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AZIONE UMANA E STRUTTURA SOCIALE NEI PROCESSI DI CAMBIAMENTO-DOTT.SSA SILVANA DI FILIPPO

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Redazione-Sia la continuità che il cambiamento nella vita sociale vanno compresi in termini di un insieme di conseguenze attese e inattese delle azioni degli individui. La sociologia ha il compito di analizzare l’equilibrio che si realizza tra riproduzione sociale e trasformazione. La riproduzione sociale si riferisce a come le società “vanno avanti” nel tempo, la trasformazione ai cambiamenti cui esse sono sottoposte. Una società non è un meccanismo come un orologio o un motore, che “va avanti” grazie alla quantità di energia incorporata. La riproduzione sociale si realizza attraverso la continuità nelle cose che gli individui fanno giorno dopo giorno, anno dopo anno, attraverso le abitudini sociali della gente. I cambiamenti, in parte, sono provocati in modo intenzionale dalla gente e, in parte, sono frutto di conseguenze che nessuno prevede. [1]Infatti, molte delle cose che facciamo nella vita quotidiana sono dovute ad una comprensione delle convenzioni sociali che accompagnano le nostre azioni. Tuttavia, tale autoconoscenza ha precisi limiti nel mostrare quali essi siano costituisce uno dei principali compiti della sociologia.

Le persone formulano molti giudizi di senso comune su di esse e sugli altri, giudizi che si rivelano errati, parziali, o infondati.  La ricerca sociologica, da un lato, aiuta a identificare i limiti dei nostri giudizi sociali, dall’altro,”retroagisce” sulla conoscenza che abbiamo di noi stessi e dell’ambiente sociale. Un altro contributo essenziale della sociologia consiste nel dimostrare la nostra scarsa conoscenza sulle conseguenze delle nostre azioni, per quanto ognuno possa comprendere quello che fa e le ragioni del perché lo fa. Gli effetti non voluti, e non previsti, delle azioni riguardano tutti gli aspetti e i contesti della vita sociale. L’analisi non voluti, e non previsti, delle azioni riguardano tutti gli aspetti e i contesti della vita sociale. L’analisi sociologica esplora i nessi delicati e sottili tra i caratteri intenzionali e quelli non-intenzionali del mondo sociale.[2]

Gli ambienti sociali in cui viviamo non consistono negli insiemi casuali di eventi o azioni. Le modalità di comportamento degli individui e le loro relazioni sono caratterizzate da regolarità o modelli.

Il concetto di struttura sociale si riferisce a queste regolarità. In una certa misura, può essere utile raffigurare le caratteristiche strutturali delle società paragonandole alla struttura di un edificio. Un edificio presenta delle pareti, un pavimento e un tetto che nel loro insieme gli danno una particolare “configurazione” o forma. Questa metafora è però fuorviante se applicata fino in fondo. Le strutture sociali sono costruite da azioni e relazioni umane: è la ripetizione di queste ultime, nel tempo e nello spazio, a conferire alle prime una certa configurazione. Nell’analisi sociologica le idee di riproduzione sociale e di struttura sociale risultano pertanto strettamente collegate l’una all’altra. Dovremmo renderci conto che le società umane sono come edifici che vengono continuamente ricostruiti ad opera degli stessi mattoni di cui sono fatti. Le azioni di noi tutti sono influenzate dalle caratteristiche strutturali delle società in cui siamo cresciuti e in cui viviamo; allo stesso tempo, con le nostre azioni ricreiamo (e in una certa misura modifichiamo) queste caratteristiche strutturali.[3]Un’azione presuppone una persona, questo è stato l’approccio comune nei diversi ambiti disciplinari che hanno come oggetto l’agire umano, ed è specialmente vero nell’etica, che tratta l’azione che presuppone una persona, cioè presuppone l’uomo come persona. Nel nostro studio, d’altro canto, il nostro scopo è quello di capovolgere questa relazione…Per noi l’azione rivela la persona e noi  guardiamo la persona attraverso l’azione.”[4]Le azioni degli altri individui hanno sempre un peso rispetto al problema di ridurre tensioni presso il singolo. Per ogni individuo in  un gruppo è importante stabilizzare l’attività potenziale degli altri verso di lui, se possibile in senso a lui favorevole ma ad ogni modo così che egli la possa predire.Tutti, persino quelli che possono desiderare di sfruttare gli altri, hanno interesse a che si pervenga alla stabilità. Qui dobbiamo presupporre che ciò che definiamo “struttura sociale” dei gruppi consiste anzitutto in un sistema di soluzioni dei problemi funzionali dell’interazione, che vengono istituzionalizzati per ridurre la tensione prodotta dall’incertezza e dall’impossibilità di predire azioni altrui.”[5]

La struttura si fa sociale quando si determinano quei caratteri organizzativi tali da consentire che il sistema dei sottoinsiemi dell’insieme stesso possa attraverso un altro insieme, che si ottenga da questo o da altri in collegamento con esso, costituire l’individualità da una o più composizioni per una corrispondenza delle singole unità che compongono tutto un sistema di rapporti intercorrenti nel processo di relazione reciproca.

L’azione è umana, poiché riesce ad uscire dal sé per rivedersi e ridefinire la posizione dell’altro in una continua visibilità

del suo sentire.

[1] Cfr. p. 23 Anthony Giddes, Sociologia, Il Mulino,1989

[2] Cit.  p. 23-24-, Anthony Giddens, Sociologia,Ed. Il Mulino,1989

[3] Cit. p. 24-, Anthony Giddens, Sociologia,Ed. Il Mulino,1989

[4] Cfr. pag. 156  di Rocco Bottiglione a cura di Pier Luigi Pollini, Il pensiero dell’uomo che divenne Giovanni Paolo II, Ed. Mondatori, 1998.

[5] Cfr. Robert F. Bales, Interaction Process Analysis, Cambridge, Mass., Addison-Wesley Press, 1950,pp.15-16 in cit. P.    117 Michael S. Olmsted, I gruppi sociali elementari(Tit. Orig.”The Small Group –Rando House,Ins.,Neww York,N.Y.,1959),Ed. Il Mulino, 1963

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