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L’AZIONE SOCIALE NEL SISTEMA DELLE RELAZIONI-DOTT.SSA SILVANA DI FILIPPO

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L’immaginazione sociologica richiede, soprattutto,

la capacità di ‘riflettere su se stessi liberi’

dalle abitudini familiari della propria vita quotidiana,

 al  fine di gurdarle con  occhio diverso”

( Anthony Giddens)

Redazione-Per Parson l’azione sociale non è l’unità minima della vita associata, ma è considerata essa stessa un sistema, che si concretizza e si struttura in tre tipi di sistemi:

  1. il sistema personale, che è un insieme do status-ruoli, di bisogni e di tendenze, con due aspetti fondamentali: quello gratificazionale o ‘cattetico’ (i desideri) e quello orientativo o ‘cognitivo’ (le idee);
  2. il sistema sociale, che è un insieme composto da una pluralità di persone ‘che interagiscono fra di loro, spinte dalla tendenza alla ottimizzazione della gratificazione’ (cioè dell’appagamento dei propri desideri);
  3. il sistema culturale, che è l’insieme dei valori e dei simboli strutturati e condivisi, che definiscono e regolano le situazioni delle persone in una società.[1]

L’azione si lega, in modo più analitico, alla relazione sociale, infatti secondo Donati (…) una realtà sui generis costituita dall’effetto emergente di azioni che si orientano simbolicamente l’una all’altra reciprocamente (dimensione del referto) e si connettono strutturalmente (dimensione del religo). Le relazioni sociali possono essere riferite al passato, essere osservate in atto, o analizzate come realtà potenziali o latenti. La relazione ha una realtà propria(…), mentre il modo in cui si esplica è contingente (può esistere in vari modi, e quindi sempre esistere altrimenti).[2]

L’azione sociale viene così ad avere una connotazione relazionale, in quanto funzionale al sistema sociale vigente ed orientata più verso la burocrazia  e i detentori del potere politico ed economico che verso i bisogni della popolazione.

Il servizio sociale mira a fare chiarezza intorno al problema presentato dall’utente e ad aiutare a far cercare e trovare delle ri-soluzioni che siano concretamente accessibili, realistiche. Avviene cioè che nella organizzazione sociale vigente siano previsti i vari problemi di adattamento che la popolazione può presentare e siano previsti anche i modelli di risoluzione di tali problemi, modelli che mirano alla reintegrazione dell’individuo nel sistema.

 L’operatore sociale rappresenta dunque un veicolo di tali modelli reintegrativi, i quali devono essere accettati dall’utente sotto la molla del ricotto integrazione-non integrazione, inclusione –esclusione da una serie di privilegi economici e sociali .[3]L’azione  rappresenta l’atto conclusivo dell’agire professionale. Essa deve sostenere il primato sulla conoscenza intellettiva. L’azione deve rappresentare, in termini operativi, l’atto della funzionalità e della produzione di determinati effetti capace di esprimere la propria forza del sociale attraverso manifestazioni che rispondano  efficacemente a tutto quel sostrato soggettivo ed oggettivo più che alla parola stessa. Tanto più che le parole, nell’azione sociale, assumono il significato più basso dell’incisività comunicativa, mentre il primo posto viene assunto dalla comunicazione gestuale. In termini di percentuale, il tono emotivo si frappone fra le precedenti modalità comunicative. L’azione sociale deve percorrere su questi circuiti, valutandone attentamente l’utilità per l’individuo stesso.

L’azione,dunque, diventerà sociale nel momento in cui si correda delle caratteristiche metodologiche introspettive e dell’osservazione.

L’azione, dunque, deve servire a reintegrare il soggetto, alla sua accettazione da parte degli altri e a trovare la sua parte buona nell’ambito della società stessa.

L’ azione sociale si manifesta in distinti comportamenti  tendenti ad ‘aiutare’:

Un’azione risulterà sociale, tanto più questa venga a  produrre tutti  quei risultati costruttivi insiti  dell’aiuto stesso.

Le azioni sociali, possono essere finalizzate a più scopi:aiuto a ripristinare i rapporti tra l’individuo e la sua famiglia;aiuto all’integrazione con il gruppo dei pari; aiuto all’inserimento nella società; aiuto a consolidare rapporti; aiuto a restituire all’individuo la propria dignità; aiuti di tipo materiali; aiuto inserimento lavorativo; altro.

L’azione, diventerà sociale nell’operato non più individuale, ma collettivo che implica una valutazione morale. Essa è l’espressione concreta di quel movimento o gesto che riesce a dare forza ed espressione alla comunicazione. L’azione sociale deve assicurare il benessere e la sicurezza.

L’azione sociale dell’assistente specializzato o dell’operatore sociale, si può attuare in una varietà infinita di situazioni, quindi è impossibile tracciare un’unica linea operativa e di metodo a cui l’operatore sociale debba attenersi in quanto tecniche e metodologie variano da caso a caso. E’, però, fondamentale che si parta da ipotesi ben ponderate e basate su concreti dati di fatto, che derivino sia dalla scienza che dai valori sociali, altrimenti tutti i metodi ed i procedimenti del servizio sociale non riescono a risolvere i problemi degli assistiti. Sostanzialmente mentre nell’azione umana il presupposto  è etico  rappresentato dalla persona, nell’azione sociale il presupposto è la persona nei suoi duplici aspetti relazionali e comunicazionali. In questo ultimo tipo di  azione la persona viene esaminata, interpretata ,

aiutata e re/integrata.

[1] Questa teoria dei tre sistemi ha molte analogie con quelle espsoste anni prima da P.A.Sorokin, di cui Parsone era stato assistente all’Università di

     Harvard. – Cit. Pag. 75 Tommaso Sorgi,Schemi di sociologia, Libreria dell’Uiversità, Pescara, 1977.

[2] Donati,1998, p. 360 in cit. Fabio Folgheraiter, Relazione Sociale,p.277 Quadrimestrale per le professioni sociali, Lavoro Sociale, Ed. erickson, sett.2004

[3]M.Pantaloni: “Che cos’è il lavoro sociale in Problemi del servizio Sociale, ed. Montefeltro,Urbino

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