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EDUCAZIONE E PSICOLOGIA EVOLUTIVA-DI SILVANA DI FILIPPO

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Redazione-Il ruolo della biologia nel comportamento: la diversità dei comportamenti delle specie animali è determinata sia da fattori innati sia da fattori acquisiti.

Impronta (imprinting): particolare tipo di apprendimento che si realizza se l’individuo viene a contatto con alcuni stimoli. A circa sedici ore dalla nascita, l’imprinting raggiunge il picco massimo, cioè quello che si chiama “periodo critico”.

L’impronta non riguarda solo risposte come seguire la madre o un oggetto.

I processi di impronta riguardano anche l’uomo.

Spits: fase del sorriso indiscriminato (periodo critico, primi tre-quattro  mesi).

Bowlby: dopo i tre-quattro mesi.

A seconda del tipo e della qualità degli stimoli ricevuti nel periodo critico, lo sviluppo sociale può essere profondamente modificato.

Nell’uomo, l’impronta ha un carattere molto meno evidente che negli animali.

Infanzia: crescita fisica e motricità.

Il neonato è dotato di connessioni neuromuscolari (riflessi) con cui risponde agli stimoli. Il riflesso è una reazione che scaturisce da un istinto di autoconservazione. I riflessi sono, quindi, dei comportamenti involontari che scompaiono e si trasformano in atti volontari in concomitanza con la maturazione dei centri corticali.

Riflesso del nuoto: un bambino immerso in acqua e sorretto in posizione ventrale può muovere gambe e braccia. Tale riflesso esiste sin dai primi mesi di vita. Il bambino non deve dunque “imparare” a nuotare ma, usufruisce di un istinto innato.

Il neonato nei primi mesi di vita impara che se piange giungerà la madre. Lo sviluppo motorio avviene nel corso di molti anni secondo una successione temporale di stadi fissa.

Ciò avviene attraverso due direzioni: cefalocaudale (testa – coda) e prossimodistale (vicino – lontano). La motricita’: 2/5 anni. Si hanno cambiamenti scheletrici, muscolari, celebrali, migliorano le abilità motorie e percettive, rendono il bambino più resistente allo sforzo fisico e alla fatica.

Con i giochi di esercizio, si tratta di ripetere uno schema appreso in precedenza per appropriarsene o divertirsi e giochi simbolici, schemi ripetuti  ma applicati ad oggetti nuovi o situazioni immaginarie.

Per quanto riguarda lo sviluppo percettivo e cognitivo, ci sono tre punti di vista sull’intelligenza: a) potenziale intellettivo: si fonda sull’idea che ogni individuo ha delle abilità diverse da un altro; b)cognitivo-evolutivo: non si basa sulle differenze tra i vari individui ma evidenzia stadi comuni a tutti; c)elaborazione delle informazioni: tenta di mettere insicura i due precedenti orientamenti.

Gli stadi di sviluppo cognitivo secondo Piaget sono così riassumibili:  sensomotorio (0-2 anni);  preoperatorio (2-6); operatorio concreto (7-12); operatorio formale (da 12 in su). Tutti noi attraversiamo questi stadi di sviluppo. Le fasi dello Stadio sensomotorio sono così riassumibili: riflessi (0 – 1 mese); reazioni circolari primarie (1 – 4 mesi); reazioni circolari secondarie (4 – 8 mesi); coordinazione degli schemi secondari (8 – 12 mesi); reazioni circolari terziarie (12 – 18 mesi); inizio del pensiero rappresentativo (18 – 24 mesi).

La percezione rappresenta il primo contatto dell’organismo con l’ambiente. Il neonato orienta la propria attenzione verso aspetti particolari del mondo esterno.

L’apprendimento può verificarsi anche senza ricompensa per il piacere di essere causa. Ci sono tre tipi di memoria: a) 5/6 mesi, memoria di riconoscimento b) 8/12 mesi, memoria di rievocazione c) 11/12 mesi, memoria attiva.

Si sviluppa la capacità di ricordare con la crescita. Con  la socializzazione, avviene il rapporto con l’esterno, la madre, ecc. L’attaccamento è un meccanismo connesso alla sopravvivenza che garantisce la formazione di una forte legame tra il bambino e coloro che si prendono cura di lui quando non è ancora autosufficiente.

L’attaccamento non si sviluppa solo perché la madre nutre il bambino infatti, il soddisfacimento della fame in sé non è sufficiente a spiegare il forte legame.

Questo si rafforza attraverso un codice comunicativo fra il bambino e le persone che lo accudiscono.

La separazione dalle figure di attaccamento, produce effetti negativi sullo sviluppo. Brevi separazioni possono essere tollerate dal bambino se compensate dalla presenza di figure secondarie di attaccamento (Bowlby) o di oggetti di attaccamento transizionali.

L’oggetto rappresenta la transizione del bambino da uno stato di totale fusione con la madre a uno stato di relazione con lei come persona esterna e separata. La separazione comporta effetti a breve termine (inquietudine del bambino, lamentele, pianto) ed effetti a lungo termine (insicurezza, inibizione, psicopatologie, comportamenti antisociali o delinquenziali ecc.).

Tali studi sull’attaccamento sono stati condotti da Spits. Gli effetti a breve termine possono, però, essere superati rispetto ai secondi.

Il rapporto tra bambino e genitori dopo il primo anno di vita, assume una valenza proiettato verso il processo di autodeterminazione.

Il bambino crescendo diventa più autonomo. I genitori passano dalla fase delle “gratificazioni” alla fase della  “gratificazione più richiesta”.

I genitori si trasformano in figure “guidanti” capaci di sostenere e sollecitare i progressi del bambino.

Il passaggio da gratificazioni a gratificazione più richiesta può non avvenire quando le richieste sono eccessive, le madri sono troppo protettive, i bambini sono stati maltrattati o trascurati.

Quando un bambino si trova di fronte ad un atteggiamento nuovo, tende ad assimilarlo a schemi precedentemente appresi.

L’assimilazione porta alla comparazione dell’esperienza.

Secondo Piaget è accomodamento: implica che il bambino agisca sugli schemi mentali se questi non si adattano alla nuova situazione.

Ha inizio lo sviluppo del linguaggio: il processo di apprendimento del linguaggio dipende da una serie di fattori neurologici, muscolari e della volontà di comunicare. Anche un ambiente in cui si parla poco può portare ad un ritardo nella capacità di linguaggio.

Il bambino inizia a parlare attraverso dei tentativi di imitazione dei suoni prodotti dagli altri e attraverso l’associazione di significati tramite condizionamento e rinforzo.

La teoria comportamentista si basa proprio su questi concetti.

I cani, al solo rumore della ciotola posata per terra, producevano saliva, quindi ricordavano ciò che era avvenuto in precedenza. Pavlov studiò tale comportamento e capì che il riflesso incondizionato poteva essere condizionato da un rumore  o stimolo neutro: stimolo condizionato è il suono del campanello; riflesso condizionato è la salivazione prodotta dal cane; il rinforzo è rappresentato dal cibo.

Eliminando il campanello, cioè lo stimolo neutro, il cane non reagiva più con la salivazione.

Anche nell’uomo ci sono processi di apprendimento per in condizionamento, ma ciò avviene inconsapevolmente.

Se una mamma, ogni volta che porge al suo bambino una palla, pronuncia la parola “palla”, il bambino assocerà la parola all’oggetto e sarà poi in grado di pronunciare la parola anche senza aver visto l’oggetto.

Teorici dell’apprendimento del linguaggio hanno ritenuto riduttiva la teoria del condizionamento e del rinforzo. Secondo Chomsky ci sono meccanismi che vanno oltre le teorie precedenti ed esiste una predisposizione innata all’apprendimento del bambino che gli consente di fare delle deduzioni e di comprendere delle frasi che prima non conosceva.

Secondo tale visione del cervello di un bambino, esiste un meccanismo, il L.A.D.,  che consente di elaborare i dati linguistici in entrata, di costruire delle regole e ricordarle. Tale meccanismo non è concreto me una sorta di analogia. Il L.A.D. è un meccanismo di rielaborazione dei dati in entrata.

Questo approccio si riferisce alla comunicazione verbale che avviene intorno al 2°- 3° anno di vita.

Tale fase è preceduta da una comunicazione pre-grammaticale o comunicazione non-verbale (pianto, balbettio, vocalizzi).

Anche il pianto si evolve sulla base dello sviluppo del bambino.

A 4 mesi il bambino può piangere appositamente per segnalare un disagio.

A 6-7 mesi il bambino può piangere se nella sua stanza entrano degli estranei. Il pianto viene meno come comunicazione non-verbale quando il bambino pronuncerà le prime parole.

Il balbettio avviene quando il bambino prova a riprodurre, in forma confusa, una serie di suoni che ha ascoltato. Sono solitamente suoni, vocali abbinate a qualche consonante.

Il balbettio diviene in seguito callazione, cioè ripetizione di un suono specifico che soddisfa la capacità verbale del bambino.

La tendenza ad imitare i suoni è detta ecolalia.

Con la crescita il bambino comincia a pronunciare le parole-frasi: con una parola prova ad esprimere un’intera frase.

Tra i 18-24 mesi il bambino associa i termini (mamma-pipì). A 24 mesi il bambino conosce poco più di 300 parole.

La comunicazione verbale comprende 4 abilità fondamentali: a)comprensione del linguaggio altrui; b)esatta pronuncia delle parole; c)costruzione del vocabolario; d) combinazioni delle parole in frasi.

Il bambino comprende sempre di più i discorsi che ascolta ma non è ancora in grado di esprimersi.

La pronuncia corretta dalla parola avviene essenzialmente per imitazione.

La costruzione del vocabolario avviene in modo repentino dopo il 2° anno di vita.

La combinazione delle parole in frasi permette al bambino di far corrispondere alla parola un riferimento per esprimere un intero pensiero.

Oltre al pianto, ci sono altre forme di comunicazione non verbale: la mimica, il sorriso, i movimenti del corpo, il contatto fisico.

Altri elementi di comunicazione sono: l’uso dello spazio (prossemica), i lapsus verbali, ecc.. Il linguaggio stimola il pensiero e le capacità cognitive del bambino.

Lo sviluppo del bambino migliora la sua strategia del pensiero.

Tra i 3 ed i 5 anni, il bambino ragiona attraverso il pensiero irreversibile: a guidare il bambino sono prevalentemente le percezioni (stessa quantità d’acqua versata in 2 bicchieri diversi). Quindi il bambino non riesce ancora ad astrarre le esperienze vissute.

La socializzazione prevede l’attaccamento che interviene nella prima infanzia. Il bambino tende ad attaccarsi non solo per la nutrizione, ma anche per la socializzazione. Un buon attaccamento è importante per la sicurezza del bambino che gli consentirà di muoversi meglio nell’ambiente circostante.

Harloc, conduce un esperimento con la scimmiotta.

Egli preparò 2 manichini: uno in fil di ferro che donava cibo, l’altro di pezza che non donava nulla.

La scimmietta prima andava dal manichino in fil di ferro per avere cibo, ma poi si intratteneva molto di più con il manichino di pezza, anche senza avere cibo, ma per la necessità di attaccamento. Si notò che il comportamento dei bambini era simile a quello della scimmietta.

Spits condusse uno studio sui bambini in orfanotrofio. Notò effetti, legati alla loro presenza in quel luogo, a breve termine ed a lungo termine. I primi sono superabili se il bambino viene riavvicinato alla figura di attaccamento; gli effetti a lungo termine comportano dei problemi differenti. Ciò è stato evidenziato attraverso studi longitudinali.

Il punto di riferimento più importante è la madre, ma esistono anche delle figure secondarie di attaccamento, tra cui l’oggetto transizionale (la copertina, l’animaletto, il giocattolo) che facilita il processo di indipendenza del bambino.

INFANZIA: da 0 a 6 anni

       Entrata:        dati linguistici

                                           ↓

                           LAD elaborazione

                                          ↓

       Uscita:    competenza grammaticale (comprensione delle regole grammaticali)

Nella fase che precede il linguaggio il bambino compie dei movimenti con le mani che possono essere assimilati al balbettio.

  • 3-11 mesi: balbettio (“ma”, “na”, “da”, “go”)
  • Primi 6 mesi: imitazione generalizzata
  • 11 mesi: può pronunciare “ma ma”, “ta ta” ed altre preposizioni
  • 24 mesi: conosce poco più di 200 parole. Dopo questo periodo vi è un aumento sensibile del vocabolario a 1 anno vi è lo sviluppo della parola-frase cioè la capacità di esprimere una frase intera usando una sola parola.

Ci sono 5 fasi dello sviluppo linguistico (Brown)

  • esi: frasi di 1-2 parole
  • anni e mezzo: sovrageneralizzazione delle regole

3)3 anni e mezzo: domande con giusta intonazione ed affermazioni negative precedute da avverbio “non”

4)comprende la differenza di frasi attive e passive

5)capacità di formare nuove frasi e mettere insieme due frasi con l’uso della congiunzione

Brown ha adottato tale studio osservando le conversazioni madre-figlio per circa dieci anni.

Lo stadio del “no” e del “non” è un momento molto importante in cui il bambino comincia ad affermare la propria personalità.

Lev Vigotsky: linguaggio normativo→ linguaggio interiore

Il linguaggio non serve solo per comunicare ma anche per compiere delle scelte.

Il linguaggio normativo aiuta ad esempio il bambino a disegnare ed a ragionare. Molto importante è anche il contesto in cui il bambino comincia a parlare.

Il secondo stadio (2 – 7 anni) vede: l’emergenza delle rappresentazioni mentali (pensare per simboli o segni); l’egocentrismo; il pensiero irreversibile (rigidità); ragionamento semilogico; cognizione sociale limitata;

Ci sono dei vantaggi rispetto al periodo precedente: il bambino può fare riferimento a vari spazi di tempo cioè il presente, il passato, il futuro.

Egocentrismo significa incapacità di distinguere se stessi dal mondo circostante. Significa non percepire che i punti di vista possono essere diversi.

Vi è in questa fase il primato della percezione: il bambino a 3-5 anni si lascia guidare dall’aspetto percettivamente più rilevante (Piaget). Quindi il pensiero del bambino è unidirezionale (irreversibile, pre-logico). Il bambino non ha la capacità di conservare il pensiero precedente. La cognizione sociale in questa fase è limitata e legata alle variabili esterne. Il bambino ad esempio non è in grado di valutare moralmente un suo errore ma fa riferimento solamente alle conseguenze provocate sull’ambiente esterno,

non guarda cioè alle intenzioni.

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