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BION E LA TEORIA DEL PENSIERO: LA MENTALITA’ DEL GRUPPO-DI LAURA LORENZO

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Redazione-E’ da Freud che ha inizio la riflessione sul lavoro psicoterapeutico in un setting gruppale.

Senza dubbio il primo autore che fa riferimento agli studi sul e di gruppo è Kurt Lewin arrivando alla conclusione che il gruppo è qualcosa di più della somma dei singoli individui che lo compongono, il gruppo assume così la concezione di totalità dinamica, basata sull’interdipendenza dei suoi membri, sia sul piano spazio-temporale sia sul piano delle relazioni orizzontali ( relazioni interpersonali) e verticali ( intrapsichiche).

Bion unisce al programma lewiniano classico le ipotesi teoriche avanzate da Melanie Klein. Secondo questa autrice l’Io del bambino è strettamente relazionale (teoria delle relazioni oggettuali), le pulsioni di vita e di morte presenti fin dalla nascita sono in conflitto e orientate verso gli oggetti da cui la mente assume due note posizioni che caratterizzano stati di angoscia psicotici e depressivi transitori e obbligatori per la maturazione del bambino: la posizione schizoparanoide e la posizione depressiva. Partendo da questi assunti principali Bion finisce col produrre un nuovo modello di intervento gruppo-analitico.

Bion comincia i suoi studi sul gruppo, durante la Seconda Mondiale, nell’ ospedale psichiatrico di Northfield, dove riabilitava i soldati con traumi di guerra per restituirli al fronte. Bion interpreta i risultati di indagine del gruppo con il metodo psicoanalitico, indaga e sperimenta fino a teorizzare i principi guida che stanno alla base dell’ atmosfera gruppale formulando nel 1962 la Teoria del Funzionamento della mente che pensa i pensieri in quell’ area indifferenziata e più collettiva nella quale psichico e fisico si confondono.

I concetti principali introdotti da Bion che delineano il gruppo come oggetto e soggetto psicoanalitico sono: quello di mentalità, la teoria degli assunti di base e l’idea di trasformazione (in K, cioè nella conoscenza dei fatti; e in O, cioè nell’ evoluzione del primitivo).

Cos’ è la mentalità di gruppo?

Per capirlo bisogna distinguere fra due stati presenti nel gruppo: di lavoro razionale e di assunto di base. Lavorando con i gruppi Bion ha potuto osservare e descrivere direttamente le dinamiche e gli sviluppi al suo interno: ogni gruppo si riunisce per il raggiungimento di uno scopo, gruppo di lavoro. Il gruppo di lavoro definisce l’orientamento mentale e il funzionamento del gruppo finalizzato ad uno scopo secondo il principio di realtà freudiano, segue ovvero la razionalità e la consapevolezza, caratteristiche intrinseche dell’ Io; ma se c’è una spinta che porta il gruppo a lavorare per uno scopo, Bion osserva anche che sussistono resistenze, difese arcaiche nel gruppo, che possono ostacolarne il funzionamento, è il gruppo in assunto di base regolato dall’ emotività, che non è orientato allo sviluppo ma, sotto l’influenza di un assunto di base o meccanismo di difesa che si fonda su angosce e ansie primitive e che segue il principio del piacere freudiano di soddisfacimento di desideri e impulsi inconscinon lavora in senso maturativo e costruttivo. La mentalità di gruppo è l’ insieme di queste istanze più primitive espresse dal gruppo anche senza che i membri abbiano coscienza di questo. L’ individuo è opposto alla mentalità di gruppo, ma contemporaneamente contribuisce a formarla. Gli assunti di base sono vere e proprie difese adottate dal gruppo nei confronti dello sviluppo-trattamento, essendo tali sono al di fuori della consapevolezza dei membri, ostacolano l’attività attraverso forti tendenze emotive che si possono strutturare in: assunto di base di dipendenza, di attacco fuga e di accoppiamento.

I fenomeni “protomentali”, come li chiama Bion, degli assunti di base sono qualcosa “in cui il fisico e lo psicologico o mentale si trovano in uno stato indifferenziato nel gruppo e agiscono su di esso, gli assunti di base sono una formazione secondaria ad una scena primaria estremamente primitiva, che si svolge a livello di oggetti parziali ed è associata ad ansie psicotiche.

Il gruppo si comporta come un tutto e segue comportamenti simili a quelli di natura psicotica: l’utilizzo di difese arcaiche comporta la presenza di nuclei psicotici, che devono essere riconosciuti e frenati, in modo da consentire il progredire e la maturazione del gruppo e non il rimanere fermi in un limbo non costruttivo. Il conduttore è il responsabile di questo smascheramento ed è colui che ri-orienta il gruppo al lavoro.

Lo spostamento dell’ attenzione dal complesso edipico alla scena primaria primitiva e all’ idea di trasformazione conoscitiva dell’ elemento somato- psichico e protomentale fornisce una solida base e un apparato teorico relativo al funzionamento della vita mentale del gruppo e

dell’ individuo nel gruppo.

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