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LO STRESS IN ETA’ ADOLESCENZIALE-PROF.RE GABRIELE GAUDIERI PEDAGOGISTA(SECONDA PARTE)

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Redazione-È del tutto normale per i ragazzi avvertire fatica e sentirsi sotto stress. Si tratta di situazioni scatenate dalla scuola e dalle pressioni sociali. Tuttavia, lo stress può diventare un problema e portare a conseguenze negative quali ansia e depressione, se l’adolescente viene lasciato solo e non sa come farvi fronte in modo sano.Interessante è la trattazione che ne fa l’Ill.mo Prof.re Gabriele Gaudieri Pedagogista in questo suo secondo splendido intervento su questo specifico tema:<<Lo stress è connaturato al processo neurofisiologico dell’adolescenza: nel ragazzo il cervello va modificandosi e, pertanto, lavora in modo diverso, rispetto all’adulto. I moderni metodi di ricerca ci permettono di “osservare” il cervello in azione nell’adolescente, la qual cosa ci ha permesso di acquisire conoscenze eccezionali, sconosciute sino ad un decennio fa. Già durante la pubertà si hanno trasformazioni ormonali, che determinano una trasformazione del corpo e nuove connessioni cerebrali. Per sintetizzare potremmo dire che gli “influssi neuronali” stimolano l’ipotalamo che produce l’ormone GnRH ( Gonadotropin Releasing Hormone), che stimola l’ipofisi. Questa produce le gonadotropine FSH (Follicle-stimulating Hormone) ed LH (Luteinizing hormone); queste gonadotropine determinano la produzione di estrogeni, nell’ovaio, di androgeni nei testicoli. E’ evidente che gli ormoni dipendono dall’ intensità dei segnali, inviati dal cervello ed influiscono sul modo di sentire, di pensare e di “percepire” il mondo da parte dell’adolescente. Il momento in cui inizia lo sviluppo puberale condiziona la socialità dei ragazzi ed anche la loro identità sociale; l’insorgere, abbastanza frequente, di stati depressivi nelle ragazze è dovuta ad una relazione alle trasformazioni indotte dagli ormoni. E’ la fase “Storm and Stress” di cui parla Anna Freud; le scienze umane, tuttavia, a differenza della famosa psicoanalista, non ritengono che questa fase debba necessariamente verificarsi nella sua dimensione parossistica. Gli adolescenti ispirano la loro vita all’emozione più che alla razionalità, pertanto la principale differenza tra adulti ed adolescenti è che nei secondi c’è meno attività nei lobi frontali, la qual cosa fa si che, in una situazione di crisi, non riescano a gestire le emozioni, ma ne restino irretiti. Gli adolescenti sono più vulnerabili allo stress , poiché la loro risposta al THP, ormone dello stress, può generare in loro un’ansia maggiore. Una situazione stressante fa si che l’amigdala, stimolata da un evento stressante, rilasci ormoni dello stress, che segnalano all’ipofisi di liberare sostanze chimiche quali adrenalina o epinefrina: le ghiandole surrenali, sotto stress, fanno aumentare la frequenza cardiaca, dilatando i vasi sanguigni, aumenta l’apporto di ossigeno ed il sangue si allontana dall’apparato digerente per convogliare verso i muscoli e gli arti, per favorire un’eventuale fuga. Oltre all’adrenalina vi è un altro ormone, il cortisolo che, fluttuando, nel corso delle 24 ore, raggiunge il picco la mattina, durante il risveglio, mentre il suo livello diminuisce con l’attività fisica e torna ad aumentare di nuovo durante la giornata per, poi, scendere verso mezzanotte. L’alto livello di cortisolo nelle ragazze (tarda adolescenza), molto più alto che nella popolazione adulta, determina in loro “emozioni negative”, quali preoccupazioni, ansia, rabbia, solitudine. Le esperienze stressanti possono determinare gravi conseguenze per la salute mentale ed emozionale del futuro adulto. L’adolescente stressato comincia a “curarsi” da solo, facendo uso di ansiolitici e, purtroppo, talvolta, di droghe, all’insaputa di insegnanti e dei genitori! Lo stress determina nel giovane disattenzione ed incapacità di apprendimento: se un po’ di stress, l’eu-stress, è il “sale della vita”, un eccesso è, sicuramente, invalidante! Afferma Eduardo Punset, in “Perché siamo come siamo”, Marco Tropea Editore,:”…Oggi molti genitori sono preoccupati dal cosiddetto disturbo da deficit di attenzione con iperattività, che colpisce 5 bambini in età scolare su 100. Si tratta di soggetti inquieti, impulsivi, che non si concentrano su obiettivi precisi; la loro attenzione vaga qua e là e sembra che non ascoltino né facciano caso a ciò che si dice loro. Anche se le cause del disturbo non sono state ancora accertate, si sa che è preceduto da lievi alterazioni neurologiche che coinvolgono i neurotrasmettitori e che hanno una componente genetica rilevante….il fallimento scolastico è una delle prime conseguenze di tale disfunzione cerebrale. Il problema spesso non deriva dalle capacità intellettuali, ma dal rendimento: per ottenere gli stessi risultati degli altri, questi adolescenti devono sforzarsi il doppio, perché non riescono a concentrarsi ed a trattenere i concetti nella memoria”. In base a quanto da me esposto si comprende come sia utile per gli operatori sociali, per gli insegnanti e per i pedagogisti conoscere al meglio gli aspetti neurofisiologici dell’adolescenza, al fine di organizzare una proposta educativa, consona a questa età: qualsiasi agenzia educativa che ignorasse tali principi, potrebbe solo nuocere all’adolescente, poiché ignorandone il “dramma adolescenziale”, proporrebbe sistemi

educativi perniciosi!>>.

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