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IL CATTOLICESIMO DI J. MARITAIN COME RISORSA DELLA CULTURA CONTEMPORANEA

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Redazione-In una delle sue opere principali, I diritti dell’uomo e la legge naturale, il filosofo Jacques Maritain scrive: «La persona umana ha dei diritti per il fatto stesso che è persona: un tutto signore di se stesso e dei suoi atti; e che per conseguenza non è soltanto un mezzo, ma un fine, un fine che deve essere trattato come tale. La dignità della persona umana: questa espressione non vuol dire nulla se non significa che, per legge naturale, la persona umana ha il diritto di essere rispettata, è soggetta di diritto e possiede dei diritti».

Recuperare il senso ed il significato della persona umana è uno dei temi principali della riflessione filosofica del filosofo francese che opera all’interno di un percorso autonomo di indagine critica del Novecento, all’interno di una prospettiva antropologica cristiana. Esempio di conversione giovanile alla fede cristiana, propone la riscoperta di una nuova figura di uomo, tesa alla centralità della dignità umana come cardine della dimensione individuale e sociale. Oltre al naturalismo, al materialismo, al primato del profitto capitalistico che sfocia nell’individualismo egoistico, secondo Maritain è possibile guardare oltre i bisogni effimeri e materiali per costruire una società nuova in cui, attraverso i valori condividi dell’essere umano come persona, si edifichi un mondo sano volto al benessere ed al progresso collettivo da raggiungere attraverso la pace e la solidarietà condivisa.

Maritain rifiuta ogni forma di totalitarismo, di ideologie malsane e di neo-aristocrazie. Il suo modello politico è la democrazia fondata sul dialogo, sull’autodeterminazione dei popoli e sul bene comune. Tutto ciò da realizzare anche attraverso un rinnovamento culturale che passi attraverso un fondamento giusnaturalistico che delinei un nuovo percorso educativo-pedagogico antropocentrico.

La vita di Jacques Maritain, uno dei maggiori esponenti della Neoscolastica, nato a Parigi  il 18 novembre del 1882  e morto a Tolosa il 28 aprile 1973, può essere suddivisa in quattro periodi di interesse teoretico. Il primo periodo è quello giovanile e della formazione che va dal 1900 al 1906, caratterizzato da alcuni incontri fondamentali per la sua vita come con Raissa Oumancoff (1883 – 1960), che diventerà sua moglie, con Péguy, Bergson, Bloy, il quale influì molto sulla conversione dei Maritain al Cattolicesimo avvenuta nel 1905. Nel secondo periodo, che va dal 1905 al 1930, Maritain visse in Francia (salvo il biennio degli studi di biologia a Heidelberg) e contribuì alla rinascita del tomismo creando nel 1922 i cosiddetti «Circoli tomistici», oltre a pubblicare nello stesso anno il volume intitolato: Antimoderno. Dal 1930 al 1960 si colloca un nuovo periodo nel quale pubblicherà la sua opera, divenuta più famosa, Umanesimo Integrale del 1936. Sono questi gli anni nei quali, i Maritain, a causa del nazismo, si trasferiscono negli Stati Uniti d’America dal 1940 al 1944, dove Jacques tiene conferenze in numerose città e insegna in prestigiose università come la Princeton, giungendo nel 1942 alla pubblicazione dell’opera: I Diritti dell’uomo e la Legge Naturale. Sempre in questa terza fase della sua vita, Maritain sarà ambasciatore di Francia presso la Sante Sede dal 1944 al 1948 anno in cui i coniugi Maritain risiederanno nuovamente negli U.S.A.. L’ultimo periodo va dal 1960 al 1973, quando Maritain visse presso la comunità di Tolosa dei “Piccoli Fratelli di Gesù”, in seguito anche alla scomparsa avvenuta nel 1960 di sua moglie Raissa. In questa ultima fase della sua vita, sarà interpellato da Papa Paolo VI su alcune questioni dibattute durante il Concilio ecumenico Vaticano II, tanto che nel 1965, Papa Montini, gli consegna il messaggio dei Padri conciliari rivolto agli intellettuali.

Il pensiero politico-filosofico del nostro filosofo sia denso di insegnamenti soprattutto per ciò che concerne l’attualità del suo discorso, in un’epoca la nostra, in cui il valore del dialogo fra culture e la necessità di una politica mondiale di pace rappresenta un obiettivo lontano ma ambito da ogni uomo. Proprio per la figura di filosofo impegnato nella società e in simbiosi con gli eventi che lo accompagnano nella vita, Maritain è l’esempio di come la filosofia, dall’alto della sua elevata posizione che riveste tra le discipline del sapere umano, possa essere di aiuto all’uomo nella propria vita personale e politica; così come ci insegna Maritain attraverso la dimensione spirituale (metafisico-religiosa) e l’ambito pratico, con la sua filosofia politica e morale.

Lo Stesso Maritain ha vissuto sulla propria vita gli orrori nazisti, perché costretto ad emigrare in America in quanto di origine ebraica, e fu proprio in questo periodo che il filosofo produsse le sue opere più importanti e fondamentali di filosofia politica e del diritto: I Diritti dell’ Uomo e la Legge Naturale del 1942; Per una politica più umana del 1944; Cristianesimo e Democrazia del 1945; e soprattutto: L’Uomo e lo Stato edita nel 1951, che rappresenta la sintesi conclusiva della sua filosofia politica.

Emerge fortemente la concezione personalistica del filosofo francese e la prospettiva di una nuova società che l’uomo deve perseguire. Una società fondata sulla pace e radicata nei valori cristiani che per Maritain sono universali. Troveremo, a tal proposito espressioni come la «fede democratica secolare» o «città fraterna», che danno l’idea della importanza, nel discorso maritainiano, della necessità concreta di adoperarsi per costruire un impianto sociale più umano, basandosi su dei valori globalmente riconosciuti, per giungere ad una comunità fraterna.

Grande è il rapporto tra filosofia e religione in Maritain. Egli è stato, dopo la sua conversione, un grande credente cattolico, elogiato anche dalle più alte gerarchie della Chiesa Cattolica. Lungi dal cadere però nell’equivoco che Maritain sia stato un uomo di chiesa chiuso nel difendere le verità dogmatiche quasi fosse un accanito teologo cattolico. E’ stato un uomo che ha messo la sua fede al servizio dell’umanità per la ricerca della verità e per la costruzione di un mondo migliore di pace e tolleranza.

Il nuovo umanesimo cristiano, l’umanesimo integrale, non sarà un ritorno al Medioevo, ma terrà conto di tutte le acquisizioni emerse dalla stessa dialettica dell’umanesimo antropocentrico, attraverso l’accettazione obiettiva dei valori positivi dell’età moderna e con l’appassionata convinzione che la coscienza cristiana può assumerli senza smentire se stessa.

Lungi dal voler credere ad un’impostazione confessionale del filosofo francese, il suo essere cattolico non rappresenta un deficit rispetto alla radicale laicità tanto ostentata e difesa dalla cultura contemporanea. Il cattolicesimo di Maritain è una risorsa, perché porta con sé un insieme di valori etico – morali, di contenuti, che cercano di spiegare e sostenere la realtà e di conseguenza dare una risposta alle inquietudini esistenziali dell’uomo. In un mondo (come quello attuale) in cui il relativismo sembra divenire paradossalmente l’unica verità accettabile, e l’idea di poter legittimare una moralità soggettiva, per cui l’uomo deve rendere conio solo a sé stesso, prende sempre più piede, Maritain agisce con il suo pensiero di filosofo cristiano. Egli non è un filosofo solo per i cristiani, ma è un filosofo che vuole far luce sui limiti e sugli errori prodotti dall’uomo nel corso della storia, (vedi la seconda guerra mondiale, la persecuzione degli ebrei, la tensione per la possibilità di conflitto con armi nucleari), per poi indicare un a nuova prospettiva sul piano esistenziale e politico che sia in grado di offrire una speranza concreta per la costruzione di un nuovo umanesimo, una rinnovata concezione della democrazia, infine una nuova società che sia «pluralistica», «personalistica», «comunitaria» e «cristiana», in cui la dignità sacra della persona sia sancita e difesa dal riconoscimento dell’uomo fondati sul diritto naturale.

Cosi Papa Giovanni Paolo II si rivolgeva, con una lettera datata 15 agosto 1982, a Giuseppe Lazzati, Rettore dell’Università Cattolica, in apertura del convegno internazionale sul pensiero di J. Maritain nella ricorrenza del primo centenario della nascita: «Maritain era “l’uomo del dialogo. Senza compromessi quando la verità era in causa, non fu mai partigiano nella difesa delle proprie idee, specie se esse erano opinabili. In questo senso, egli ha lasciato una sfida che merita di essere accolta da chiunque intende essere leale servitore di una verità che non è sua, perché lo trascende. Verità da scoprire in una ricerca che è, al tempo stesso, impegno di indagine seria dal punto di vista scientifico, e apertura al superiore apporto della rivelazione, davanti alla quale ci si deve porre in atteggiamento di fede e di amore. In ciò Maritain è stato veramente un maestro. Anche per questo il suo pensiero s’accorda esemplarmene col grande progetto del magistero della Chiesa per l ‘era contemporanea: Tutto rivivificare e rinnovare in Cristo, avvicinando la fede alla cultura e la

cultura alla fede».                                                                                                    

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