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LE LOGICHE DECISIONALI NEL PENSIERO JAMMES MARCH-DOTT.SSA SILVANA DI FILIPPO(PRIMA PARTE)

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Redazione-Jammes March illustra come procedere verso la capacità di “Prendere decisioni”. Egli affronta “Il Processo Decisionale” nel suo contesto più attuale sostenendo che si  delinea attraverso  quattro fra le questioni più dibattute:

  1. Le decisioni si basano su SCELTE RAZIONALI che coinvolgono le PREFERENZE e le CONSEGUENZE attese, o su REGOLE che sono proprie del DECISORE e della SITUAZIONE;
  2. Le DECISIONI sono frutto di un PROCESSO CHIARO, ma possono essere CARATTERIZZATE DALL’AMBIGUITA’ E DALL’INCOERENZA;
  3. Le decisioni sono importanti per i loro risultati o per i significati sociali e individuali che vengono a creare;
  4. E infine, i risultati del PROCESSO DECISIONALE sono attribuibili solo alle azioni degli individui, o all’influenza congiunta dell’INTERAZIONE tra individui, organizzazioni, società.

Il processo decisionale ha come obiettivo quello di fornire una prima introduzione alle decisioni.

  1. March, nel suo famoso libro: ”Prendere decisioni”, propone una riflessione riguardo il MODO in cui le DECISONI vengono PRESE effettivamente, piuttosto che il modo in cui dovrebbero essere prese.

COMPRENDERE una decisione all’interno di una specifica situazione richiede una notevole e dettagliata conoscenza  del contesto storico, sociale, politico ed economico in cui tale decisione prende forma, nonché degli individui, delle organizzazioni e delle istituzioni coinvolte.

I quattro punti fermi del suo pensiero mostrano le modalità dei processi decisionali.

Il primo punto  si orienta verso tutte quelle decisioni che portano a capire se debbano essere ricondotte a processi di SCELTA o a processi basati su REGOLE.

I DECISORI perseguono una logica della CONSEGUENZA, compiendo una scelta fra alternative di cui hanno valutato le conseguenze in base alle loro PREFERENZE, oppure perseguendo una logica dell’APPROPRIATEZZA, assumendo IDENTITA’ o ruoli ATTRAVERSO il RICONOSCIMENTO di SITUAZIONI e REGOLE.

Il secondo punto è capire se  il processo decisionale sia rappresentato meglio dalla  chiarezza e la coerenza oppure  dall’ ambiguita’  e l’incoerenza.

Il terzo punto è se la decisione sia un’attività strumentale o interpretativa. Lo scenario, qui, si apre verso tutte quelle decisioni tra risoluzioni di problemi e costruzione di significati.

Ci si interroga se queste, devono  prima di tutto essere comprese come parte di un sistema di calcoli per la risoluzione di problemi, oppure come risposta al tentativo di costruire significati individuali e collettivi.

Il quarto punto, infine poggia sugli ESITI dei processi decisionali e di conseguenza su come debbano essere visti, se verso il risultato attribuibili alle AZIONI degli attori autonomi, o invece se indirizzato verso tutte quelle proprietà sistemiche di un’ecologia di INTEGRAZIONI.

Jammes March, dedica il primo capitolo dell’opera al DECISORI. Questi,

sono rappresentati da ATTORI RAZIONALI, alla ricerca di ALTERANTIVE in un modo solo in parte conosciuto, che VALUTANO sulla base  delle loro PREFEREZE.

L’attenzione si rivolge al modo in cui una conoscenza impone LIMITI  alla RAZIONALITA’. Vengono analizzati i modi in cui i decisori fanno fronte a queste limitazioni attraverso euristiche volte alla RISOLUZIONE di PROBLEMI secondo criteri di RICERCA di ESITI “soddisfacenti” e alcune delle CONSEGUENZE di tali meccanismi sull’INERZIA e sulle OPPORTUNITA’ di innovazione nelle organizzazioni.

La Razionalità limitata, invece, esamina le idee di SCELTA RAZIONALE, in particolare la razionalità limitata.

Il processo decisionale interpreta l’azione come SCELTA razionale.

L’idea di scelta razionale mette in gioco diverse terminologie come “Razionalità” “razionale”, termini questi, ricorrenti che approssimativamente equivalgono a “intelligente” “efficacia”.

In altri casi “razionale” si traduce in termini di “freddamente materialistico”, riconducibile allo spirito o ai valori che ispirano un’azione.

In altri casi ancora, “razionale” è sinonimo di “sano” che riflette un giudizio sulla salute mentale di chi ha compiuto un’azione.

Secondo March “razionalità” ha un significato limitato e relativamente preciso, legato ai processi di SCELTA.

La possibilità di un legame fra RAZIONALITA’ di UN PROCESSO ( RAZIONALITA’ PROCEDURALE)  e dei SUOI ESITI (RAZIONALITA’ SOSTANZIALE) è considerata un risultato da DIMOSTRARE piuttosto che un ASSIOMA.

La logica della CONSEGUENZA pone verso una mera riflessione delle scelte razionali.

Le teorie della SCELTA RAZIONALE partono dal presupposto che i PROCESSI DECISIONALI siano CONSEQUENZIALI e basati sulle PREFERENZE.

  • Sono CONSEQUENZIALI nel senso che l’azione dipende dalle ASPETTATIVE sui futuri effetti di un’azione. Ossia le ALTERNATIVE sono interpretate sulla base delle CONSEGUENZE attese.
  • Sono basati sulle PREFERENZE nel senso che le conseguenze sono valutate sulla base delle preferenze individuali. Il decisore CONFRONTA le diverse alternative VALUTANDO la CONGRUENZA fra le CONSEGUENZE ATTESE e le proprie PREFERENZE.

Una PROCEDURA che persegue una logica della CONSEGUENZA, che pone cioè una SCELTA in relazione alla risposta a quattro questioni fondamentali, è RAZIONALE:

1.Il problema delle ALTERNATIVE: quali azioni sono possibili?

2.Il problema delle ASPETTATIVE: quali conseguenze future possono derivare da ciascuna alternativa?

3.Il problema delle PREFERENZE: che valore hanno per il decisore le conseguenze di ogni alternativa?

4.Il problema della REGOLA DECISIONALE: come si compie una scelta fra diverse alternative tenuto conto del valore delle conseguenze che ciascuna produce?

Quando il PROCESSO DECISIONALE viene studiato all’interno di questo quadro di riferimento, si affrontano i seguenti problemi:

1.Come sono determinate le ALTERNATIVE  da prendere in considerazione?

2.Come si determinano le  ASPETTATIVE  rispetto alle diverse alternative?

3.In che modo il decisore PRODUCE e RICHIAMA le sue PREFERENZE?

4.Qual è la regola decisionale utilizzata?

Questo quadro generale costituisce la BASE per la normale SPIEGAZIONE DEL COMPORTAMENTO.

Molte persone, quando si chiede loro di spiegare il comportamento, lo “razionalizzano”. Descrivono le loro AZIONI IN TERMINI di alternative possibili e di conseguenza le alternative rispetto alle loro preferenze.

In modo analogo spiegano le AZIONI di altri immaginando un insieme di aspettative e di PREFERENZE che rendono  L’AZIONE RAZIONALE.

La razionalità tra teoria pura e teoria limitata

Le teorie della scelta razionale, concentrano dunque la loro attenzione verso i processi decisionali in cui le SCELTE dipendono  da quali ALTERNATIVE vengano  prese ed in considerazione di almeno due fattori previsionali  sul FUTURO:

1.LA PRIMA RIGUARDA i futuri  STATI del mondo rispetto alla SCELTA presa in esame;

2.LA SECONDA RINGUARDA il MODO in cui il decisore PERCEPIRA’ questi FUTURI STATI del mondo quando ne farà ESPERIENZA.

Le teorie pure della scelta razionale, attraversano alcune versioni della TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE con il presupposto che:

  • tutti i decisori abbiano in comune un insieme di PREFERENZE di BASE;
  • che le ALTERNATIVE e le loro CONSEGUENZE siano definite dall’AMBIENTE, che i decisori abbiano una PERFETTA CONOSCENZA di tali ALTERNATIVE e CONSEGUENZE.

Altre versioni della TEORIA della SCELTA RAZIONALE  riconoscono agli attori:

  • una maggiore soggettività;
  • assumono una conoscenza perfetta per ogni specifica decisione;
  • ipotizzano che le ALTERNATIVE siano NOTE, e che le conseguenze delle diverse alternative siano CONOSCIUTE con certezza e che tutte le PREFERENZE rilevanti rispetto alla SCELTA siano note, precise, COERENTI e stabili.

Queste versioni PURE della TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE hanno un ruolo importante nel PREDIRE COMPORTAMENTI COLLETTIVI.

LE TEORIE PURE della scelta razionale  sono difficili da accettare come rappresentazioni credibili degli attori INDIVIDUALI e ORGANIZZATIVI.

Volendo soddisfare le condizioni di RAZIONALITA’ PURA, supponiamo di dover assegnare diverse mansioni ai membri di un’organizzazione, questa PREVEDEREBBE prima di tutto la SPECIFICAZIONE di una serie di compiti, ciascuno dei quali  caratterizzato da specifiche ABILITA’ e CONOSCENZE. Il decisore dovrebbe considerare tutti i possibili individui a partire dalle loro caratteristiche rilevanti come le ABILITA’, gli ATTEGGIAMENTI, il COSTO. Infine il decisore dovrebbe prendere in esame ogni possibile ABBINAMENTO fra INDIVIDUO e COMPITO, VALUTANDO ogni combinazione RISPETTO ALLE  PREFERENZE DELL’ORGANIZZAZIONE.

LE PREFERENZE  includono:

1.profitti, vendite, valore delle azioni (tempi);

2.obiettivi di carattere sociale ( lotta contro la discriminazione,qualità della vita ecc.);

3.contributo alla reputazione dell’organizzazione presso tutti i possibili portatori di interesse ( azionisti,azionisti potenziali, impiegati, clienti e cittadini della comunità).

Alla fine, il decisore, dovrebbe scegliere la combinazione che massimizza il ritorno atteso.

La teoria pura della scelta razionale è quella del  RICONOSCE dell’INCERTEZZA sulle CONSEGUENZE future di un’AZIONE.(ad es. il venditore di panini a una partita di calcio, sa che la resa delle diverse strategie di conservazione del cibo dipende dalle condizioni atmosferiche, elemento che non può essere previsto con certezza al momento in cui la decisione deve essere presa). La caratteristica di questo processo è il RAMMARICO. E’ quasi certo che, una volta NOTE LE CONSEGUENZE, un decisore proverà RAMMARICO, ossia la consapevolezza che avrebbe potuto fare una SCELTA MIGLIORE se avesse potuto PREVEDERE IN ANTICIPO GLI ESITI.

La decisione è presa in condizioni di RISCHIO, ossia LE CONSEGUENZE precise sono INCERTE ma sono note le loro PROBABILITA’.

In queste circostanze, l’ APPROCCIO più comune per PREVEDERE LE DECISIONI si IPOTIZZA che il decisore SCELGA l’LATERNATIVA in grado di massimizzare il VALORE ATTESO, ossia l’ALTERNATIVA capace di produrre, in media, il MIGLIOR RISULTATO se la scelta fosse RIPETUTA PIU’ VOLTE.

Analisi della scelta: per un’analisi della scelta basata sul valore atteso è necessario immaginare un albero delle decisioni in cui ogni ramo rappresenta una scelta da compire oppure una “mossa della natura” che non può essere prevista con certezza.

Versioni più complesse in situazioni di rischio: nelle versioni più complesse della teoria della scelta razionale in condizioni di RISCHIO, un’ALTERNATIVA viene considerata non solo in termini di RISCHIO, un’ALTERNATIVA viene considerata non solo in termini di VALORE ATTESO, ma anche in base alla sua INCERTEZZA.

Variazione degli esiti potenziali: il grado di rischio di un’alternativa è definito in modi diversi in teorie diverse, ma la maggior parte delle definizioni sono volte a riflettere una misura della variazione negli esiti potenziali. Tale variazione trova una misura naturale e intuitiva nella varianza della distribuzione delle probabilità sui valori dell’esito.

Quando si prende in considerazione il RISCHIO, una decisione è considerata una funzione del VALORE ATTESO (media) e del GRADO di RISCHIO ( VARIANZA) della distribuzione delle probabilità dei risultati possibili rispetto alla scelta di una particolare alternativa.

L’introduzione del rischio e lo sviluppo dei vari modi di affrontarlo hanno rappresentato un CONTRIBUTO fondamentale alla COMPRENSIONE  e al MIGLIORAMENTO del processo decisionale all’interno delle teorie razionali. Tali sviluppi sono stati solo il primo passo verso un CAMBIAMENTO delle IPOTESI COGNITIVE della scelta razionale.

La maggior parte delle teorie moderne sulla scelta razionale, apportano ulteriori cambiamenti alla TEORIA PURA. ESSI SI POSSONO DISTINGUERE IN BASE ALLE LORO ipotesi IN RIFERIMENTO A 4 DIMENSIONI:

1.CONOSCENZA: quali sono le ipotesi sull’informazione

2.ATTORI: quali sono le ipotesi sul numero dei decisori

3.PREFERENZE: quali sono le ipotesi sulle preferenze in base alle quali le conseguenze vengono valutate?

4.REGOLA DECISIONALE: quale si ipotizza che sia la regola decisionale grazie a cui i decisori selezionano un’alternativa?

GLI ENTUSUASTI DEL MODELLO RAZIONALE, accettano la RAZIONALITA’ LIMITATA, la interpretano come modesta e naturale estensione della teoria della RAZIONALITA’ PURA sottolineano l’uso di IPOTESI di RAZIONALITA’ attraverso PREVISIONI del comportamento di attori aggregati.

GLI SCETTICI, sono meno inclini a dare credito ai MODELLI solo sulla base della loro fama. Accettano la RAZIONALITA’ LIMITATA leggendola come una sfida alla razionalità PURA e una premessa a modi di concepire il processo decisionale basato principalmente sul COMPORTAMENTO.

RAZIONALITA’ LIMITATA

  • Non tutte le ALTERNATIVE sono note
  • Non tutte le CONSEGUENZE vengono prese in considerazione
  • Non tutte le PREFERENZE vengono evocate CONTEMPORANEAMENTE.

I decisori invece di considerare tutte le ALTERNATIVE ne considerano                                                          sono alcune e l’analisi procede in maniera sequenziale e non in modo simultaneo. Non tutti gli obiettivi  sono presi in considerazione

 Contemporaneamente.

I reali DECISORI vanno alla ricerca di un’AZIONE BUONA A  SUFFICIENZA NON CALCOLANDO LA MIGLIORE AZIONE POSSIBILE.

I VINCOLI INFORMATIVI possono dirigersi verso problemi di attenzione o di memoria a causa del tempo e della capacità di attenzione limitati.

I problemi di attenzione possono essere individuati nel fattore  tempo e nella capacità di attenzione limitati ( poiché è IMPOSSIBILE seguire tutto  contemporaneamente per la presenza di troppi e variegati segnali da recepire).

Altri problemi legati all’attenzione, sono ascrivibili ai decisori con capacità limitata di ascolto e osservazione. Infatti, pur disponendo essi di INFORMAZIONI rilevanti,  non  riescono a capirne l’importanza.

Altri fattori legati ai problemi di attenzione che si presentano, possono essere annoverati alle capacità riduttive di comunicazione e condivisione  delle informazioni specialistiche. Per questa ragione, la divisione del lavoro facilita l’utilizzazione di talenti specialistici e contemporaneamente  incoraggia la differenziazione  di conoscenze, competenze e linguaggi.

Per fronteggiare i vincoli informatici,  tutti i  processi di scelta degli individui e delle organizzazioni devono  focalizzarsi  sui modi in cui le scelte vengono effettuate e sulla base di ASPETTATIVE FUTURE.

La psicologia della razionalita’ limitata

I DECISORI cercano INFORMAZIONI, ma vedono ciò che si aspettano di vedere e ignorano gli elementi imprevisti.

I caratteri distintivi delle PRINCIPALI RIFLESSIONI, si riferiscono a quattro processi di semplificazione:

1.ELABORAZIONE= I decisori tendono a elaborare e semplificare i problemi prima di avviare un PROCESSO DI SCELTA. Essi utilizzano un numero limitato di indizi combinandoli in modo semplice. (Ad es. i decisori possono prendere in considerazione alcune dimensioni di SCELTA SEQUENZIALMENTE eliminando tutte le ALTERNATIVE che non rispondono agli standard della prima dimensione).

2.SCOMPOSIZIONE= in cui avviene una scomposizione globale del problema. Possiamo attuare una scomposizione per  sottoproblemi, oppure una scomposizione alla rovescia ( al contrario).

Alcuni problemi si risolvono più facilmente al contrario perché come i labirinti hanno solo poche uscite ma molte vie di accesso. La scomposizione alla rovescia è tipica dei decisori del tipo: ”posso farcela” poiché risponde ad un ruolo ATTIVISTA. I decisori vogliono che accada una certa cosa e cercano di farla accadere. LA SCOMPOSIZIONE funziona come strategia di risoluzione ai problemi.( Ad es. le AZIONI intraprese per un PROGETTO influenzano profondamente dell’azione altrui.) La strategia di scomposizione suggerisce che i sottoproblemi possono essere risolti separatamente.

3.EURISTICHE=  qui i decisori riconoscono gli elementi ricorrenti delle situazioni che affrontano. Dopo averle COMPRESE vi applicano REGOLE di comportamento appropriato.

Le PROCEDURE euristiche si legano al PROBLEM SOLVING. Vengono applicate REGOLE PRATICHE per calcolare determinati tipi di numeri o per risolvere certi tipi di problemi.

4.INQUADRAMENTO(FRAMING)= riguarda la DEFINIZIONE DEL PROBLEMA ( informazioni da raccogliere e dimensioni da valutare). I decisori restringono il campo piuttosto che allargarlo. Le teorie descrittive del processo decisionale cercano di legittimare una lettura consequenziale delle decisioni, fondata su un’analisi delle ALTERNATIVE e sulla VALUTAZIONE delle CONSEGUENZE ATTESE e sulle PREFERENZE del decisore.

LA STATISTICA DELLA RAZIONALITA’ LIMITATA

i decisori sviluppano modi di monitorare e comprendere la complessità, prendendo in considerazione sommarie rappresentazioni numeriche della realta’. Si possono distinguere 3 principali categorie di NUMERI:

a)Rappresentazione della realtà  esterna, ovvero caratterizzata da tutti quei numeri con cui s’intende descrivere l’ambiente in cui vivono i decisori. (Ad es. il numero di  bambini inseriti in un certo distretto scolastico. Il numero di poveri in un certo paese, il tasso di disoccupazione ecc.).

b)Rappresentazioni di processi costituiti da tutti quei numeri con cui si intende misurare il “lavoro” eseguito. (Ad es. il numero totale di tempo impiegato in un lavoro o in una produzione).

c)Rappresentazioni di esiti, che si evincono da tutti quei numeri con cui si intende riportare i risultati di decisori o di attività. (Ad. es. risultati di vendite e profitti).

Il processo decisionale, presuppone che i decisori scelgano tra le alternative considerando le conseguenze e selezionando l’alternativa con il maggiore ritorno atteso. Ciò implica il raggiungimento degli esiti soddisfacenti e procedure di massimizzazione dell’utilità attesa.

La procedura di massimizzazione è una strategia volta proprio a raggiungere esiti soddisfacenti.

La massimizzazione richiede che SI CONFRONTINO tutte le ALTERNATIVE possibili e che si scelga la MIGLIORE. Richiede che LE PREFERENZE siano tra loro coerenti e che tutte le dimensioni di PREFERENZE siano riconducibili

a una singola scala.

Bibliografia:  JAMMES MARCH, “Prendere decisioni”, Ed. Il Mulino, Bologna, 2002.

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