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L’EDUCAZIONE AMBIENTALE NEL TERZO MILLENNIO: L’ESPERIENZA DELLA REGIONE ABRUZZO-DI GIUSEPPE CRISTOFARO

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Redazione-Il comitato di redazione, nelle persone dei Prof.ri Gaudieri e Mazzetti intendono ringraziare il Prof. Cristofaro per l’inizio della collaborazione col nostro giornale. Il Prof. Cristofaro, oltre ad aessere un studioso di alto livello, evidenzia grandi doti umane, professionali e scientifiche.Riportiamo,qui di seguito, un suo intervento sull’Educazione Ambientale nel Terzo Millennio con particolare attenzione all’Esperienza Abruzzese:<<

Da l’Educazione Ambientale a l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile

L’educazione ambientale nasce con la motivazione di guidare il bambino alla scoperta dell’ambiente che lo circonda nella prospettiva di aprire la sua mente verso il futuro, ma soprattutto di renderlo rispettoso del rapporto uomo-natura. Tra le diverse istituzioni formative vi è la scuola che fra i suoi compiti ha quello della formazione del futuro cittadino e non può eludere il problema di una rigorosa educazione all’uso corretto dell’ambiente. L’E.A. a scuola non rappresenta una materia in più o una serie di lezioni separate dal resto, ma è piuttosto un diverso modo di approcciarsi alla realtà, trasversale a tutte le discipline.

Fin dalla scuola dell’infanzia l’educazione ambientale è riconosciuta come attività essenziale in quanto mira alla formazione di coloro che saranno i futuri cittadini consapevoli del valore dell’ambiente e della necessità della sua salvaguardia.

Attraverso l’esplorazione della realtà che lo circonda: casa, scuola, territorio, il bambino acquisisce conoscenze sempre più ampie. L’interazione ed i rapporti quotidiani con i compagni e gli adulti gli permettono di intuire la necessità di seguire norme di comportamento comuni per star bene nell’ambiente in cui si vive.

L’intervento educativo della scuola promuove una “pedagogia attiva” di mediazione che valorizza l’esplorazione, il rapporto con i coetanei, con la natura, con gli oggetti, l’arte e la città. Tutto ciò risulta necessario per far maturare nel bambino la coscienza dell’interagire nei diversi aspetti della realtà e riflettere sui comportamenti corretti per la tutela dell’ambiente e delle sue risorse.

In una fase storica nella quale le condizioni umane ed ecologiche, sia locali che globali, richiamano tutti noi ad un profondo senso di responsabilità e sobrietà nei confronti della “natura”, la scuola riveste un ruolo primario nell’educare alle buone pratiche per uno sviluppo sostenibile.

Di conseguenza diventa importante educare i bambini ad una logica che abbia a cuore la natura e le sue risorse per evitare danni all’ecosistema, ma anche sprechi, consumi eccessivi ed immotivati che già nelle piccole azioni di ogni giorno possono essere evitati.  La consapevolezza dei crescenti problemi di inquinamento ci porta ad educare le nuove generazioni, sin dalla più tenera età, ad una cultura dell’attenzione e del rispetto di regole condivise per la tutela del mondo e delle sue fonti: naturali, energetiche, vegetali, animali.

Contenuti come: tutela della flora e della fauna, riciclaggio, risparmio energetico, eco-compatibilità e sicurezza ambientale rientrano in questo progetto educativo. L’educazione ambientale, quindi, vuole stimolare il bambino all’autonomia di riflessione e conoscenza.

In quest’ottica l’educazione ambientale risulta essere un settore di studi pedagogici e di pratiche educative protesa a ricercare la forma pedagogica di interazione fra l’uomo e il suo ambiente.

All’interno del contesto scolastico, l’educazione ambientale si configura come un’educazione trasversale, che non deve essere ridotta all’ecologia, alle scienze naturali o alla storia del territorio e delle sue espressioni artistiche, ma che vuole mettere in evidenza i legami, le relazioni tra tutti questi aspetti, i valori individuali, la costruzione della conoscenza, fino ad arrivare alle azioni e quindi ai comportamenti dei singoli.

Lavorare facendo propri questi presupposti, in progetti di educazione ambientale, significa conseguentemente modificare il ruolo dell’insegnante: non più un esperto che trasmette conoscenze, ma un ricercatore che intraprende un percorso di ricerca con i propri studenti, stimolando in loro la curiosità, la ricerca dei legami e delle connessioni che legano parti anche apparentemente molto distanti di uno stesso contesto, problema o realtà. L’educazione ambientale diventa così uno strumento organico dello sviluppo di politiche di sviluppo sostenibile nell’ottica del rapporto Scuola-Territorio.

L’educazione ambientale si è modificata nel tempo passando da un approccio incentrato prevalentemente sulla tutela della natura a una visione più ampia la cui attenzione viene posta all’inquinamento, alle emergenze ambientali e alle dinamiche sociali ed economiche, per arrivare al concetto di Educazione allo Sviluppo Sostenibile .

L’Educazione allo Sviluppo Sostenibile non riguarda solo l’ambiente, ma anche l’economia con i consumi, la povertà, le discrepanze nord-sud ecc., e la società con i l’educazione alla pace, e il rispetto delle “diversità”.

L’Educazione allo Sviluppo Sostenibile tocca tutti gli aspetti della vita e i valori, al centro dei quali vi è il rispetto per gli altri, inclusi quelli delle generazioni presenti e future, per la diversità, per l’ambiente, per le risorse della Terra.

Il concetto di Sviluppo Sostenibile è stato elaborato per la prima volta nel 1992 alla Conferenza di Rio de Janeiro sui problemi della Terra.

Un’educazione ambientale “matura” e che in questi anni si è evoluta legandosi sempre più alle problematiche che ruotano attorno alla sostenibilità, non può prescindere da un’attenzione forte allo sviluppo professionale dei docenti in grado di incoraggiare l’analisi critica delle teorie, delle pratiche e della loro ricaduta educativa. La ricerca-azione, in questo ambito, diventa una metodologia in grado di far propri questi aspetti, diventando pertanto uno strumento per la crescita professionale in un’ottica di autoformazione dei docenti.

Nel 2005 l’UNESCO proclama nel periodo 2005-2014 la Decade dell’Educazione per lo Sviluppo Sostenibile a sostegno e a conferma del ruolo strategico dell’educazione in ogni Paese del mondo. Educazione che deve riuscire ad influire sugli stili di vita e sul comportamento individuale e collettivo, al fine di supportare la realizzazione di un futuro sostenibile.

I nuovi scenari energetici

L’accesso ai servizi energetici e ad un’adeguata disponibilità di energia sono requisiti essenziali per lo sviluppo socio-economico, per migliorare la qualità della vita e per soddisfare i bisogni umani fondamentali. Il fatto che gli effetti negativi dei sistemi energetici possano compromettere la qualità della vita delle generazioni future rende però necessario l’impegno a compiere sforzi per assicurare che il sistema energetico mondiale evolva in modo sostenibile, sia dal punto di vista ambientale, sia da quello delle risorse finite nonché  da quello socio-economico.

Secondo l’Agenda 21, documento di intenti ed obiettivi programmatici su ambiente, economia e società sottoscritto da 170 Paesi di tutto il mondo, “l’energia è essenziale per lo sviluppo economico e per il miglioramento della qualità della vita; tuttavia gran parte dell’energia nel mondo viene prodotta e consumata con modalità che non potranno essere sostenibili se la tecnologia rimarrà immutata e se le quantità globali cresceranno senza controllo”.  La politica italiana promuove programmi per la diffusione delle fonti energetiche rinnovabili e per un uso efficiente dell’energia. Ad oggi la limitata disponibilità di risorse del pianeta ha raggiunto livelli preoccupanti, da  troppi anni importiamo e sfruttiamo le fonti energetiche fossili in modo intensivo .Se tale sfruttamento continuasse con questo ritmo causerebbe, oltre ai già evidenti cambiamenti climatici, anche l’esaurimento di queste stesse risorse entro i prossimi quaranta anni.

In questo contesto diventa fondamentale pensare a quali potranno essere le alternative possibili per poter mantenere il nostro standard di qualità della vita, senza gravare ulteriormente sull’ambiente.

La distinzione tra energie rinnovabili e quelle non rinnovabili è la seguente:

  1. Le energie non rinnovabili vengono più correttamente definite come fonti di energia fossili, tali energie si rigenerano in tempi lunghissimi e il loro utilizzo porta all’esaurimento delle riserve disponibili. Fanno parte di questa categoria i combustibili come: il petrolio, il carbone, il gas e le fonti nucleari. Nonostante siano le più inquinanti dell’ambiente, oggi sono di fatto le più utilizzate in quanto hanno la capacità di produrre grandi quantità di energia.
  2. Le energie rinnovabili sono fonti di energia che non dipendono da combustibili le cui riserve sono limitate. Le risorse rinnovabili appartengono alle fonti inesauribili ( come l’energia solare), ad un importante ciclo fisico ( come il ciclo idrologico o eolico ), oppure ad un sistema biologico ( come tutte le piante e gli animali che si riproducono ). Esse costituiscono una tipologia di energie provenienti da fonti energetiche alternative, inoltre, le energie rinnovabili hanno il vantaggio di non produrre sostanze nocive o capaci di alterare il clima. Tra le energie rinnovabili troviamo: energia solare, energia eolica, energia idroelettrica, energia geotermica, energia delle biomasse ed energia delle maree.

Nel nuovo millennio, a fronte del degrado dello stato di salute del pianeta Terra, con il crescente inquinamento e i sempre più frequenti disastri ecologici, la protezione dell’ambiente è divenuta un’esigenza sempre più sentita dalla comunità internazionale, la quale ha progressivamente riconosciuto il valore dell’ambiente naturale, preoccupandosi di stabilire linee programmatiche da seguire per garantire la salvaguardia ed arginare il deterioramento. Davanti ai danni causati dall’inquinamento, fenomeno che non conosce confini geografici, la legislazione nazionale adottata nei vari Paesi e la protezione riconosciuta all’ambiente anche a livello costituzionale si è dimostrata ben presto insufficiente e l’equilibrio dell’ecosistema è divenuto oggetto di preoccupazione generale

Gradualmente si è constata l’insufficienza delle misure ambientali adottate e quindi la necessità di intervenire nella consapevolezza che qualcosa dovesse cambiare nel rapporto uomo-ambiente e che fosse necessario definire, anche a livello mondiale, una politica ambientale ed una regolamentazione giuridica ad essa ispirata.

Così molti Paesi, tra i quali l’Italia, hanno intrapreso delle iniziative atte a sensibilizzare, iniziando proprio dai bambini, gli uomini ad essere più rispettosi dell’ambiente.

I Centri di Educazione Ambientale: l’esperienza della Regione Abruzzo

L’educazione ambientale, oggi sempre più definibile come educazione alla sostenibilità, è considerata dalla Regione Abruzzo una strategia fondamentale per la sensibilizzazione e la consapevolezza del cittadino nei confronti del territorio e verso le problematiche ambientali e sociali. La scelta di attivare processi educativi e formativi per l’ambiente nasce dalla volontà di promuovere una cultura della tutela ambientale e a riguardo nel 1999 viene promulgata la Legge Regionale n° 122 che definisce gli interventi in materia di Educazione Ambientale della Regione Abruzzo e detta le linee di attuazione del sistema regionale per l’educazione ambientale. Nasce così INFEA Abruzzo che di fatto istituisce il sistema regionale per l’informazione, formazione ed educazione ambientale ed è inserito nel Servizio Politiche per lo Sviluppo Sostenibile della Direzione Parchi, Territorio, Ambiente, Energia della Regione Abruzzo.

L’Infea Abruzzo è parte della rete Nazionale del Sistema Infea ( Informazione. Formazione ed Educazione Ambientale ) che nasce nell’ambito del Programma Nazionale 1994-1996 per l’educazione ambientale del Ministero dell’Ambiente, basato sulla consapevolezza che la ricchezza e la varietà dell’offerta formativa ed educativa sia una risorsa per il territorio-ambiente, inteso come sistema di relazioni connesse.

Con i documenti “Linee di indirizzo per una nuova programmazione concertata tra lo Stato e le Regioni in materia di IN.F.E.A.” del 23 novembre 2000 e “Nuovo Quadro programmatico Stato-Regioni per l’Educazione all’Ambiente e alla Sostenibilità” del 1 agosto 2007 il sistema INFEA nazionale assume un ruolo fondamentale per l’educazione allo sviluppo sostenibile e affida alla rete dei sistemi regionali il compito di diffondere la cultura della sostenibilità, ciascuno con la propria caratterizzazione e autenticità.

Da allora le singole regioni hanno promosso e continuato a promuovere sul territorio, attraverso progetti regionali, interregionali e comunitari, iniziative ed eventi per una diffusione e comunicazione dei temi dell’educazione ambientale e alla sostenibilità tra la cittadinanza.

In Abruzzo il sistema Infea è regolato dalla Legge Regionale n° 122/99 che disciplina gli interventi in materia di educazione ambientale e nasce dalla volontà di promuovere una cultura della tutela dell’ambiente e una sensibilizzazione nei confronti dei temi quali: la sostenibilità energetica, la mobilità sostenibile, il riciclo dei rifiuti, il consumo critico, l’educazione alimentare, la biodiversità e l’educazione al territorio e al paesaggio; il sistema è costituito da un complesso di strutture, pubbliche e private, che vanno a formare insieme la rete regionale dei Centri di Educazione Ambientale, tra questo CEA in Abruzzo c’è anche quello del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università dell’Aquila.

I Centri di Educazione Ambientale ( CEA) vanno a costituire un punto di riferimento unico in materia di educazione all’ambiente e allo sviluppo sostenibile per le scuole, le istituzioni culturali, gli enti locali e le aziende che vogliono confrontare la propria esperienza con i temi della sostenibilità.

I CEA realizzano percorsi educativi, soggiorni didattici, iniziative di formazione, materiali didattici e divulgativi e si occupano di documentazione e ricerca, di comunicazione e informazione. Le loro attività sono rivolte a tutta la comunità regionale, avendo come obiettivo fondamentale quello di promuovere e gestire spazi di progettazione partecipata e condivisa, condizione essenziale per un processo di apprendimento complesso e sistemico in interscambio con l’ambiente circostante.

I Centri di Educazione Ambientale sono gli attori che, all’interno del sistema regionale, operano direttamente sul territorio, come stimolatori e facilitatori del processo partecipativo ed educativo, e si fanno protagonisti della promozione di un’educazione ad un agire sistemico che tenga conto del passaggio dal

“locale” al “globale”>>.

 GIUSEPPE CRISTOFARO

Ricercatore Confermato ( M-PED/02 ) Università degli Studi dell’Aquila – Dipartimento di Scienze Umane

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Riferimenti Bibliografici:

Bertani C., Energie, natura e civiltà: un futuro possibile?, Giunti Editore, Firenze, 2003

Bertacci M., Una scuola per l’ambiente, Cappelli Editore, Bologna, 2002

Boschini Marco, la mia scuola a impatto zero, Sonda Editore, Casale Monferrato, 2012

Bosco Anna, laboratorio ecologia. Storie e attività di educazione ambientale per la scuola primaria, Erickson, Trento, 2013

Bosello P., Pedagogia dell’ambiente. Educazione all’incontro e percorsi di sostenibilità, La Scuola,

Brescia, 2008

Orefice P., Didattica dell’ambiente, La Nuova Italia, Napoli, 1993

Settimo Giulia, piccoli ambientalisti crescono, come insegnare l’ecologia ai bambini, Edizione RED, Milano, 2011

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