione, a cambiare quadro di riferimento, a decentrarsi, a spartire con gli altri membri la presenza del leader, a sacrificare i rapporti privilegiati per allargarli a quelli con altri componenti. Anzieu ritiene che finché un gruppo non si è costituito, funziona come una folla in cui ciascun individuo rappresenta per gli altri una minaccia di divoramento, rottura, smembramento. Una volta fondato, il gruppo, secondo l’autore, ha una funzione di difesa contro l’angoscia di frammentazione e diviene il luogo dell’ illusione gruppale cioè di una ricerca di una fusione collettiva, una pelle psichica gruppale comune in cui gli individui si aspettano dal gruppo la realizzazione immaginaria dei loro desideri rimossi; questo segna la credenza gioiosa di ogni membro che il gruppo sia come un involucro (1981) che contiene e abolisce le differenze tra i suoi membri. Si tratta di una concezione  basata sull’ idea di unità psicosomatica, che esplora la nascita e lo svolgimento delle prime organizzazioni sensibili come base per la formazione del pensiero. Se all’ inizio quindi l’ illusione gruppale è vista come ritiro difensivo dalla difficoltà di affrontare i fantasmi che il gruppo presenta nelle sue prime fasi di vita, poi diverrà condizione che favorirà il cambiamento.

E’ Nel 1985 con l’opera “L’Io-pelle” che Anzieu elabora la concezione , alla pari dell’ idea di contenitore di Bion, di gruppo come involucro. La funzione attiva e attivante del gruppo, capace di scambi interpersonali, intrapsichici e con l’ambiente sociale esterno, garantendo ai suoi membri la continuità fra la propria realtà psichica e la realtà esterna è indicata proprio nella sua funzione di involucro, di pelle. Anzieu ci dice come la conoscenza di noi stessi, della nostra immagine corporea, coincida con la conoscenza dei confini del nostro corpo. La pelle è la prima frontiera che conosciamo fin dalla nascita. Ogni essere vivente, ogni organo, ogni cellula ha una pelle o una scorza, un involucro, un carapace … Nel corpo umano, la pelle è più che un organo: è un insieme di organi diversi.

Ha una importanza capitale: fornisce all’apparato psichico le rappresentazioni costitutive dell’Io e delle sue principali funzioni.

Il gruppo offre ai suoi membri la sicurezza narcisistica di base che essi cercano, aiutandoli anche a riconoscerla e rispettarla negli altri, costruendo nel gruppo una cosiddetta area transizionale: il gruppo diventa contenitore degli affetti e delle angosce dei suoi partecipanti, fornendo un involucro psichico che ogni membro può interiorizzare come un Io-pelle che possa sopperire al suo Io-pelle originario danneggiato. Contemporaneamente, il gruppo offre un’area all’interno della quale i suoi membri possono sperimentare una riscoperta dei legami umani fondamentali. Il gruppo fornisce un’area transizionale nella misura in cui fa da tramite con l’ambiente sociale esterno, garantendo ai suoi membri la continuità fra la propria realtà psichica e la realtà esterna.

KAES  fin dall’ inizio si è impegnato a costruire una psicologia di gruppo che non si confonda con la psicologia individuale, cioè a vedere come e in che modo il fatto di partecipare ad un gruppo corrisponda ad un modo particolare di formarsi della mente e della personalità umana. Quest’approccio tiene conto contemporaneamente dei due versanti: da un lato dei fenomeni di gruppo, dall’altro della costruzione della personalità individuale, ma ha anche dei grandi vantaggi a partire dal presentarci una visione sia del gruppo che dell’individuo più ricca ed articolata. L’apparato psichico gruppale, non è soltanto una costruzione che ci parla di come funziona un gruppo, ma ci mostra anche come funziona un individuo in quanto membro di un gruppo, quindi è una costruzione che ha sempre due facce e questa è una caratteristica molto forte ed importante del pensiero dell’autore francese.

Le «discussioni non direzionate», che si svolgono nel piccolo gruppo, sono il corrispettivo in questo setting delle libere associazioni nel setting tradizionale. In questi «discorsi a ruota libera» una parola, un’emozione, un’immagine provocano un’altra parola, emozione, immagine di un altro partecipante. Il risultato è una catena associativa gruppale (Kaes 1993). Le catene associative, come le libere associazioni, lasciano comparire ciò che non è cosciente. Le catene associative del gruppo, però, differiscono, per alcuni elementi importanti, dalle libere associazioni. Le immagini e fantasie prodotte attraverso le libere associazioni danno voce al mondo fantasmatico ed alla storia di una persona: il paziente in analisi. Le immagini e fantasie, che compongono le catene associative sono espressione non di una persona, ma di varie persone: tutti i membri del gruppo. Le catene associative, inoltre, sono espressione non soltanto di «una pluralità di persone», ma anche del «gruppo come un tutto», del gruppo come comunità. Le catene associative quindi sono doppiamente determinate: sono formate da enunciati espressivi della vita emotiva e fantasmatica dei membri del gruppo e, contemporaneamente, sono determinate da una logica gruppale, i cui contenuti e metodi di strutturazione rivelano l’esistenza di un pensiero di gruppo e di fantasie condivise.

Kaes offre inoltre un altro contributo significativo con la sua elaborazione dei quattro organizzatori psichici inconsci (1976) attivati nel gruppo alla ricerca del soddisfacimento pulsionale: l’ immagine del corpo, la fantasmatica originaria, i complessi familiari, l’ immagine dell’ apparato psichico soggettivo.

L ’impiego nel gruppo della nozione di transfert: del transfert nel gruppo, si è occupato in modo particolare BEJARANO (1972).

I QUATTRO OGGETTI TRANSFERALI

Bejarano individua nel setting di gruppo quattro oggetti transferenziali:

– il monitore [lo psicoterapista del gruppo] (transfert centrale) che funziona da imago paterna: a livelli arcaici (come Super-Io infantile o padre crudele dell’orda) o a livello edipico [….] (Super-Ioed ideale dell’Io) [….];

il gruppo […] funzionante da imago materna (livello edipico), ma ancora più come madre arcaica [….] (livello arcaico: l’orda) [ …. ]

gli altri (transfert laterali fra i membri) quali imago fraterne [….];

il mondo esterno, quale luogo di proiezione della distruttività individuale (Thanatos) – ma anche dell’Eros (speranza di un mondo migliore).”

Lo scopo di Bejarano è fornire al terapista strumenti che lo aiutino a riconoscere la multidimensionalità degli stati affettivi e psichici del gruppo e le fantasie che sono presenti di momento in momento. Ad esempio, nel caso si presentino manifestazioni di irrequietezza e di protesta, il terapista deve essere in grado di riconoscere se alla origine di queste manifestazioni vi è una richiesta di vicinanza e di calore affettivo (Bejarano parlerebbe di transfert di una imago materna) oppure la rivendicazione di una maggiore libertà di pensiero

(Bejarano parlerebbe di transfert edipico o paterno).

 

Commenti

commenti

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.